Il presidio
Il gigante offeso da vandali e ladri: l’Asl vuole venderlo
Trentacinquemila metri di superficie, stima di mercato sui 7 milioni. Destinazioni possibili: ricettiva e residenziale
LUCCA. Le sedie del cinema sono intatte. Diciotto file di nove: le sedie ripiegabili, di legno pieno e liscio, come si usavano negli anni Quaranta, rimaste ancora per molti decenni a seguire. Il telone del grande schermo invece è liso: sulla parte destra c’è un brandello di tessuto che penzola. Sul piccolo palcoscenico davanti, a cui si accede da uno scivolo appena accennato, c’è quello che rimane di una scena macabra: vecchie scarpe che disegnano un cerchio chiuso e nel centro del cerchio una stella: rimasugli che potrebbero riportare allo scenario di una messa nera.
Una delle tante scene che colpisce dentro l’immenso ex manicomio, un complesso la cui prima edificazione risale al 1100, quasi mille anni fa. Come la sedia di contenzione che troneggia nel mezzo di una camerata, come i mandati di acquisto di biancheria e materiale sanitario, fogli accumulati sulle reti rugginose dei letti. Come le riviste tedesche di medicina del 1954 rimaste sparpagliate per terra, in una delle tante ex camerate. Come la chiesa, bellissima nella struttura ma denudata da ladri e vandali. Molte suppellettili sono scomparse. Le colonne del piccolo tabernacolo dietro l’altare sono state spezzate: l’ultima impresa di vandali notturni.
C’è questo paradosso che colpisce a Maggiano: l’antichità pacifica e imponente della struttura, di questo gigante piantato sulla collina, e le ferite che gli sono state inferte, molte anche in tempo recente. Il senso, infine, che sia una struttura abbandonata solo perché inutilizzata: in molti però hanno sempre cercato e cercano di visitarla clandestinamente.
Negli ultimi tre anni - da quando l’Asl ha dotato Maggiano di un impianto di allarme capillare e super tecnologico, con telecamere piazzate dal cancello di ingresso fino a tutti i padiglioni, i chiostri e le divisioni interne - il segnale è suonato oltre cento volte. Nel primo anno cento persone sono state scoperte in azioni illegali dentro l’ex manicomio: colte in flagranza a rubare, a compiere atti vandalici, a scattare fotografie, a introdursi di notte come prova di coraggio, a cercare, perfino, fantasmi. Il secondo anno il numero di ingressi illeciti si è ridotto a sessanta, il terzo, quello corrente, “solo” a tredici, tre dei quali la scorsa settimana.
L’ex manicomio - un colosso da 35.000 metri quadrati di superficie - è per tutti questi motivi, oltre alla necessità di una massiccia e costante manutenzione, un luogo da “salvare” a cui dare un futuro. Per questo l’Asl Toscana Nord Ovest, che ne è proprietaria - e che se è presa cura con interventi di recupero e consolidamento - sta prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di venderlo. Ipotesi tutto fuorché facile da attuare. L’ultima stima del suo valore sul mercato immobiliare si attesta fra sette e otto milioni, come spiega l’ingegner Paolo Ceragioli, responsabile del patrimonio dell’Asl di area vasta. Negli anni, più soggetti interessati all’acquisto hanno fatto sopralluoghi a Maggiano: tra questi, una nota catena americana di hotel, che poi lo ha scartato, tra le altre, anche per la vicinanza della parte retrostante all’autostrada. Nessun progetto è andato in porto, finora.
«Adesso - afferma l’ingegner Ceragioli - è importante riaprire il tavolo sul futuro di Maggiano. Nei prossimi giorni - annuncia - incontreremo l’amministrazione, che sta preparando il regolamento urbanistico. Cercheremo di scrivere insieme la destinazione futura di Maggiano».
Per Ceragioli le possibilità di trovare una “nuova vita” per l’ex manicomio sono varie. Oltre a quella ricettiva, l’eventualità di destinare una porzione a zona residenziale, anche se la destinazione per eccellenza sarebbe quella di un campus universitario. Una possibilità, ricorda, che si affacciò quando la Fondazione Cassa di Risparmio stava scegliendo la sede per Imt: Maggiano era in lizza, ma poi la sua candidatura tramontò. Un punto fermo, per l’Asl, rimane il circuito culturale nei chiostri e nella palazzina dei medici all’ingresso (di fronte alla sede degli uffici della Fondazione Tobino): da quello si preferirebbe non prescindere e comunque niente escluderebbe che potesse convivere con altre destinazioni.
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