Il presidio
Francesconi, la falegnameria dell’Italia unita
di Gregorio Andreini
Nel 1861 era già in via delle Chiavi d’oro, «Ma siamo attivi da cinquant’anni prima»
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LUCCA. Un’attività in città che va avanti ininterrottamente di padre in figlio da due secoli nello stesso luogo e che anche prima già esisteva. Il fondo che profuma di storia viva della città si trova in parte in Via delle Chiavi d'oro 10, sotto la Torre Guinigi ed è quello della Falegnameria Francesconi, che affaccia anche su piazza San Gregorio.
Un vero e proprio laboratorio artigianale in cui si avverte ancora l’odore forte del legno lavorato dalle sue instancabili macchine e del suo ricco vissuto, dove oggetti da lavoro più disparati che potrebbero essere per tanti ormai d’antiquariato qui hanno ancora qualcosa da dire e da dare mentre altri sono esposti come in un piccolo museo. Senza dimenticare, testimoni tante particolarità, che queste stanze esistevano sicuramente almeno in parte nel 1200.
Come sottolinea l’attuale proprietario Massimo Francesconi, «da un censimento del marchese Mazzarosa fatto nel lontano 1861, anno dell’Unità d’Italia e trovato negli archivi storici del Comune di Lucca, possiamo vedere che già un certo Martino Francesconi con i figli Placido e Giuseppe esercitava l'arte di falegname. Ma – sottolinea - siamo sicuri ci fosse già quest’attività almeno dal 1810, si pensa vicino a Piazza S. Michele. Fu il mio bisnonno Amerigo – prosegue il racconto - sempre nel 1861 ad arrivare in Via delle Chiavi d'oro nel luogo dove ancora oggi ci troviamo. Poi è toccato a nonno Giuseppe e a babbo Mario. Ora porto io avanti l’attività lavorativa di falegnameria e restauro della ditta con quattro operai ma mia figlia Michela è ormai pronta per venire qui a darmi una mano nella parte amministrativa». Da oltre 150 anni quindi la Falegnameria si trova ininterrottamente nello stesso luogo.
Come evidenzia Massimo Francesconi «sono passate ben quattro generazioni, proprio come dall’Italia unita e sono almeno sei quelle che la mia famiglia si guadagna da vivere qui facendo il falegname. La Camera di Commercio ci ha premiati nel 1955, nel 1981, nel 2003 con medaglia d’oro e con premio speciale per i 150 anni dell'unità d'Italia l’8 maggio 2011e per i nostri ininterrotti 150 anni di attività dal 1861. Una soddisfazione immensa per me e mio padre Mario, purtroppo poi scomparso dopo una veloce malattia l’11 luglio 2016».
Il segreto di andare avanti nel tempo sta in un binomio vincente: «Ciascuno dei proprietari della nostra famiglia che nel tempo si sono succeduti a capo della ditta ha imparato l’arte del falegname con impegno ma anche tanta passione. Tutti abbiamo iniziato sin da piccoli facendo il garzone nella bottega di famiglia e mettendoci a disposizione del proprio padre come un normale operaio, guidati da una grande volontà di voler imparare».
La ditta esegue lavori di restauro e ripristino di edifici storici e monumentali di Lucca e di altre città vicine. «L’artigianale può costare di più ma però il legno che noi realizziamo è unicamente massello. Facciamo prodotti superiori a pennello non a spruzzo ed ecologici non avendo poi nemmeno impiantato un camino. Una volta eravamo più facilitati nel lavoro da disegni dal vero. Il modellismo aiutava – sottolinea -, il ripristino degli arredi e dei portali della Chiesa di San Michele e di San Paolino, il restauro dell’organo quattrocentesco della Chiesa di Santo Stefano, del soffitto a cassettoni del Palazzo Boccella o quello completo di palazzo Guinigi in Lucca e l’Arsenale Mediceo o Palazzo Blu a Pisa sono alcuni dei tanti lavori che abbiamo realizzato».
Il falegname aggiunge alcune considerazioni importanti su come questo settore ha mutato pelle: «È cambiata la cultura degli oggetti domestici ed anche il nostro lavoro ne risente – mette in luce - prima si puntava più sul valore e ciò era un buon investimento per tutti. Alle nuove leve oggi manca poi per lo più la manualità. La gente tante volte non capisce ad esempio che certe persiane di alluminio in città non fanno fresco e dopo giorni di sole cocente poi le butti via anche perché il loro colore irrimediabilmente si danneggia e specie poi dopo ne risente il decoro. Sarebbe importante che tanti anche in città vi facessero attenzione. Non ho mai abbandonato questo fondo. Oggi sarebbe molto difficile ripartire da capo ed aprirne uno simile in città. Sono felice di averci creduto anche dopo i cambiamenti dei primi anni 2000 e di aver seguito la strada tracciata da mio padre Mario. All’esterno esiste ancora un’insegna dei tempi in cui era lui a condurre l’attività che riporta il suo nome».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un vero e proprio laboratorio artigianale in cui si avverte ancora l’odore forte del legno lavorato dalle sue instancabili macchine e del suo ricco vissuto, dove oggetti da lavoro più disparati che potrebbero essere per tanti ormai d’antiquariato qui hanno ancora qualcosa da dire e da dare mentre altri sono esposti come in un piccolo museo. Senza dimenticare, testimoni tante particolarità, che queste stanze esistevano sicuramente almeno in parte nel 1200.
Come sottolinea l’attuale proprietario Massimo Francesconi, «da un censimento del marchese Mazzarosa fatto nel lontano 1861, anno dell’Unità d’Italia e trovato negli archivi storici del Comune di Lucca, possiamo vedere che già un certo Martino Francesconi con i figli Placido e Giuseppe esercitava l'arte di falegname. Ma – sottolinea - siamo sicuri ci fosse già quest’attività almeno dal 1810, si pensa vicino a Piazza S. Michele. Fu il mio bisnonno Amerigo – prosegue il racconto - sempre nel 1861 ad arrivare in Via delle Chiavi d'oro nel luogo dove ancora oggi ci troviamo. Poi è toccato a nonno Giuseppe e a babbo Mario. Ora porto io avanti l’attività lavorativa di falegnameria e restauro della ditta con quattro operai ma mia figlia Michela è ormai pronta per venire qui a darmi una mano nella parte amministrativa». Da oltre 150 anni quindi la Falegnameria si trova ininterrottamente nello stesso luogo.
Come evidenzia Massimo Francesconi «sono passate ben quattro generazioni, proprio come dall’Italia unita e sono almeno sei quelle che la mia famiglia si guadagna da vivere qui facendo il falegname. La Camera di Commercio ci ha premiati nel 1955, nel 1981, nel 2003 con medaglia d’oro e con premio speciale per i 150 anni dell'unità d'Italia l’8 maggio 2011e per i nostri ininterrotti 150 anni di attività dal 1861. Una soddisfazione immensa per me e mio padre Mario, purtroppo poi scomparso dopo una veloce malattia l’11 luglio 2016».
Il segreto di andare avanti nel tempo sta in un binomio vincente: «Ciascuno dei proprietari della nostra famiglia che nel tempo si sono succeduti a capo della ditta ha imparato l’arte del falegname con impegno ma anche tanta passione. Tutti abbiamo iniziato sin da piccoli facendo il garzone nella bottega di famiglia e mettendoci a disposizione del proprio padre come un normale operaio, guidati da una grande volontà di voler imparare».
La ditta esegue lavori di restauro e ripristino di edifici storici e monumentali di Lucca e di altre città vicine. «L’artigianale può costare di più ma però il legno che noi realizziamo è unicamente massello. Facciamo prodotti superiori a pennello non a spruzzo ed ecologici non avendo poi nemmeno impiantato un camino. Una volta eravamo più facilitati nel lavoro da disegni dal vero. Il modellismo aiutava – sottolinea -, il ripristino degli arredi e dei portali della Chiesa di San Michele e di San Paolino, il restauro dell’organo quattrocentesco della Chiesa di Santo Stefano, del soffitto a cassettoni del Palazzo Boccella o quello completo di palazzo Guinigi in Lucca e l’Arsenale Mediceo o Palazzo Blu a Pisa sono alcuni dei tanti lavori che abbiamo realizzato».
Il falegname aggiunge alcune considerazioni importanti su come questo settore ha mutato pelle: «È cambiata la cultura degli oggetti domestici ed anche il nostro lavoro ne risente – mette in luce - prima si puntava più sul valore e ciò era un buon investimento per tutti. Alle nuove leve oggi manca poi per lo più la manualità. La gente tante volte non capisce ad esempio che certe persiane di alluminio in città non fanno fresco e dopo giorni di sole cocente poi le butti via anche perché il loro colore irrimediabilmente si danneggia e specie poi dopo ne risente il decoro. Sarebbe importante che tanti anche in città vi facessero attenzione. Non ho mai abbandonato questo fondo. Oggi sarebbe molto difficile ripartire da capo ed aprirne uno simile in città. Sono felice di averci creduto anche dopo i cambiamenti dei primi anni 2000 e di aver seguito la strada tracciata da mio padre Mario. All’esterno esiste ancora un’insegna dei tempi in cui era lui a condurre l’attività che riporta il suo nome».
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