Il Tirreno

Lucca

il racconto 

L’incubo di un’accusa infame finito dopo anni di indagini

Luigi Spinosi
L’incubo di un’accusa infame finito dopo anni di indagini

La testimonianza di Marco Tomei, insegnante di musica in una scuola media  assolto dopo che alcune alunne avevano parlato di “sguardi particolari”

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LUCCA. È come svegliarsi da un brutto sogno. Alla fine non era vero nulla, eppure qualcosa ti rimane. E quello vissuto da Marco Tomei è stato qualcosa di molto peggio, e proprio per liberarsi dagli spettri che rischiava di portarsi dietro ha deciso di raccontare la sua storia che, nonostante non una, ma ben due decisioni del tribunale, lo ha visto protagonista di illazioni, voci sommesse, accuse. Pesantissime. Accanto a lui altri insegnanti, genitori, e pure allieve, che a quelle accuse non hanno mai dato credito.
Insegnante di musica, nel 1998, mentre era in una scuola media della piana, venne accusato da un’allieva di “averla sfiorata”. L’illazione, e il disegno di un alunno con insinuazioni nei suoi confronti (e che, spiega, fu lo stesso insegnante, a portare alla preside) diedero il là a un’indagine per “atti di libidine”. Seguì la sospensione dall’insegnamento, e dallo stipendio, sostituito con un “assegno alimentare”. Subito fu fatto l’incidente probatorio, ma alla fine quello che emerse fu... il nulla. Solo un classico caso di rancore verso l’insegnante, trasformato in vendetta. Questa la tesi sposata dallo stesso Pm che per Tomei chiese e ottenne l’archiviazione.


L’incubo sembrava finito, l’insegnante (anche se dopo più di 10 anni e senza il calcolo dell’inflazione) ottenne pure il rimborso delle spese legali. Nel frattempo si era trasferito in una scuola di Lucca. Però le voci («Dicevano che ero stato condannato, o che ero stato in prigione»), continuavano.
E, siamo a inizio 2015, ecco un nuovo incubo. Prima delle vacanze di Natale alcune ragazze si erano lamentate con un’altra professoressa degli “sguardi particolari” dell’insegnante di musica, e una, addirittura, lo accusava di una frase a sfondo sessuale rivoltale durante le prove del concerto di Natale. «Poco importa che, come raccontato anche da alcuni alunni, quelle lamentele fossero state solo un modo per saltare l’ora di matematica – riprende Tomei – dopo quella presunta avance (fra l’altro in nella stanza dove sarebbe avvenuta c’erano altri insegnanti e allievi, nonché mia moglie e mia figlia) l’alunna ha partecipato al concerto come se nulla fosse, e quegli stessi ragazzi mi hanno chiesto pure di accompagnarli in gita. A me? L’uomo che li metteva a disagio».


E poi il risvolto legale, l’accusa, pesantissima, di violenza sessuale, con 11 giorni di sospensione: «Negli interrogatori le accuse si sono smontate, mentre la ragazza che mi attribuiva la frase pesante le ha ribadite, salvo poi scrivere sulla chat degli studenti di aver mentito anche all’ispettrice. Ma lo stesso la Pm ha chiesto il mio rinvio a giudizio. Solo che la giudice quelle carte le aveva lette bene, e lo scorso febbraio, dopo quasi tre anni di incubo, mi ha assolto l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”».
Ora, oltre a muoversi per avere il risarcimento economico, e cambiata anche la scuola, la speranza è pure quella di una nuova vita senza spettri né calunnie che, da venticelli, si trasformano in tempeste.

 

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