Il presidio
Il volontariato prova a rinascere dai giovani
L’11 maggio via al festival: tra i temi la carenza di nuove risorse
LUCCA. Arrivano le tribù aperte. Il mondo del volontariato, checché se ne dica, è tutt’altro che morto. Anzi, è pronto a riunirsi per l’ottava edizione del festival nazionale che si svolgerà a Lucca dall’11 al 13 maggio. “Mettiamoci scomodi” è il titolo dell’iniziativa che riunisce l’Italia di chi non si allinea ai principi dominanti dell’utilitarismo e dell’individualismo e dà ancora importanza alla parola solidarietà. Al centro della tre giorni le sfide del prossimo futuro: la nuova legge sul terzo settore, il delicato ricambio generazionale, la penuria di risorse dovuta alla stretta dei cordoni delle fondazioni. Di questi temi e della situazione del volontariato lucchese Il Tirreno ha parlato con Pierfranco Severi, direttore del Cesvot di Lucca.
«Il mondo del volontariato nella nostra provincia è sempre florido – dice – I numeri parlano chiaro: ci sono 483 associazioni di volontariato di cui 140 solo nel capoluogo. A queste si aggiungono 210 associazioni di promozione sociale e 54 cooperative. Una galassia che fa di Lucca la capitale del settore: solo Firenze ha cifre superiori, ma con una popolazione dieci volte più grande». Quella del volontariato è una tradizione che a Lucca prende le mosse da lontano e mescola anime diverse: quella della città bianca e del cattolicesimo di sinistra; ma anche quella di tradizione liberale che ha fatto dell’accoglienza e della solidarietà un biglietto da visita.
«Io sono originario di Livorno – spiega Severi – città che per modi e storia è agli antipodi di Lucca. Sono arrivato più di dieci anni fa e l’impatto non si presentava semplice. Ma ho trovato un sostrato culturale e civico importante, dovuto all’operato di Maria Eletta Martini, che dal nulla ha creato i Centri servizio dando un contributo fondamentale allo sviluppo del volontariato. Ora siamo nel mezzo di una rivoluzione: stiamo aspettando i decreti attuativi della legge di riordino del Terzo settore che Matteo Renzi annunciò qui a Lucca nell’edizione di tre anni fa. Una novità che ha portato alla nascita di un registro unico del volontariato in cui rientrano anche associazioni di promozione sociale, consorzi e cooperative.
L’altro problema è quello delle risorse. «La crisi delle fondazioni bancarie – spiega Severi – ha ridotto drasticamente le nostre disponibilità che si basavano in gran parte sul famoso “quindicesimo” proveniente da questi enti. Soldi che poi i centri servizi ridistribuivano alle associazioni minori del territorio. Sono venuti meno milioni di euro». L’altro tema delicato è quello del ricambio generazionale e non è difficile capire il perché: in un mondo in cui le persone o non lavorano o lavorano troppo, l’attività di volontariato non è contemplata tra gli obiettivi da raggiungere. Per di più lo sfilacciamento del senso di comunità ha progressivamente svuotato di significato parole come bene comune, solidarietà e interesse generale. Perché, dunque, oggi un giovane dovrebbe fare volontariato? «Una domanda semplice e al tempo stesso complessa – dice Severi – Molte associazioni sono a corto di personale perché è mancato il rinnovamento. Sono calate anche le donazioni di sangue. In questa edizione del festival cercheremo di affrontare il problema andando in mezzo alla gente, in particolare in mezzo ai giovani. Finora i nostri interlocutori sono state le associazioni, ora trasferiremo l’ufficio in piazza per dare informazioni alle persone e cercare un dialogo. Del resto quello del volontariato è un universo a parte: è il mondo di chi si dedica ai problemi degli altri, spesso i più deboli, che siano vecchi, disabili. bambini o immigrati. Non ho una risposta alla domanda, ma posso parlare per la mia esperienza: sono nel volontariato da 30 anni e faccio questa attività con spirito di servizio perché mi dà gioia, riempie di senso la vita e mi fa sentire parte di un tutto. Ecco, vedendo quello che capita nelle scuole credo che una esperienza “sensata” come questa farebbe bene a molti “bulletti”».
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