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Minore adescata sul web per atti di autolesionismo
Studentessa lucchese vittima di un gruppo Whatsapp che agisce in tutta Italia Trenta i ragazzi nelle rete dei due indagati che li inducono a procurarsi ferite
LUCCA. C’è un fascicolo inviato dalla Mobile di Bari alla Mobile di Lucca e alla procura della Repubblica. Riguarda una minorenne della Lucchesia che - nell’ambito di una più vasta ed elaborata indagine in rete con una trentina di casi di coetanei in tutta Italia - si sarebbe spinta ad atti di autolesionismo documentandoli sul web e nei social network. La ragazzina non è stata ancora sentita dagli inquirenti che vogliono capire come e perché sia finita in un gruppo WhatsApp gestito da due persone ora indagate che chiedevano ai partecipanti di sfidare la morte producendosi atti di lesionismo. In sostanza si tratterebbe della discussa pratica che viene dalla Russia denominata «Blue Whale». Viene proposta come una sfida in cui un «manipolatore» suggestiona ragazzi con fragilità psicologica sino ad indurli al suicidio, attraverso una serie di 50 azioni pericolose.
Tra le immagini postate nel gruppo di Whatsapp finito nel mirino degli inquirenti ci sarebbero anche quelle di una studentessa che frequenta le scuole media in Lucchesia. Si sarebbe inflitta delle ferite sul corpo e per lei erano stati attivati i servizi di assistenza psicologica e pediatrica.
Gli investigatori baresi invece sostengono che il caso della minorenne sia tra quelli di autolesionismo in rete. Da lì, per ragioni di competenza territoriale, gli atti legati al caso di specie sono stati inviati alla Mobile e trasmessi al procuratore Pietro Suchan che dovrà assegnare il fascicolo ad un magistrato (Sara Polino o Antonio Mariotti). E altri filoni d’indagine sono stati (o lo saranno) assegnati ad altre procure visto che i giovani adescati in tutta Italia sono almeno una trentina.
Un fenomeno preoccupante non soltanto perché coinvolge adolescenti e bambini, ma perché sulla chat e sui social network spesse volte è facile superare i limiti e i controlli non sono sufficienti. Servono leggi severissime contro l’abuso dei social. Con chiusura immediata di siti e blog che istigano alla violenza o all’autodistruzione.
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