Oltre 23 anni per la banda dei nomadi accusata di aver svaligiato numerose case
Le donne della gang andavano in avanscoperta vendendo fiori porta a porta, gli uomini facevano irruzione nelle abitazioni
LUCCA
Un’organizzazione dedita ai furti in abitazione o su auto in sosta che venivano commessi non solo nella periferia cittadina (Sant’Alessio, Sant’Anna e Santa Maria a Colle), ma anche a Vecchiano (al cimitero) e Camaiore. Una decina i colpi avvenuti tra settembre e dicembre del 2017 che avevano fruttato alla gang oro, denaro ed elettrodomestici. A pianificare e mettere a segno le azioni criminosi una gang composta per quattro quinti da nomadi sinti - attualmente detenuti o ai domiciliari - composta da cinque persone che, nella giornata di ieri, sono state condannate complessivamente alla pena di 23 anni e 5 mesi e ad una sanzione pecuniaria che supera i 4mila euro.
I protagonisti della vicenda hanno usufruito del rito abbreviato che presuppone lo sconto di un terzo della pena. Ma nonostante la riduzione - anche e soprattutto in considerazione dei numerosi precedenti penali specifici e reiterati - le pene inflitte dal giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri lasciano il segno. Sicuramente impediranno agli autori, almeno per un po’ di tempo, di continuare a delinquere.
Sei anni di reclusione e 2400 euro di multa sono stati comminati a quello che, stando agli atti, è ritenuto il soggetto più pericoloso e avvezzo nella commissione dei reati contro il patrimonio: Monali Glaudi, 41 anni, una serie di precedenti di polizia e condanne passate in giudicato. Stessa pena per Rejhan Asanova, 38 anni, originaria della Macedonia, sottoposta al regime degli arresti domiciliari perché madre di un bimbo di poco più di 2 anni e per Mauro Rossetti Busa, 60 anni, l’anarchico bombarolo arrestato ad inizio febbraio per l’incendio al distributore di benzina Eni in viale Puccini e il lancio di una molotov in via Michele Rosi.
Pene inferiori, ma non per questo meno significative, per Monica Satori, 55 anni e Ismaele Lebbiati, 20 anni, attualmente ai domiciliari. La prima è stata condannata in abbreviato a 3 anni e 2 mesi di reclusione e 840 euro di multa. Il secondo a 27 mesi di reclusione e mille euro di multa. Il sesto uomo - Alfredo Bigongiari, 47 anni, di Maggiano - è stato rinviato a giudizio con l’accusa di ricettazione degli oggetti rubati nelle case dai nomadi.
Un’organizzazione all’avanguardia quella della gang dei sinti. Con ruoli assegnati e precise strategie. Le donne del gruppo - Asanova e Satori - erano deputate alla logistica. Con la scusa di vendere fiori porta a porta controllavano le case da svaligiare e i luoghi segnando gli orari in cui le abitazioni erano vuote e il numero delle persone che ci vivevano. Appunti che poi passavano agli uomini a cui toccava il compito operativo. Erano loro che, materialmente, sfondavano porte e finestre e svaligiavano le case alle ricerca di oro, soldi e suppellettili. Un meccanismo collaudato e redditizio che venne smantellato dalla squadra Mobile della polizia. —
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