Il Tirreno

Lucca

L’ex commerciante di lusso oggi cerca un lavoro part-time

di Barbara Antoni
L’ex commerciante di lusso oggi cerca un lavoro part-time

La storia di Flavio Gorini, per 42 anni titolare delle profumerie Goriot. «Il mio sogno? Fare il commesso»  

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Il mondo che corre e che può anche schiacciare vite durante la sua corsa è forse una sintesi calzante della storia di Flavio Gorini, conosciuto a Lucca anche come Goriot, nome che aveva dato alle sue famose profumerie. Che però non ha più. Inizialmente, da due le aveva ridotte a una; dai fondi di via Fillungo e via Calderia si era “ritirato” in via Buia, per poi doversi decidere a tirare giù la serranda. A «uscire di scena», come raccontò al Tirreno nel giugno 2014, quando chiuse il suo ultimo esercizio.

Quarantadue anni passati a vendere profumi e cosmetici di alta qualità, a truccare personaggi dello spettacolo visto che era un truccatore diplomato dello staff di Gil Cagné: oggi Gorini, 62 anni, altro non riesce a fare che un paio di mercati al mese, dove vende bigiotterie create da sua madre Nicla Baroni, che di anni ne ha 87. E poi cerca lavoro: il suo desiderio sarebbe un impiego anche part-time, anche a tempo determinato, nel commercio lucchese. Non si fa problemi a rivelare il suo bisogno di lavorare: lo ha comunicato anche attraverso un tagliando di ricerca di occupazione di quelli che il Tirreno pubblica ogni settimana.

«Sono qui, al mercato di Cascina - spiega Gorini quando lo contattiamo -. Faccio qualche mercato, ma senza portare a casa i giusti risultati. Vendo bigiotteria molto bella, in primo luogo quella creata da mia madre. Qualche volta va bene, molte altre no. La gente oggi è abituata ai prezzi delle cineserie, di spendere di più non vuol sentirne. Ho fatto anche l’ultimo mercato a Porta dei Borghi, a Lucca, ed è andato male. Più di due mercati al mese non faccio: parteciparvi ha un costo. Ma anche i mercati vanno sparendo: la grande distribuzione si è mangiata tutto. Del resto, si è mangiata anche le mie profumerie».

Le profumerie di famiglia, l’ultima chiusa tre anni fa, sono una ferita aperta per Gorini. «Dieci anni fa - racconta - quando avevo due negozi, ero il concessionario di dodici marchi di alto livello. Uno dopo l’altro però me li sono visti tutti ritirare: le ditte, molte internazionali, hanno preferito la grande distribuzione ai negozi singoli. E così noi siamo scomparsi. Oggi mi piacerebbe tanto rientrare in un negozio, anche per quattro ore al giorno; mi piacerebbe tornare a sentirmi utile per la società, che invece mi ha relegato alla condizione di rudere, a oggetto da mettere in cantina. Sono anche un esodato: con la legge Fornero per riscuotere la pensione devo aspettare di avere 67 anni».

«Ho inviato molti curricula a negozi lucchesi, anche alle catene: nessuno mi ha risposto - continua il racconto -. È una contraddizione: si cerca la professionalità, ma quando questa si presenta, viene rifiutata. A me servirebbe di tornare al pubblico. Mi sentirei di garantire una base di fatturato. Quelli che erano i nostri clienti non ci hanno dimenticato: quando li incontriamo, a me e a mia madre chiedono quando torneremo».

Gorini è sempre stato in prima linea per difendere il commercio lucchese. Quando aveva le profumerie, spesso si era fatto portavoce di gruppi di commercianti per elevare proteste e richieste alle amministrazioni, per fare presente la mancanza di parcheggi per accedere al centro e di regole nell’organizzazione del commercio. È stato protagonista anche di un atto di altruismo: nel 2014 fu picchiato da un uomo che stava aggredendo una ragazza: Gorini infatti intervenne per fermarlo.

«Il centro storico - spiega oggi il commerciante - è cambiato negli ultimi anni senza una regola, senza un progetto. Basta guardarsi intorno per rendersene conto. C’è troppo di tutto: troppi bar, troppi ristoranti, troppi luoghi per mangiare. E troppe catene dove si vende la stessa merce. Nei negozi della grande distribuzione vedo spesso commessi e commesse che sanno accogliere il cliente. Ma non sempre conoscono i prodotti e sono in grado di presentarli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani