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Stop al femminicidio nel nome di Vanessa, Alessandra e Anastasja
Commozione all’iniziativa dell’Isi Machiavelli Maria Grazia Forli: niente rito abbreviato per questi reati
LUCCA. Certezza della pena, eliminazione della possibilità di usufruire del rito abbreviato e cancellazione della legge Gozzini sulle attenuanti generiche che portano alla riduzione delle restrizioni carcerarie. Per Maria Grazia Forli, mamma di Vanessa Simonini, la ventenne di Gallicano uccisa nel dicembre 2009 da un amico, al quale aveva rifiutato delle avances, la violenza si combatte anzitutto con leggi più severe. «Le istituzioni devono puntare su questo, dice, soprattutto in caso di omicidio volontario, perché è inaccettabile che chi come l’assassino di mia figlia, è stato condannato all’ergastolo, tra pochi anni sia un uomo libero». Lo ha sempre sostenuto in questi anni. E lo ha ribadito ieri nel complesso di San Micheletto in occasione dell’iniziativa “È finito il tempo di violare” promossa dall’Isi Machiavelli Civitali e dal liceo delle scienze umane Paladini, da un’idea delle professoresse Tiziana Bianchini e Francesca Stefani e successivamente esteso al polo Fermi-Giorgi e in collaborazione col liceo musicale Passaglia.
«Bisognerebbe però partire dall’educazione, in famiglia e a scuola, al rispetto della donna e alla condanna a qualsiasi forma di violenza, magari introducendola nel programma scolastico come materia di insegnamento» suggerisce Tatiana, la mamma di Anastasja Stankecich, la diciottenne di origine ucraina allieva del Civitali, ammazzata dal fidanzato che l’aveva raggiunta dai nonni nel Paese d’origine dove si era rifugiata per sfuggire alle sue minacce. Due madri coraggio che oggi lottano perché ciò che è loro successo non debba più ripetersi. Forti, determinate a proseguire la battaglia, si sono strette anche ai genitori di Alessandra Biagi, studentessa del Civitali vittima di femminicidio. Mentre Maria Grazia continua a lottare, Tatiana è riuscita a esaudire il desiderio della figlia, adottando un bambino.
Una mattinata densa ad alto tasso emotivo quella di ieri, iniziata alle 9.30 in una sala gremita di gente. Il momento forse più toccante è stata la rappresentazione di una performance teatrale sul tema della violenza sulle donne, curata da Satyamo Hernandez e dalla dottoressa Abba Federica Mariano. Poi è stata la volta degli interventi. Il prefetto Maria Laura Simonetti, la dirigente scolastica Donatella Buonriposi e il capo della squadra mobile Silvia Cascino, particolarmente vicina ai temi sociali che riguardano i ragazzi.
«Drammi sociali che le forze dell’ordine affrontano sempre più spesso, spiega la dirigente della questura, e la violenza sulle donne è uno dei più terribili, perché va a colpire la dignità e l’amor proprio di ragazze e donne di ogni età e ceto sociale e molto spesso con un alto grado di istruzione. Bisogna denunciare. Subito, dai primi gesti, dalle prime reazioni scomposte, aggiunge, perché dopo potrebbe essere troppo tardi. Noi ci siamo. Sempre».
Del medesimo avviso l’ispettore capo Massimo Sodini che ha collaborato, con passione e competenza, al percorso educativo nelle scuole. «Dobbiamo fare squadra per raggiungere obiettivi significativi, sottolinea, quindi è fondamentale operare al meglio per riunire il maggior numero di energie, partendo dalla famiglia, alla scuola, alle istituzioni, alle forze dell’ordine. Solo così si potrà intraprendere un viaggio di speranza e iniziare a guardare al futuro con fiducia, certi del sostegno di chi vuole solo il nostro bene». La mattinata si è conclusa con gli interventi del preside del polo Fermi-Giorgi Massimo Fontanelli e della dirigente del Machiavelli Iolanda Bocci. Per la Casa delle Donne di Viareggio è intervenuta Ersilia Raffaelli che dopo un appassionante excursus sull’attività del centro, ha proposto di mandare in tournée lo spettacolo dei ragazzi «utile, ha detto, per prendere coscienza di uno dei drammi sociali più impressionanti.
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