liberi e uguali
Baccelli: bene l’abolizione delle tasse universitarie
LUCCA. Bene la proposta di abolire le tasse universitarie, avanzata da Pietro Grasso, leader di “Liberi e Uguali”. Lo sostiene Luca Baccelli, docente universitario ed esponente di LeU: «La proposta...
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LUCCA. Bene la proposta di abolire le tasse universitarie, avanzata da Pietro Grasso, leader di “Liberi e Uguali”. Lo sostiene Luca Baccelli, docente universitario ed esponente di LeU: «La proposta di Liberi e Uguali - ha fatto discutere: qualcuno l’ha banalizzata, mettendola insieme ai vari #abolisciqualcosa, dalle imposte sugli immobili al canone Rai. Altri sostengono che è inutile, perché si tratta di cifre irrisorie. In realtà in Europa solo gli studenti britannici e olandesi pagano più dei nostri. All’Università di Pisa, per esempio, una famiglia di 4 persone con un unico salario operaio e senza casa di proprietà dovrebbe essere esentata; con un Isee di 30.000 si pagano 704 euro, con 40.000, 1738, e via via fino al massimo di circa 2500 euro per chi supera i 72.000».
Baccelli afforonta quella che definisce « l’accusa più insidiosa, quella di favorire i ricchi. Ma è dimostrato che se il sistema universitario fosse finanziato interamente con le imposte dirette, le risorse darebbero spostate dai più abbienti ai più poveri. E vale anche la pena di affermare che ci sono ambiti in cui è necessario avere il coraggio di fare scelte di welfare universalistico (chi vorrebbe tornare indietro sul sistema sanitario nazionale?), lavorando affinché tutti i cittadini finanzino un bene comune, secondo le loro possibilità, attraverso la fiscalità generale. Che vuol dire che chi è più ricco paga di più. Questo è chiarissimo nel programma di Liberi e Uguali: distribuzione più equa del carico fiscale, migliore progressività dell’imposta, lotta intransigente all’evasione: appunto, far pagare di più i ricchi e meno i poveri. Il contrario della proposta di introdurre l’imposta unica del 20%, o di ridurre le tasse a tutti, compresi i sette italiani che detengono una ricchezza pari al 30% della popolazione. E, insieme, occorre tornare a finanziare formazione e ricerca (l’Italia ha tagliato 9 miliardi a scuola e università, -17%, record Ocse), rovesciando una tendenza che rende i cofinanziamenti privati indispensabili a ogni livello, dalle borse di dottorato alle nuove assunzioni, ai fondi per la ricerca . Un progetto di eguaglianza e di libertà per gli studenti e anche di responsabilità, perché nessuno pensa di mantenere la gratuità a oltranza per i fuoricorso (con le debite distinzioni per gli studenti lavoratori)».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Baccelli afforonta quella che definisce « l’accusa più insidiosa, quella di favorire i ricchi. Ma è dimostrato che se il sistema universitario fosse finanziato interamente con le imposte dirette, le risorse darebbero spostate dai più abbienti ai più poveri. E vale anche la pena di affermare che ci sono ambiti in cui è necessario avere il coraggio di fare scelte di welfare universalistico (chi vorrebbe tornare indietro sul sistema sanitario nazionale?), lavorando affinché tutti i cittadini finanzino un bene comune, secondo le loro possibilità, attraverso la fiscalità generale. Che vuol dire che chi è più ricco paga di più. Questo è chiarissimo nel programma di Liberi e Uguali: distribuzione più equa del carico fiscale, migliore progressività dell’imposta, lotta intransigente all’evasione: appunto, far pagare di più i ricchi e meno i poveri. Il contrario della proposta di introdurre l’imposta unica del 20%, o di ridurre le tasse a tutti, compresi i sette italiani che detengono una ricchezza pari al 30% della popolazione. E, insieme, occorre tornare a finanziare formazione e ricerca (l’Italia ha tagliato 9 miliardi a scuola e università, -17%, record Ocse), rovesciando una tendenza che rende i cofinanziamenti privati indispensabili a ogni livello, dalle borse di dottorato alle nuove assunzioni, ai fondi per la ricerca . Un progetto di eguaglianza e di libertà per gli studenti e anche di responsabilità, perché nessuno pensa di mantenere la gratuità a oltranza per i fuoricorso (con le debite distinzioni per gli studenti lavoratori)».
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