Il presidio
«Sul Campo di Marte ascoltate i cittadini»
Proteste dei comitati che da anni si occupano della sanità La richiesta è quella di avviare un percorso partecipativo
LUCCA. Sarà per via del nome, ma sul Campo di Marte continuano a spirare venti di guerra. Non si fermano infatti le proteste dei comitati cittadini lucchesi che da anni si occupano della sanità territoriale: un braccio di ferro continuo con l'amministrazione Tambellini il cui ultimo atto è stato una conferenza stampa nella giornata di ieri, resasi necessaria dopo l’incontro tra Comune, Asl e Regione del 14 marzo a Firenze. Oggetto del contendere: il futuro del quartiere Campo di Marte.
Da anni infatti, la sorte dell’ex area ospedaliera tiene banco nelle cronache cittadine, senza che a fronte dei fiumi di inchiostro versati ci sia in vista una soluzione concreta e condivisa. Una prospettiva resa difficoltosa dalla varietà degli attori e degli interessi in gioco, a partire dai tre grandi protagonisti: da una parte la Regione, preoccupata soprattutto di difendere il nuovo ospedale e il piano sanitario regionale. Dall’altra l’Asl territoriale, proprietaria dei terreni e degli immobili che inizialmente dovevano essere in buona parte venduti, che nel corso degli anni si è vista costretta verso ipotesi man mano più accentuate di riqualifica e riutilizzo per fare fronte alle marcate lacune nei servizi erogati dal San Luca. Nel mezzo, fortemente limitata dal fatto di non avere la proprietà dell’area in questione, l’amministrazione comunale lucchese, tirata per la giacchetta da una varietà di enti e gruppi d’opinione sul destino dell’area. Una situazione sulla quale fa il punto Roberto Lenzi, dell’Osservatorio partecipato. «In questi giorni - spiega - abbiamo sentito una nuova proposta di riutilizzo dell’area, l’ennesima soluzione al ribasso che, probabilmente, verrà cambiata radicalmente nel giro di pochi mesi. Per il Campo di Marte, negli anni, l’amministrazione comunale ha proposto i progetti più disparati: un polo sociosanitario, un polo scolastico, un centro di ricerca biomedica, housing sociale, il trasferimento della questura, della protezione civile, la destinazione d’uso commerciale. Sarebbe forse il momento che il Comune prendesse una decisione definitiva, magari coinvolgendo la cittadinanza invece di calare decisioni dall’alto come è stato fatto fino ad adesso».
Una stoccata all’amministrazione Tambellini ripresa anche dal dottor Alessandro Di Vito, portavoce dei comitati “Lucca est” e “Lucca per una sanità migliore”. «Si impari dagli errori del passato - dichiara - la cittadinanza è da sempre stata in larghissima parte contraria alla costruzione del nuovo ospedale, ma è stata ignorata dall’amministrazione comunale. Adesso ci troviamo ad aver speso milioni di euro per un ospedale inefficiente, con 80 posti letto in meno di quanti dovevano essere inizialmente. Un grave deficit nel servizio sanitario offerto alla cittadinanza che ci troveremo a dover obbligatoriamente compensare andando a recuperare le strutture già presenti al Campo di Marte. L’amministrazione avvii stavolta un percorso di partecipazione reale della cittadinanza, coinvolgendo anche tutti i sindaci interessati. L’area dell’ex ospedale va tutelata dalle speculazioni e dalle modifiche di destinazione, perché rappresenta la soluzione più immediata ai problemi strutturali che il San Luca sta mano mano rivelando». Una precisa contestazione viene poi rivolta al progetto di trasformare parte dell’area in una zona residenziale, connettendo nuovamente alcune delle strade interne all’ex ospedale alla rete viaria pubblica. «Una prospettiva questa – puntualizza Di Vito – che inevitabilmente declasserebbe l’intera area da zona acustica 2 a 3, mentre gli ospedali, così come le scuole e le case di cura, dovrebbero stare addirittura in classe 1». A fronte di tutte queste criticità, i comitati lanciano poi una proposta concreta, riprendendo un’idea lanciata alcuni giorni fa dal consigliere comunale del Movimento 5 Stelle e presidente del gruppo “Salviamo il Campo di Marte” Paolo Pescucci: creare una fondazione ad hoc che, attraverso un crowdfunding civico, riesca a racimolare la cifra necessaria per l’acquisto dei terreni che l’Asl attualmente vuole vendere, con l’ottica di mantenerne la vocazione sanitaria contro eventuali cambi di destinazione. «Se non si vogliono usare i soldi ricavati recentemente dalla holding comunale dalla vendita delle azioni Salt - aggiunge Di Vito - si lanci una raccolta fondi civica; è una strada già battuta da altre amministrazioni comunali in Italia per progetti specifici di pubblica utilità, e sono convinto che la cifra necessaria verrebbe raggiunta in pochissimo tempo, con il coinvolgimento convinto delle amministrazioni comunali della Piana. Si eviterebbe così il rischio di trovarci, tra qualche anno, a non sapere come offrire alla cittadinanza servizi sanitari essenziali, e nel contempo la fondazione, gestendo direttamente appalti e lavori al di fuori dei vincoli imposti dal pubblico, potrebbe creare posti di lavoro di qualità sul territorio».
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