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Soffrono di un’incuria antica per questo gli alberi sono malati
Intervista all’agronomo Demi, autore di un monitoraggio sulla via per Camaiore «Piante in stress vegetativo, con le radici tagliate durante lavori stradali»
LUCCA
Un verde “vecchio”, che sconta una gestione quasi assente e lavori stradali irrispettosi. «Platani strapazzati come quelli monitorati a Lucca difficilmente se ne incontrano», dice Massimiliano Demi, l’agronomo lucchese incaricato a fine 2017 dalla Provincia di monitorare la stabilità degli alberi a margine delle strade. E dire che basterebbero semplici pratiche per gettare le basi di una gestione corretta delle alberature. Un lavoro che in tanta parte del Nord Italia, dove lui si è formato, hanno iniziato venti a trent’anni fa, fino a ritrovarsi oggi con un patrimonio arboreo rinnovato.
«Bisogna partire con il censimento delle piante, che nelle nostre zone non c’è - spiega l’esperto quarantatreenne, titolare dello studio Vegetalia -. È una cosa talmente banale che nessuno la prende in considerazione. Sulla base del censimento poi si può capire dove è opportuno intervenire, dove investire».
È l’inizio di una interessante conversazione fra Il Tirreno e Demi, autore di un monitoraggio di 185 alberi sulla via per Camaiore, quelli con la salute più precaria del patrimonio esistente lungo l’arteria stradale. «Piante che scontano una logistica sfavorevole, poste come sono al limite dell’asfalto - spiega Demi -. Tutto lo spazio è stato sfruttato per la viabilità e hanno patito sia i processi di impermeabilizzazione della strada che l’asfalto, le cui componenti penetrano nel terreno e rovinano gli apparati radicali degli alberi».
Al termine di questo monitoraggio, condotto fra Monte San Quirico e Nocchi, «nella mia relazione ho dovuto prevedere l’abbattimento di 86 alberi sui 185 monitorati sia con esame visivo che strumentale», spiega l’agronomo forestale. Per un altro gruppo di piante che si trovano lungo il muro costruito per arginare le piene della Freddana, «ho riscontrato che erano difettate ma non al punto di dover essere abbattute - continua Demi -. Quando mi sono avvicinato a questi alberi sono rimasto colpito: stavano male, la forza vitale era molto ridotta. Il motivo è da ricondurre a dieci anni fa, quando fu costruito il muro. Per realizzarlo, furono tagliate le radici di questi alberi dalla parte in cui pescavano l’acqua. Da qui lo stress vegetativo, evidente dalle punte secche per almeno tre metri. Per quelle sedici piante ho dovuto prevedere una potatura radicale». La capitozzatura, in sostanza. Anche se, ammette Demi, «è una procedura che non mi piace perché stravolge la pianta. Tagliarla così implica di colpire la zona in cui la pianta ha il suo potenziale ormonale: al suo interno si crea una confusione devastante. La capitozzatura è da prendere in considerazione solo come alternativa all’abbattimento: in questo caso è stato un compromesso. Rimango comunque a disposizione di quanti fossero interessati ad avere ulteriori dettagli su questo intervento». —
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