Il presidio
«Siamo senz’acqua e senza fognature»
Le difficoltà colpiscono anche i proprietari delle tante ville E così la frazione si spopola: solo due nati in due anni
LUCCA. «Qui ad Aquilea i problemi principali sono tre: l’acqua, il parcheggio e la strada». Ha grande capacità di sintesi e pochi peli sulla lingua Luciano Simonetti, 67 anni ma ancora tanta voglia di cambiare le cose. Racconta che quando il sindaco era stato in paese durante la campagna elettorale gli avesse detto di ammirare «il suo coraggio nell’essere tornato lì visto, che tutto quello che aveva promesso durante il primo mandato poi non si fosse di fatto concretizzato». Un sentimento di delusione piuttosto diffuso tra gli abitanti di questo borgo collinare dal quale Lucca sembra lontanissima ma dove, da anni ormai, gli stranieri hanno cominciato mettere l’occhio e il portafoglio tanto che «le case più belle sono state tutte acquistate - ci dicono - da inglesi e olandesi». «Peccato però - spiega Simonetti - che, dopo che la concessione per la ristrutturazione viene data, chi compra scopre che qui mancano anche i servizi di base come l’acqua, che spesso nelle abitazioni che si trovano più su non arriva e l’allaccio con le fogne». Sempre Simonetti racconta che, appena qualche giorno fa, l’acqua che usciva dai rubinetti della sua abitazione «era piena di ferro, ruggine e fango». E a quanto pare non è certo la prima volta. «I tecnici Geal - dice - mi hanno spiegato che, quando aumentano la pressione, l’acqua arriva di quel colore perché “stacca” dalle tubature tutti questi materiali che nel tempo si sono depositati lì. I tubi infatti - aggiunge - sono molto vecchi e questo è risultato. Io per tre giorni non ho potuto usare l’acqua però poi in bolletta non mi fanno certo uno sconto. Per non parlare del fatto che qui non abbiamo nemmeno l’allaccio alle fognature. Morale della favola - conclude - qui non funziona niente e su in paese l’acqua non arriva. La gente si è davvero stufata delle promesse».
Il malcontento nei confronti dell’operato dell’amministrazione comunale in effetti è palpabile. «Qui in questi anni sono venuti otto candidati sindaci - ci dicono - e mai nessuno ha fatto niente di quel che aveva promesso per Aquilea». Intanto i servizi continuano a scarseggiare e la popolazione a diminuire in maniera inesorabile con appena due bambini nati negli ultimi due anni. «Prima qui c’era anche la pettinatrice», dice un altro dei partecipanti a Caffè Tirreno.
Ora invece l’unica attività commerciale che resiste è il bar-alimentari di Elisabetta Nannizzi. «Siamo stati noi come comitato - spiega il presidente Stefano Enrico Battistini - ad aver messo a disposizione della popolazione il bidone della raccolta dell’olio esausto. Per metterlo il Comune ci chiedeva di pagare il suolo pubblico quindi l’abbiamo fatto installare in un terreno privato. Altrimenti le persone dove avrebbero dovuto buttarlo visto che non ci sono le fognature? Si rischiava che alla fine venisse smaltito gettandolo nei campi».
Eppure, i tubi per le fognature sarebbero già stati piazzati.
«Mancano gli allacci alle abitazioni - aggiunge Battistini - noi come comitato abbiamo fatto passare i tubi e per sostenere le spese di questo intervento abbiamo utilizzato i proventi delle sagre della zuppa. Il problema - spiega - è che il Comune voleva i tubi di cemento ceramicati ma in collina non vanno bene perché con le frane si spaccano quindi noi li abbiamo messi corrugati. Detto ciò ci chiediamo: quando ci sarà un progetto per l’allacciamento delle fogne?».
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