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Bocciato il divieto di matrimonio iraniano
LUCCA. «Questo matrimonio non s’ha da fare». No, non siamo nel romanzo del Manzoni, ma all’ufficio di stato civile del Comune di Lucca. Qui una donna, di nazionalità iraniana, si era vista negare l’au...
LUCCA. «Questo matrimonio non s’ha da fare». No, non siamo nel romanzo del Manzoni, ma all’ufficio di stato civile del Comune di Lucca. Qui una donna, di nazionalità iraniana, si era vista negare l’autorizzazione alle pubblicazioni matrimoniali. Il motivo? Mancava il nulla osta del Paese di origine. Fin qui ok, ma quel che non si era valutato era il motivo di quella mancanza. La legge iraniana, infatti, impone alla donna, indipendentemente dall’età, di avere l’autorizzazione alle prime nozze da parte del padre, o del nonno, o di un tribunale. Altrimenti no, non può sposarsi. Una legge decisamente retrograda, ma per la quale l’ambasciata iraniana in Italia non ha concesso l’autorizzazione al matrimonio, che la donna avrebbe voluto celebrare a Lucca.
Una legge retrograda e in palese contrasto con il nostro ordinamento, come ha evidenziato l’avvocato della donna, Maurizio Folli, nel presentare ricorso al tribunale di Lucca. Il legale ha evidenziato come la libertà matrimoniale, ossia il diritto a sposare chi si vuole e a non essere obbligati a sposare chi non si vuole, sia un principio fondamentale del nostro ordinamento, che quindi non è rispettato dal codice civile iraniano. E l’11 aprile il tribunale di Lucca ha accolto il ricorso, obbligando l’ufficiale di stato civile del Comune di Lucca, di procedere alle pubblicazioni. Questo poiché l’applicazione della norma straniera «peraltro prevista per le sole donne, determinerebbe effetti contrari all’ordine pubblico, vigendo nel nostro ordinamento il principio della libertà di contrarre matrimonio» e «non essendo ammissibile subordinare l’efficacia della scelta, per sua natura personale, all’altrui volontà».
Luigi Spinosi
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