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Una vita per i bambini Va in pensione il dottor Domenici

Una vita per i bambini Va in pensione il dottor Domenici

A settembre lascerà l’azienda pubblica in cui entrò nel 1980 «Anni emozionanti, ora mi dedicherò alla medicina solidale»

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LUCCA
«Noi abbiamo due vite: la seconda comincia quando ci rendiamo conto di averne solo una». Raffaele Domenici, 67 anni, medico specialista in Clinica Pediatrica e Neuropsichiatria infantile, usa una citazione letteraria per raccontare il suo lungo addio alla professione medica nel pubblico. Il prossimo 1° settembre, tra poco più di tre mesi, andrà in pensione. Sarà un giorno triste per la sanità lucchese. . Il medico di tutti. Quello di Domenici è un volto amico per diverse generazioni di lucchesi, che da bambini sono divenuti adulti sotto il suo sguardo. È l’ultimo di una genia di professionisti, che prima di essere medici sono uomini e cittadini. Dopo la laurea con lode in Medicina conseguita a Pisa, nel 1980, a 29 anni, viene assunto dall’Asl 2. Lì comincia la sua carriera nell’azienda pubblica, che si svolge per intero nell’ambito territoriale di Lucca, prima al Campo di Marte e poi al San Luca. Dal 1998 dirige l’unita operativa di Pediatria dell’ospedale e al momento della nascita dell’Asl nord ovest viene nominato dal direttore generale Maria Teresa De Lauretis responsabile del dipartimento Materno infantile di tutta “l’aziendona”, ovvero 11 ospedali e quasi 7.000 parti all’anno. Il suo compito? Armonizzare l’attività dei punti nascita e delle pediatrie che si stagliano tra Massa e Livorno. Un ruolo impegnativo che Domenici svolge al meglio e da cui trae grande soddisfazione: «Potevo andare in pensione in epoca pre-Fornero – dice col tono imbarazzato di chi ha ritrosia a parlare di sé – ma scelsi di restare al lavoro e sono felice di averlo fatto: questi ultimi anni sono stati molto formativi e mi hanno permesso di fare un’attività che mi ha riempito la vita». Il 67enne medico ha passato un’intera esistenza a prendersi cura dei bambini. Un’autentica vocazione la sua, tanto che in più occasioni ha ammesso che probabilmente avrebbe fatto più fatica a curare pazienti adulti. È anche grazie a questo suo profondo attaccamento, che a partire dal 2008 (a conclusione di un percorso avviato addirittura nel 1999) il suo reparto è dichiarato dall’Unicef “Ospedale Amico dei Bambini”. Un riconoscimento ottenuto grazie alle misure volte a favorire l’allattamento al seno. Ma le novità introdotte o valorizzate da Domenici nei suoi 20 anni alla guida del reparto sono molte: la banca del latte, la possibilità del “pelle a pelle” tra madre e figlio anche in caso di parto cesareo, i bollini rosa dell’Onda e molto altro ancora.

Vecchia e nuova sanità. Impossibile non chiedere al dottor Domenici come è cambiato il mondo della sanità da quando vi entrò men che trentenne. «Si è modificato il rapporto tra medico e paziente – dice – Oggi la nostra attività è indirizzata verso una dimensione tecnologica e specialistica che ha portato indubbi vantaggi dal punto di vista diagnostico e terapeutico. Ma al contempo ha introdotto un approccio spersonalizzante, in cui si è un po’ perso il contatto umano con i pazienti, un tempo fonte di rapporti autentici e duraturi. Ancora adesso, ad esempio, mi capita di essere salutato per strada da persone che ho curato 30 anni fa. Oggi questo tipo di relazione sta venendo meno».

Il rebus nuove generazioni. Una vita in mezzo ai bambini e ai ragazzi: per questo è naturale chiedere al dottor Domenici un giudizio sui giovani di oggi e sugli atti di bullismo nelle scuole: «Stiamo assistendo alla messa in discussione di figure che un tempo erano un riferimento. Parlo dell’insegnante, del medico e del genitore stesso – dice – Questo è fonte del malessere nei giovani, che nella fase dell’adolescenza attraversano un momento delicato: perdono la loro vecchia identità di bambini per formarsene una nuova. Per aiutarli in questo percorso dobbiamo sforzarci di essere autorevoli, di costruire un rapporto e di rappresentare un riferimento».

Chiusura dedicata ai programmi futuri: «Cosa farò a settembre? Credo che darò una mano a un’associazione che porta avanti dei progetti nell’ambito della medicina solidale. Al momento opportuno ne parlerò». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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