Il Tirreno

Lucca

Era la mamma il “boss” del market della droga

di Luca Tronchetti
Era la mamma il “boss” del market della droga

Arrestata con figlio e genero per aver ceduto ingenti quantitativi di stupefacente a decine e decine di tossicodipendenti e persino a un adolescente di 14 anni

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LUCCA. Un gruppo organizzato che in meno di un anno attraverso la cessione di cocaina, hashish e marijuana era riuscito ad acquistare due appartamenti altrettanti terreni e un’auto di lusso attraverso un giro d’affari di 7-8mila euro alla settimana. E a guidare il nucleo familiare (madre, figlio e genero) finito in carcere e dedito allo spaccio c’era la «matriarca»: una donna di 40 anni che, accompagnata a scuola la figlia minore, iniziava dal suo appartamento di edilizia popolare di via Sforza a S. Anna a contattare e ricevere le decine e decine di clienti ormai dipendenti della droga. Tra loro anche un adolescente di 14 anni che, assieme a numerosi altri minorenni (tutti lucchesi e una situazione di disagio ambientale e familiare alle spalle), suonava il campanello dell’appartamento e si riforniva di stupefacente. E tra l’affezionata clientela anche un tossicodipendente dedito al furto per procurarsi la dose quotidiana.

Spesso, anziché il denaro, consegnava alla « boss dello spaccio» generi alimentari o capi di abbigliamento appena rubati da negozi del centro e della periferia cittadina. D’altronde - come sosteneva nei colloqui con gli amici o i clienti più fidati - era lei con la sua attività illecita a sostenere il peso della famiglia (una dozzina di persone) e non certo il coniuge, operaio in un’azienda cartaria della Piana, che con il suo misero stipendio non poteva certo soddisfare le esigenze dell’intero nucleo con il figlio e il genero disoccupati da sempre. Eppoi quell’attività le serviva per «la dote e il corredo» dei figli al momento delle nozze. ARRESTI E SEQUESTRI

A finire dietro le sbarre Adelina Lisi, 40 anni, albanese, la mente del gruppo, il figlio Hasan Lisi, 23 anni e il genero Daniel Valentin Ungureanu, 28 anni, origini rumene. L’accusa è di cessione di sostanza stupefacente con l’aggravante dello spaccio ai minorenni. Nel corso dell’ultimo blitz avvenuto venerdì nell’appartamento di via Sforza, la squadra Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino ha sequestrato 2 chilogrammi di marijuana, un chilo di hashish e 15 grammi di cocaina oltre, nel vano lavanderia, a materiale di confezionamento.

LA ROCCAFORTE

Quella casa popolare assegnata dall’ente pubblico per far fronte alla precaria situazione economica della famiglia si è trasformata nel giro di 9 mesi in un’autentica roccaforte inaccessibile e difficile da espugnare. Con i condomini che, terrorizzati, soggiacevano alla volontà della famiglia albanese fungendo spesso da vedette in grado di presenze poco gradite (forze dell’ordine) nel piazzale antistante le case popolari di via Sforza. Un porto franco autentico market della droga dove già alle 8 del mattino iniziavano i contatti con gli assuntori di stupefacente che suonavano al campanello e aspettavano sul pianerottolo la «matriarca» e i suoi scagnozzi che, ricevuta l’ordinazione e appurata la disponibilità economica, tornavano nell’appartamento, prelevavano la droga e la consegnavano al cliente sul ballatoio. La polizia ha piazzato una telecamera esterna allo spazio tra la rampa di scale e messo sotto controllo i cellulari (funzionali Nokia 3310) intercettando i dialoghi con riferimenti alle sostanze richieste «coca», «erba» e «fumo», alla qualità dello stupefacente «bella grassa», «roba pulita e più bella che esiste a Lucca» sino al prezzo «un ventino trattato bene». Ogni giorno venivano effettuate tra le 25 e le 60 cessioni dalle 8 alle 24. E le tariffe erano precise: 0,8 grammi coca costava 60 euro mentre un grammo di marijuana tra i 5 e i 10 euro. Al momento del blitz sono stati perquisiti anche 13 vani della palazzina. Ma non è stata trovata droga o materiale riconducibile all’attività di spaccio.



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