Il Tirreno

Lucca

Stalking e traffico d’influenze Nei guai funzionario pubblico

di Luca Tronchetti
Stalking e traffico d’influenze Nei guai funzionario pubblico

Una quarantenne lo accusa di aver tentato una concussione sessuale  in cambio dell’aiuto per ottenere dei finanziamenti per la sua attività agricola

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LUCCA. Un funzionario pubblico ultracinquantenne residente in Lucchesia è indagato per tentata induzione indebita a carattere sessuale, il cosiddetto «traffico d’influenze», e per tentata violenza sessuale e stalking. Accuse pesantissime nei confronti di un dipendente dello Stato che, sino al momento in cui è stato indagato dalla procura della Repubblica, era apparso irreprensibile e che oggi nega ogni addebito con forza. Una storia che lo ha segnato sia sul piano fisico che su quello psicologico. La vicenda adesso è finita di fronte al gup Antonia Aracri e, terminata l’istruttoria, il procedimento in camera di consiglio proseguirà a novembre.

I FATTI

A denunciare il funzionario di un ente pubblico della Lucchesia è una donna sui quarant’anni, separata, con tre figli da tirare avanti. Per sbarcare il lunario aveva deciso di dedicarsi all’attività agricola e di allevamento. Da lì la decisione di rivolgersi all’ente preposto per presentare una domanda di finanziamento. Siamo alla fine del 2014 e allo sportello trova il funzionario che le spiega le procedure da seguire per ottenere dalla Regione e dal Ministero i fondi necessari per avviare l’attività prescelta. All’inizio tutto bene: arrivano i primi soldi e con il denaro la donna acquista animali da cortile iniziando a lavorare. Poi, nel 2015, la situazione cambia in maniera radicale. Stando all’accusa - l’indagine è stata diretta dal sostituto procuratore Giuseppe Amodeo - il solerte funzionario pubblico avrebbe iniziato ad invitare la donna più spesso in ufficio per delucidazioni sulle varie pratiche da inoltrare agli enti competenti. E in quel frangente, stando all’accusa, avrebbe iniziato ad esternare i suoi sentimenti. Visto il diniego della donna, che nel frattempo aveva iniziato una nuova relazione, l’impiegato pubblico avrebbe esercitato pressioni consistite, secondo la denunciante, nel non farle avere quei finanziamenti promessi per lo sviluppo rurale della zona montana in cui lei aveva stabilito la sua attività. Senza quel denaro proveniente dagli enti pubblici preposti la donna si sarebbe trovata in gravi difficoltà economiche costretta a vendere gli animali da cortile e soggette a visite continue da parte dell’Asl e dei vigili urbani che le riscontravano sanzioni di carattere amministrativo e sanitario. Controlli che l’allevatrice, nella sua denuncia circostanziata, ritiene frutto dell’opera del funzionario che aveva tentato l’approccio sessuale. Non solo. Per gli inquirenti la donna sarebbe stata oggetto di atti persecutori: telefonate e messaggi .

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