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Alberghi schiacciati da Airbnb
Prenotazioni a picco in città. Scatta l’allarme del sindacato
LUCCA. Una città in affitto, ma ai turisti. E la diretta conseguenza sull’economia locale è la crisi che si apre per gli alberghi. Una crisi pesante, tanto da far prevedere agli addetti ai lavori - gli albergatori - tempi bui e tagli di personale. Lo dice chiaro e tondo il presidente provinciale di Federalberghi, Pietro Bonino. «Ormai - afferma - siamo una categoria in via di estinzione e con noi tutti i nostri dipendenti».
Nonostante il periodo - la stagione turistica già entrata nel pieno - negli ultimi giorni Bonino, per il ruolo che riveste, è stato inondato di telefonate. «Non era mai successo - racconta - che a questo punto dell’anno mi chiamassero tanti colleghi, tutti molto preoccupati. Tutti quanti registriamo un calo drastico di prenotazioni, ce ne mancano un sacco rispetto allo stesso periodo anche di un anno fa. In poche parole: stiamo colando a picco. Vero è che alla fine qualcuno che va in albergo c’è sempre, ma in piena stagione come siamo gli arrivi sono fortemente ridotti. Se andremo avanti di questo passo, a novembre saremo costretti a mandare via la maggior parte del personale, almeno fino alla nuova stagione».
Il concorrente degli albergatori è il mercato degli affitti, soprattutto quello affidato ai portali. Su Airbnb, in primo luogo, il super portale sostenuto da altri portali che intercettano le richieste di potenziali affittuari e le incrociano con l’offerta dei portali. Come cleanbnb, come hometogo, per dirne alcuni. Portali di uso e consumo quotidano, dove Lucca - come molte città d’arte - è presente con moltissime offerte di ospitalità. Un test per avere il polso della quantità di alloggi sul mercato è presto fatto. Provando (ieri 16 maggio) a cercare una residenza da affittare per un ipotetico soggiorno a Lucca dal 20 al 27 maggio, due persone, il portale Airbnb risponde con trecento offerte e la raccomandazione di far presto a prenotare perché «gli alloggi a Lucca vanno via in fretta. Sono disponibili soltanto il 42% di case per le date del tuo viaggio», recita un messaggio che compare in fondo alle pagine con le offerte. Se 300 sono il 42% della disponibilità, allora il totale supera quota 700. E ovviamente, tra le dimore proposte ai turisti c’è di tutto: dagli appartamenti di lusso, storici, dai loft ai monolocali, alle dependance fino alle case nel verde, a qualcosa che somiglia a manieri da favola. È estremamente vario anche il ventaglio dei prezzi: da un minimo di 30-37 in su si può arrivare a oltre cento per una notte.
«Chi affitta su Airbnb - sottolinea Bonino - paga le tasse di chi affitta un appartamento normale, anche se affitta a turisti. Invece un albergatore deve pagare il suolo pubblico, che da quest’anno è raddoppiato; deve pagare la tassa sui rifiuti, l’Imu sul proprio immobile. In una situazione di questo genere, la nostra categoria sta andando in discesa e senza freni. Chi affitta ai turisti, anche usando i portali, non deve fare niente, non deve osservare nessun regolamento. A noi invece toccano un sacco di ottemperanze, a cominciare dai servizi igienici, che devono essere adeguati ai disabili. E gli appartamenti? Non ci sono regole che li obbligano ad avere il bagno per i disabili». La prospettiva è fosca: «Andrà a finire - conclude il presidente di Federalberghi - che si trasformerà tutto, che gli alberghi chiuderanno e si ricicleranno come civili abitazioni. Da affittare ai turisti».
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