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Marmo: condannato imprenditore
Per la Cassazione avrebbe fatto un’estrazione senza avere l’autorizzazione
VAGLI SOTTO. Ha estratto marmo in una zona a vincolo paesaggistico senza autorizzazione, per un totale di 210 metri quadri più «alcuni tagli al monte, non quantificabili, in un piazzale superiore della cava». Per questo Claudio Luisi, amministratore unico della società del marmo Tre Elle srl, è stato condannato dalla Cassazione a tre mesi di arresto e 32mila euro di ammenda, oltre al risarcimento del danno alla parte civile (il Comune di Vagli di Sotto) per “opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa”. Per la Corte suprema, l’attività svolta dalla Tre Elle srl nella cava Faniello (miniera che ricade nei Comune di Stazzema e Vagli ) finita sotto inchiesta era «una semplice coltivazione abusiva mascherata da bonifica».
L’imprenditore si era difeso sostenendo che lo scavo era in regola, dal momento che l’Asl avrebbe «indicato la necessità di addivenire alla messa in sicurezza del piazzale superiore della cava e in funzione di ciò sarebbe stato elaborato un programma di bonifica, che prevedeva la costruzione di un letto idoneo a impedire il precipitare, in modo incontrollato, delle porzioni di roccia che sarebbero state tagliate durante i lavori; e tale letto costituirebbe lo scavo oggetto dell’imputazione». Circostanza dimostrata, secondo l’imprenditore, oltre che dai testi, anche dallo scambio di comunicazioni tra la stessa Asl e la Tre Elle srl.
Tesi che non ha convinto la Cassazione, per la quale «risulta smentita dagli atti anche la ricostruzione difensiva secondo cui lo scavo era stato richiesto per ragioni sanitarie, trattandosi invece di una semplice coltivazione abusiva mascherata da bonifica». Le mere «interlocuzioni» tra Asl e società, dice la Corte suprema, «non possono essere considerate alla stregua di autorizzazioni e sono, in ogni caso, irrilevanti ai fini paesaggistici, perché provenienti da un’autorità diversa rispetto quella preposta alla tutela del vincolo». L’imprenditore ha provato a difendersi puntando anche alla prescrizione, sostenendo che l’illecito facesse riferimento al 2010. Per i giudici però l’assenza di ossidazione del marmo in prossimità dei tagli del monte, li farebbero «ricondurre a qualche mese antecedente il sopralluogo sulla cava del 17 gennaio 2012».
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