Il presidio
L’olivo e le rose per l’addio a Pacini
Affollatissima la chiesa di Guamo per l’addio all’imprenditore e benefattore
GUAMO. I rami di olivo e le rose. Poche rose: alcune bianche, una rossa. L’olivo della pace, il bianco della semplicità, il rosso che è il colore della vita: sono i simboli che hanno accompagnato ieri nella chiesa di Guamo il feretro di Tarcisio Pacini, l’imprenditore fondatore della Tarpac, l’artigiano, il benefattore, l’ex assessore alle attività produttive (durante la giunta Lazzarini )del Comune di Lucca. Il funerale doveva svolgersi inizialmente nella chiesa di Badia a Cantignano, dove Pacini era nato e abitava. Poi però, in previsione delle tantissime persone che sarebbero andate al funerale e affollato la piccola chiesa, è stato deciso di trasferire la cerimonia funebre nella chiesa di Guamo.
Di persone infatti ce n’erano tantissime, da riempire tutto l’edificio religioso. A celebrare le esequie è stato il vescovo Italo Castellani in persona, insieme a don Emanuele Andreuccetti, parroco di Guamo, che è stato vicino a Pacini fino a domenica 6 maggio alle 15,30, quando è spirato, all’età di 88 anni. Tra la folla accorsa a dargli l’ultimo saluto, ieri, anche il sindaco di Capannori Luca Menesini e il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini.
Quella di Tarcisio Pacini è stata una figura di grande spessore per la comunità locale, e per questo indimenticabile. Sempre dedito alla sua numerosa famiglia (la moglie Carolina, i cinque figli, i nipoti) e alla sua attività professionale, non ha mai trascurato la sua volontà di fare del bene agli altri. Anche alle popolazioni dell’Africa, dove aveva aperto una falegnameria, poi donata alla gente del posto, alla quale aveva personalmente insegnato a lavorare il legno.
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