Il Tirreno

Lucca

Industriali all’attacco «Politici, quanti errori»

di Fabio Calamati
Industriali all’attacco «Politici, quanti errori»

Grossi attacca la Regione, Boccia difende l’euro e l’Europa

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PISTOIA. Pragmatismo e buon senso degli uomini del lavoro contro politica incapace di assumersi responsabilità e buona soprattutto a cercare scorciatoie per risolvere i problemi che in realtà non risolvono nulla. È stato un po’ questa la nota centrale dell’assemblea annuale di Confindustria Toscana Nord, che quest’anno ha fatto tappa a Pistoia, dopo il debutto pratese e il passaggio a Lucca dello scorso anno.

Particolarmente significativo anche il luogo scelto per l’assemblea, il centro espositivo della Cattedrale ex Breda, una piazza al coperto ricavata dalla ristrutturazione di un capannone industriale dell’ex stabilimento Breda.

Non c’erano decisioni da prendere o assetti da definire, almeno questa volta, per cui l’attenzione di tutti i presenti nella Cattedrale – industriali delle tre province, autorità e ospiti – è stata calamitata soprattutto dalle vicende politiche nazionali, con il Paese ancora alla ricerca di un governo a quasi tre mesi dalle elezioni. Del resto anche il tema scelto, “Ripresa e riforme: crescita del manifatturiero e strumenti per sostenerlo”, intrecciava il dato economico a quello politico.

E i principali oratori non si sono fatti certo pregare. Il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi ha aperto i lavori dell’assemblea sottolineando che l’anno trascorso dalla sua elezione (il 5 maggio 2017) ha visto la congiuntura nell’area della Toscana centrale in progressivo miglioramento. Ma se i dati economici sono (cautamente) positivi, la politica nazionale latita. «Occorre un esecutivo quanto prima – ha detto Grossi – perché abbiamo bisogno di politica per fare le riforme che servono e lasciare in piedi quello che di buono è stato fatto». Sul piano più locale, poi, Grossi ha messo nel mirino la Regione, che tarda a valutare le domande per l’attribuzione dei fondi europei, ma soprattutto che non fa quello che dovrebbe sul delicato tema delle infrastrutture. C’è la storia infinita dell’ampliamento dell’aeroporto di Firenze, ma soprattutto c’è l’improvvisa cancellazione decisa dal governatore Enrico Rossi della previsione dell’inceneritore di Case Passerini. «Nessun commento alla decisione del Consiglio di stato in sé e per sé, ma è molto grave il fatto che si siano create le condizioni perché questa infrastruttura venisse di fatto cancellata... Strade, campi e colline invasi dai sacchi neri dei rifiuti, tessili ma non solo, dovrebbero essere un monito, ma a quanto pare non basta».

Alla fine dell’assemblea, poi, è stato il presidente nazionale Vincenzo Boccia a riprendere il tema portante della mattinata, con una serie di stoccate indirizzate chiaramente alle due forze politiche – Lega e Cinque Stelle – alle quali spetta il compito di creare un governo coerente con i risultati politici delle elezioni del 4 marzo. Ma il governo che auspica Boccia (e l’intera platea, a giudicare dagli applausi) è intanto decisamente pro-Europa e pro-euro, visto anche che l’Italia è un paese esportatore, che della stabilità monetaria ha bisogno vitale. Boccia ha anche auspicato una politica che non alza la voce, che non attacca l’avversario, che ci pensa due volte prima di dar voce a ipotesi come quella di un impeachment del presidente della Repubblica. Perché – ha spiegato Boccia – i mercati che reagiscono non sono il nemico, il nemico è il debito pubblico, il nemico è la disoccupazione. E per sconfiggere questo nemico l’unica strada è lo sviluppo, non ci sono «scorciatoie» da percorrere. Uno sviluppo che tenga al centro il lavoro e l’Europa, capisaldi della visione di lungo periodo di Confindustria.

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