Il Tirreno

Lucca

La professoressa fra Jane Austen e l’impegno civile

di FLAVIA PICCINNI
La professoressa fra Jane Austen e l’impegno civile

Mary Baldaccini è presidente del Centro Donna «Servono delle giovani che si mettano in gioco»

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«Essere donna – scriveva Oriana Fallaci – è così affascinante... È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai». Mi tornano in mente queste parole ascoltando Mary Baldaccini, presidentessa del Centro Donna Lucca, associazione nata nella primavera del 1998 da un cortocircuito di sogni e desideri di fare qualcosa per il territorio in nome del femminile. Essere donne, diceva Oriana Fallaci, è un’impresa coraggiosa. E, potremmo aggiungere, sempre diversa. Ogni donna regala attraverso il suo frammento di vita un pezzetto in più in quel mosaico complesso che è il femminismo e la rivoluzione di genere. E questo Mary Baldaccini lo sa bene.

«Presto – mi spiega - organizzeremo un evento per celebrare il nostro speciale anniversario: vent’anni sono tanti! L’Associazione fu l’approdo di un lungo percorso. Prima le lotte femministe degli anni Settanta, Ottanta, poi lo studio, il confronto sul pensiero delle donne che, attraverso riviste, saggi, romanzi, elaboravano una nuova cultura di genere». Un percorso attraversato da uno spirito di inclusione, che con gli anni – un po’ in tutta Italia, non solo a Lucca – si è spesso perduto, ripiegandosi su se stesso. Eppure il coinvolgimento, insieme all’uso dei social network e della rete come sostegno necessario per proiettarsi nel futuro, possono essere l’unico strumento possibile nel 2018.

«L’attività del centro donna – continua Baldaccini - è rimasta un’attività di tipo culturale. Del resto, la cosiddetta questione femminile cosa altro è nella nostra civiltà occidentale, in cui tutti sulla carta sono uguali e godono degli stessi diritti, se non un problema di cultura? Parliamo di stereotipi, pregiudizi, radicate abitudini che impediscono di fatto la piena dignità, la libertà, la reale uguaglianza tra uomini e donne. In questi anni abbiamo organizzato decine di incontri, conferenze, seminari, mostre, sempre nell’ottica della valorizzazione dei saperi delle donne». Tutto è raccontato sul sito dell’associazione, che fotografa anche il rapporto in evoluzione fra la città e il centro donna. «La città, e certo in particolare le donne lucchesi – aggiunge Baldaccini - ha risposto partecipando alle nostre iniziative. In questi ultimi anni abbiamo attivato anche un gruppo di lettura che si riunisce due volte al mese ed è molto frequentato. A Lucca di fatto ci sono ampi spazi di lavoro culturale e anche nell’ambito della cultura delle donne non abbiamo il monopolio. Ci sono altre associazioni, e c’è anche un assessorato alle Pari Opportunità che sollecita e coordina l’insieme delle attività. La realtà lucchese ha però una sua specificità. Quella piccola città di provincia da sempre considerata, forse a ragione, chiusa, gelosa della propria tranquillità, anche un po’ gretta, di fatto non esiste quasi più. Oggi Lucca è una città vivace, con tante anime, in cui trovano spazio tendenze d’avanguardia. Questo certo determina anche timori, paure, insofferenza. Non so se leggere in questo senso il risultato delle elezioni del 4 marzo».

Negli ultimi vent’anni il Centro Donna ha goduto di momenti di luce, e si è oscurata per altrettanti attimi. «I ricordi più significativi – ricorda Baldaccini - sono quelli legati ai momenti in cui ho sentito di aver intercettato il desiderio di capire e di contare delle donne: delle amiche e delle sconosciute. Uno dei momenti recenti più piacevoli è stato “Un tè con Jane Austen”, quando abbiamo ricordato il 200° anniversario della morte della grande scrittrice inglese. Guardiamo però sempre al futuro. Quest’anno ci occuperemo con l’aiuto di studiose e di esperte di pornografia, una pratica molto diffusa che coinvolge direttamente il corpo e la mente delle donne, e cercheremo di capire qualcosa sul rapporto tra donne e guerra così come si è realizzato sulla scena internazionale nei conflitti di questi ultimi anni».

Lucca come punto strategico, dunque, per riflettere sul corpo femminile. Un legame, quello con la città, che per Baldaccini inizia all’insegna dell’amore. «Non sono nata a Lucca – specifica -, ma qui mi sono trasferita da Pescia dopo che mi ero sposata. Sono arrivata negli anni della contestazione studentesca dopo aver fatto l’università a Firenze. Allora insegnavo al liceo di Castelnuovo Garfagnana, un’esperienza indimenticabile, come indimenticabili sono stati i lunghi anni al liceo Antonio Vallisneri nel periodo delle sperimentazioni, quando abbiamo pensato di poter realizzare un modello di scuola all’altezza dei tempi. Mi sembrava doveroso per Lucca, che considero la mia città, dove mi sento perfettamente a mio agio, dove ho la famiglia, gli amici e le amiche, dove posso impegnarmi insieme agli altri affinché si conservino i buoni costumi, e però si possa imparare a misurarsi con la complessità del mondo. In questo senso Lucca può essere, o diventare, anche una città per giovani. tÈ questo forse l’aspetto più carente della città. Non sollecitare con mezzi adeguati il dinamismo del mondo giovanile. E anche il Centro Donna soffre di questa assenza di giovani donne desiderose di lavorare e divertirsi insieme per un fine comune. Sarà questo il nostro obiettivo più ambizioso: convincere le ragazze a partecipare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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