Il Tirreno

Lucca

in tribunale 

Favori in cambio di denaro l’impiegata patteggia tre anni

Secondo gli inquirenti aveva chiesto soldi per far sparire pratiche inesistenti Rinvio a giudizio anche per un agente di polizia in servizio alla prefettura 

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LUCCA. Ha patteggiato 3 anni Graziella Sironi, 53 anni, impiegata della prefettura di Lucca che ieri, assistita dall’avvocato Alberta Cagnacci, è comparsa davanti al giudice per le udienze preliminari Antonia Aracri e al Pm Elena Leone. Fissato anche un risarcimento di 12mila euro per le parti civili.

La donna era accusata del reato di “induzione indebita a dare o promettere utilità”: in sintesi secondo l’accusa, approfittando del suo impiego all’interno della prefettura, e facendo credere a chi si trovava di fronte, di avere maggiore libertà d’azione e importanza di quella effettivamente ricoperta, la donna si sarebbe mostrata disposta a intervenire su alcune pratiche in cambio di denaro. Pratiche non necessariamente reali, come quella che, nell’ottobre del 2016, portò all’arresto della donna (che era già nel mirino degli investigatori).

In quell’occasione, infatti, l’impiegata della prefettura avrebbe contattato una donna, dicendole che esisteva una pratica che la riguardava, un procedimento amministrativo legato al possesso all’uso di stupefacenti. Una pratica che, in realtà, non esisteva con l’impiegata si sarebbe offerta di farla sparire, in cambio di denaro. Luogo dello scambio di denaro un bar in zona Porta San Pietro, vicino la prefettura, e fu qui che l’impiegata venne bloccata dai carabinieri con il denaro consegnatole dalla donna (280 euro).

Da parte sua l’impiegata respinse ogni accusa, dicendo che quella somma era la restituzione di un prestito, e che precedentemente le era stato chiesto un incontro solo per avere informazioni su una patente sospesa. La donna, attualmente sospesa dal servizio, venne arrestata e rimessa in libertà dopo quindici giorni trascorsi ai domiciliari.

Assente all’udienza del Gup invece Amedeo Cutuli, agente di polizia sempre in servizio alla prefettura, al centro di un indagine partita dopo che lo stesso aveva ordinato, in una nota pasticceria del centro, un rinfresco per conto dell’ente, ma facendo recapitare il tutto a casa propria.

Anche in questo caso i fatti risalgono alla fine del 2016. Le indagini dei carabinieri avevano portato a individuare un altro episodio con protagonista il poliziotto (poi sospeso dal servizio), con lo stesso che sarebbe uscito da un supermercato senza pagare e, alle rimostranze del responsabile del negozio, avrebbe provato a giustificarsi mostrando la tessera di polizia.

Non viene escluso un collegamento tra i due episodi e durante l’udienza si sono cercate di distinguere le posizioni dei due indagati con, secondo una lettura, l’ipotesi che l’impiegata si fosse fatta influenzare nel suo comportamento proprio dall’agente. Secondo l’impianto accusatorio ci sarebbero molti più episodi degni di rilievo a carico di quest’ultimo, con presunte mazzette in cambio di un occhio di riguardo verso alcune pratiche.

Accuse che hanno portato invece al rinvio a giudizio del poliziotto che, il prossimo 4 dicembre, dovrà comparire davanti al collegiale. —

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