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Lucca

Bulli a scuola: il professore fa denuncia. Il suo avvocato: «È lui la vittima»

Bulli a scuola: il professore fa denuncia. Il suo avvocato: «È lui la vittima»

L’avvocato Frezza difende il suo cliente: «Ha cercato di stemperare gli animi». «Credo ancora nella scuola»: le uniche parole giunte dall’insegnante

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LUCCA. «Credo ancora nella scuola e nel valore dell’educazione». Sono queste le parole che il professore di italiano “bullizzato” dai sei studenti ha affidato al suo legale, l’avvocato Francesco Frezza. Per la prima volta dal giorno in cui il caso è esploso (i fatti risalgono al 10 aprile) il legale prende la parola per fare alcune considerazioni. Intanto annuncia di aver presentato formale denuncia contro i sei ragazzi già indagati dalla procura minorile. Per il resto le sue sono parole misurate, nelle quali si può leggere un certo dispiacere per l’attenzione che in alcuni contesti è rivolta più al comportamento del professore-vittima che a quello degli alunni-bulli. Resta comunque la volontà di collaborare assieme alle autorità e alla scuola per chiudere questa storia.

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La vittima non è il colpevole. «A seguito delle notizie apparse sugli organi di informazione in merito alla valutazione del docente – spiega l’avvocato Frezza –, ci tengo a sottolineare che sono stati forniti tutti i chiarimenti necessari e auspico che si arrivi a un’archiviazione del caso. Ritengo che non sussistano responsabilità di alcun genere in capo al docente e pertanto una eventuale sanzione risulterebbe paradossale oltre che illegittima. Il mio assistito è la parte lesa in questa vicenda e in quanto tale andrebbe tutelato». Insomma il gioco dello scarica barile non è gradito: inutile puntare il dito o andare a caccia di un colpevole. Un passatempo che al diretto interessato non interessa, tant’è che si è trincerato nel silenzio: «Il professore – continua Frezza – ha deciso di mantenere una condotta di stretto riserbo nonostante la grande pressione mediatica a cui è stato sottoposto (le telecamere gli sono arrivate sin nel giardino di casa, ndr). Tutto questo anche nell’interesse della scuola e degli studenti».

Quegli stessi studenti che il professore ha cercato di tutelare anche quel giorno, con un comportamento che alcuni commentatori hanno giudicato eccessivamente passivo senza però tener conto del contesto e dei pregressi. «Il docente ha tenuto la condotta che ha ritenuto migliore per non fomentare gli animi e non mettere altra legna sul fuoco», spiega il legale. Del resto che quella fosse una classe difficile era cosa nota: c’erano stati dei consigli straordinari per affrontare il problema, i vertici dell’Itc erano a conoscenza delle difficoltà, segnalate da diversi docenti.

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Scuola “azienda”. «Questa dovrebbe essere l’occasione per collaborare e migliorare il rapporto tra docenti e istituzione scolastica, interrogandosi sulle fragilità del sistema per cercare di migliorare le cose», prosegue l’avvocato Frezza. Impossibile non guardare alle riforme della scuola succedutesi in questi anni, che l’hanno trasformata in una sorta di “azienda”, il cui bilancio si misura in termini di iscritti, bocciati e promossi. Basti pensare all’idea lanciata da un istituto per geometri e ragionieri di Arezzo: premi in denaro a chi prende i voti più alti. Poco o niente, ormai, ci si concentra sulla formazione dell’uomo. In quest’ottica il docente è solo.

Il credo del prof. Il professore, infine, affida il suo pensiero all’avvocato: «Nonostante l’accaduto – prosegue Frezza – il mio assistito afferma di credere ancora nella scuola e nel valore dell’educazione come strumento per migliorare la persona oltreché lo studente. All’Itc Carrara ha avuto ragazzi in gamba, che una volta diplomati sono andati all’università senza difficoltà. Poi è chiaro, ci sono anche situazioni più complesse come quelle che abbiamo visto». Il docente continuerà a tenere un basso profilo: è già stato ascoltato dalle autorità che indagano sulla vicenda e ha fornito i chiarimenti del caso.

Ora l’attenzione si sposta sulla scuola e soprattutto sulle decisioni che prenderà il dirigente Cesare Lazzari. Sull’argomento il preside ha sempre sostenuto che eventuali valutazioni sull’operato del docente sarebbero state di sua competenza e le avrebbe comunicate entro 30 giorni dai fatti. Un limite temporale che a quanto pare non è così rigido. Certo è che un procedimento disciplinare a carico del professore è di fatto aperto ma al momento nessun provvedimento è stato preso. E i suoli legali confidano che non ve ne sia alcun bisogno. (g.p.)
 

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