Italia
Per le aste truccate la prescrizione manda tutti assolti
LUCCA. Undici anni dopo l’arrivo negli uffici giudiziari lucchesi del fascicolo inviato dal sostituto procuratore di Potenza, Henry John Woodcock (in foto), nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta...
LUCCA. Undici anni dopo l’arrivo negli uffici giudiziari lucchesi del fascicolo inviato dal sostituto procuratore di Potenza, Henry John Woodcock (in foto), nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta che nel giugno 2007 portò all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, i sei indagati per una truffa su false aste immobiliari sono stati tutti assolti per sopravvenuta prescrizione. Qualcuno, come Vittorio Cillari, 51 anni, salernitano e all’epoca dei fatti residente a Viareggio, è deceduto. Nel processo erano rimasti, tra gli altri, Roberto Rossi, 50 anni, origini milanesi, l’ex maresciallo spezzino dell’Arma, Paolo Marzetti, il livornese Marco Bedani e il titolare di una concessionaria auto, il lucchese Pier Marino Ardenti. Secondo l’accusa alle vittime - una quarantina - veniva fatto credere di poter partecipare con facilità ad aste truccate e pilotate proprio grazie al millantato credito contestato dall’accusa agli imputati. Una volta convinti, i raggirati - tra cui anche imprenditori versilesi - sborsavano sostanziosi anticipi. I truffatori sostenevano che quei soldi erano necessari per la corruzione dei pubblici ufficiali coinvolti nelle aste giudiziarie (giudici, notai, impiegati dell’ufficio del catasto e cancellieri preposti all’asta). In realtà era tutta una messinscena e quelle ville anche di pregio non erano in vendita e tantomeno all’asta. Ardenti è uscito assolto anche in virtù della riqualificazione del reato da truffa aggravata in concorso a ricettazione.
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