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Lucca

Bar affidati senza gara Condannato l’ex dg Asl

Bar affidati senza gara Condannato l’ex dg Asl

Tavanti, insieme ad altri funzionari e ai revisori dei conti dovranno pagare per i due locali del Campo di Marte e per quello di Monte San Quirico

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LUCCA. L’ex direttore generale dell’Asl 2 di Lucca Oreste Tavanti insieme ad altre sei persone fra dirigenti dell’azienda sanitaria e revisori dei conti sono stati condannati dalla sezione Toscana della Corte dei conti per la gestione dei bar all’interno del Campo di Marte e della vecchia sede di Monte San Quirico. Secondo la procura contabile, infatti, i vertici aziendali - a cominciare proprio da Tavanti - non avrebbero assegnato con bando i tre locali (due al vecchio ospedale e uno a Monte San Quirico), mantendo piuttosto la concessione alla cooperativa San Luca a prezzi assai più bassi di quelli di mercato. In questa maniera avrebbero causato un danno alle casse dell’erario. La ricostruzione è stata sostanzialmente accettata dai giudici contabili, che però hanno ridotto le pene richieste, non condividendo la ricostruzione della quantità del danno proposta dal procuratore. L’accusa si basava su tre canali paralleli, scaturiti da una segnalazione del 2013 da parte dell’allora direttore generale Antonio D’Urso. Il primo punto riguarda il “bar grande” del Campo di Marte, affidato alla San Luca nel 1996 con un canone annuo originario di 3.260.000 lire. Il secondo il “bar piccolo” sempre al Campo di Marte, affidato originariamente nel 1975 e - da ultimo - nel 2007 per un canone mensile di 650 euro. Infine, il bar-alimentari di Monte San Quirico dato in comodato gratuito. Secondo l’accusa, negli anni, anche alla scadenza dei contratti, non erano state bandite le gare che avrebbero consentito di guadagnare di più dalle concessioni dei tre punti di ristoro. Una responsabilità da ascrivere a Tavanti come direttore generale, a Bruno Pieroni come responsabile degli affari generali e legali, a Carlo Fornai come responsabile dell’ufficio contratti e convenzioni e al collegio sindacale che avrebbe dovuto controllare: il presidente Salvatore Silvestro e i membri Nicodemo Lazzari, Francesco Martini e Stefano Ragghianti. I giudici hanno rigettato gli argomenti delle difese, ad eccezione della prescrizione concessa per i fatti anteriori a novembre 2011. È stato, invece, ricalcolato l’importo di quanto dovuto, utilizzando un’aliquota diversa sul fatturato degli anni contestati. Alla fine - e aspettando il possibile appello - Tavanti dovrà pagare 12.331 euro, Pieroni 41.341, Fornai 12.652 e Silvestro, Lazzari, Martini e Ragghianti 707 euro. In totale, dunque, 69.000 euro. Cifra ben lontana dagli oltre 500.000 richiesti in origine. Anche perché i giudici contabili hanno ritenuto che ci sono responsabilità che esulano dagli imputati finiti a giudizio.

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di Redazione web