«Aria nei limiti Ma il futuro è da progettare»
La responsabile Arpat: «Va architettata una società sostenibile, con auto elettriche»
LUCCA. Polveri sottili registrate dalla centralina regionale (in via Piaggia a Capannori) oltre la soglia limite consentita (50 microgrammi al metro cubo) per 55 volte nel 2017; nel 2016 gli sforamenti erano stati 44. Così le altre centraline lucchesi: 29 sforamenti nel 2017 quella di San Concordio contro i 33 del 2016; 33 sforamenti quella di San Micheletto contro i 35 del 2016. In anteprima, forniti dall’Arpat, sono i dati che verranno inseriti nell’annuario 2017 dell’agenzia regionale toscana per la tutela ambientale presto in uscita. Nonostante il picco di sforamenti della centralina regionale, per l’Arpat la qualità dell’aria risulta in lento miglioramento. Lo spiega la dottoressa Bianca Patrizia Andreini, responsabile del centro regionale di tutela della qualità dell’aria di Arpat. «Per fare affermazioni su miglioramenti o peggioramenti occorre fare osservazioni su dieci anni - dice -. Gli eventi meteo climatici possono influenzare fortemente la situazione. Il dato delle polveri fini da solo, se è maggiore o minore, non dice nulla del reale peggioramento».
Ma gli sforamenti della centralina in via Piaggia sono aumentati. E molto oltre i 35 annuali, il limite massimo.
«Sì, la centralina Lucca Capannori è “fuori” per il particolato. Ma per le valutazioni si considera la zona omogenea con le stazioni di fondo (San Concordio e San Micheletto): la qualità dell’aria si calcola facendo una media. E la media finale delle polveri fini è stata di 31 (microgrammi per metro cubo) nel 2017 contro i 29 del 2016».
Le polveri finissime (Pm 2,5) sono per mesi costantemente sopra il limite massimo di 25 microgrammi al metro cubo. Però non esistono misure per contenerle. Perché?
«Sono considerate nel complesso del particolato. Anche in questo caso si considera la media annuale, e rientra nei limiti vigenti in Italia. Se guardassimo i limiti Oms, solo il 20% delle stazioni di fondo rispetterebbero quei limiti.
Abbruciamenti e caminetti sono ritenuti principali cause di polveri fini nella Piana. Davvero pesano più del traffico e dei fumi industriali? Lo studio Patos del 2008 attribuisce più responsabilità al traffico.
Il traffico va comunque ridotto. L’auto elettrica ridurrebbe sia la produzione del particolato primario, quello originato da fonti di combustibili e quello secondario, il tipo che si forma in atmosfera a seguito di reazioni con precursori. Il particolato prodotto dalle auto, per metà è frutto di combustione, per metà dalla compressione dei freni, dei pneumatici. Ma la fonte prevalente di particolato nella Piana sono le biomasse: il loro potere di produrre particolato è altissimo, molto più del traffico. Faccio un esempio: per produrre un Gj (giga joule) di calore, un caminetto aperto produce 840 grammi di polveri fini, un impianto di gas naturale ne produre 0,2 grammi. E così nella Piana, le Pm10 totali sono originate prevalentemente dalle biomasse per il 47% e dal traffico per il 16%. Lo studio Patos attribuisce al traffico una produzione di polveri sottili del 23%: ma è una percentuale su base annuale. La nostra analisi complessiva invece è su scala decennale.
Nel 2016 Lucca era la seconda provincia toscana per peggiore qualità dell’aria; la prima era Firenze. Nel 2017 Lucca ha conquistato la maglia nera; a Firenze l’aria è migliorata. Come è stato possibile? Effetto tramvia?
«La tramvia sta avendo un effetto importante sull’aria: i suoi effetti infatti sono oggetto di uno studio specifico. C’è anche che Firenze, in quanto grande città, ad esempio ha un parco mezzi più nuovo. E i motori dei mezzi più vecchi producono più particolato».
Le ordinanze dei Comuni quando gli sforamenti si concentrano hanno effetto?
«Le ordinanze si fanno per contenere le urgenze. Tra l’altro i Comuni della Piana sono stati i primi in Toscana a fare un piano di azione comunale congiunto e in modo coordinato. Il piano contiene sia aspetti strutturali che per fronteggiare emergenze, non risolvono il problema. Un nuovo piano della qualità dell’aria a livello regionale è comunque in via di ultimazione».
Cosa possono fare i cittadini per contribuire a migliorare il quadro generale dell’aria?
«Le amministrazioni devono coinvolgere i cittadini in un percorso di miglioramento. Bisogna progettare a livello strategico una società che agisca sull’inquinamento da particolato e suoi precursori, che vada verso la sostenibilità, che privilegi auto “ecologiche” e beni di consumo che implicano un minore dispendio di energia».
L’industria che peso ha nell’inquinamento?
«L’industria produce precursori, non è la fonte prevalente di particolato».
Gli assi viari potrebbero contribuire a migliorare l’aria?
«Certo, migliorerebbero la situazione. Ma il traffico ha tante variabili, dipende dai mezzi che circolano, da quanti sono».
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