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Papergroup: confronto per salvare posti di lavoro
Il piano industriale depositato in tribunale prevede un magazzino a Carraia. Per il sindacato occorre una discussione più ampia per ridurre i 38 licenziamenti
CAPANNORI. «Adesso dobbiamo approfondire bene la proposta concordataria e il piano industriale contenuto in quei documenti. Il nostro timore è che il ridimensionamento, che noi giudichiamo eccessivo, rischi di posizionare negativamente l’azienda sul mercato»: cosi Simone Tesi, della Slc Cgil, commenta il piano contenuto nella richiesta di concordato depositata in tribunale.
Un piano che, per i professionisti che seguono il caso per conto del tribunale fallimentare, rappresenta la soluzione meno dolorosa possibile, perché se è vero che prevede il licenziamento di 38 persone (su 147 dipendenti), con la chiusura dello stabilimento di Carraia, costituisce anche – secondo la loro lettura – l’unica strada possibile per evitare di coinvolgere anche le linee produttive di Coselli e San Gennaro, provocando anche la perdita dei 109 rimanenti posti di lavoro.
La ricerca della soluzione più indolore o, meglio, meno dolorosa (perché anche un solo posto di lavoro perso rende fuori luogo il termine “indolore”), è l’obiettivo anche del sindacato, che, però, mantiene il suo scetticismo sulla bontà dell’idea di chiudere lo stabilimento di Carraia. Anche perché quello stesso complesso, da quanto emerge, non sarà davvero dismesso (e magari venduto, in modo da avere una liquidità utile al rilancio), ma riconvertito: «Verrà destinato a magazzino – spiega Tesi – sarebbe interessante ragionare su questa scelta, visto che si tratta di un sito notevole. E anche questo aspetto dovrà entrare nella discussione complessiva sull’organico». Sì, perché se il complesso resta, seppur solo per le attività di magazzino, ci sarà comunque bisogno di personale». Un piano che, per il sindacato, avrà bisogno dunque di una discussione più ampia, soprattutto sull’aspetto gestione del personale. In particolare per quanto riguarda la possibilità di riassorbire negli stabilimenti di Coselli e San Gennaro (e nello stesso magazzino di Carraia), parte dei 38 lavoratori a rischio licenziamento. L’obiettivo è cercare di ridurre il più possibile quel “38”, che non è un numero, ma rappresenta persone, famiglie, vite.
E su tutto resta poi nel sindacato la convinzione che chiudere la linea produttiva di Carra rappresenti una scelta sbagliata: «Quello che si è sempre sottaciuto – chiude Tesi – è che lì c’è la linea produttiva rotoli che non ha un valore aggiunto negativo come è stato sostenuto». (l.s.)
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