Addio a Lugano, il poeta beat che parlava all’anima
Nato a Viareggio, ha avuto una vita avventurosa Due anni fa il suo ultimo libro, oggi i funerali
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LUCCA. Anche Lucca ha avuto una sua stagione beat, fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio successivo. Un ambiente fertile, a volte con intuizioni in anticipo rispetto ai fermenti italiani e non solo. Oggi uno dei protagonisti di quel periodo non c’è più: se ne è andato, all’età di 76 anni il poeta Bruno Lugano. Lugano incarnava il beat non solo nella scrittura ma anche nella fisionomia. E nella passione per i reading, per l’incarnazione “detta” del verso poetico, più che per quella “scritta” e, soprattutto, raccolta in volume. Perché Lugano ha scritto tanto, tantissimo. Una produzione quasi ipertrofica che segue il pensiero e considera i versi come mezzo privilegiato - se non l’unico - per elevarsi dalla quotidianità ed aspirare non tanto a una verità superiore, quanto al lenimento della “fatica di vivere”, per dirla con Pavese. Poche volte questa è stata cristallizzata in volumi. L’ultima volta due anni fa, con la raccolta “Nel rovescio del perdono”. Prima, molto prima, negli anni Settanta c’era stato “Carconia”, realizzato con Enzo Guidi, Iosko e Nello Cattalini.
Prima, durante e dopo una vitsa che merita di essere raccontata e che lo stesso Lugano ha spesso ricorsato, non solo attraverso il filtro dei versi. Il poeta era nato a Viareggio nel mezzo della Seconda guerra mondiale. Il padre non l’ha mai conosciuto, la madre - lucchese - era stata ripudiata dalla famiglia proprio a causa di quel figlio che stava per nascere. «Fui dato a balia - ha scritto - alla famiglia di un netturbino siciliano e vissi i primi due o tre anni di vita dividendo il lettone con le loro sette bambine. Non ricordo nulla ma deve essere stato il tempo più bello della mia vita. So che mi volevano bene. Ero il maschio che desideravano: lo chiamavo papà».
A tre anni cominciò il pellegrinaggio nei luoghi dei bambini senza famiglia: prima la madre lo mise all’istituto dell’infanzia abbandonata di Viareggio «in cambio di un bell’altare di marmo pagato dalla signora presso cui era a servizio saltuariamente». Poi, dagli 11 ai 19 anni, la colonia agricola di Mutigliano e, dopo, il periodo in Australia dove raccontò di aver «fatto di tutto».
Negli ultimi anni viveva a Sant’Alessio: «Passeggio, cucino, sopporto depressioni stupide e meno stupide, e faccio solo quello che fa apparire un po’ di anima. Non cerco nessuno, nemmeno il dottore. Appena me la sento prego. Se ho un po’ di forza mi viene la poesia».
E la poesia veniva, eccome. Così come le occasioni di leggerla e di riproporre il suo valore eversivo nella piattezza quotidiana. I funerali di Lugano si terranno questo pomeriggio alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Sant’Alessio.(l.c.)
Prima, durante e dopo una vitsa che merita di essere raccontata e che lo stesso Lugano ha spesso ricorsato, non solo attraverso il filtro dei versi. Il poeta era nato a Viareggio nel mezzo della Seconda guerra mondiale. Il padre non l’ha mai conosciuto, la madre - lucchese - era stata ripudiata dalla famiglia proprio a causa di quel figlio che stava per nascere. «Fui dato a balia - ha scritto - alla famiglia di un netturbino siciliano e vissi i primi due o tre anni di vita dividendo il lettone con le loro sette bambine. Non ricordo nulla ma deve essere stato il tempo più bello della mia vita. So che mi volevano bene. Ero il maschio che desideravano: lo chiamavo papà».
A tre anni cominciò il pellegrinaggio nei luoghi dei bambini senza famiglia: prima la madre lo mise all’istituto dell’infanzia abbandonata di Viareggio «in cambio di un bell’altare di marmo pagato dalla signora presso cui era a servizio saltuariamente». Poi, dagli 11 ai 19 anni, la colonia agricola di Mutigliano e, dopo, il periodo in Australia dove raccontò di aver «fatto di tutto».
Negli ultimi anni viveva a Sant’Alessio: «Passeggio, cucino, sopporto depressioni stupide e meno stupide, e faccio solo quello che fa apparire un po’ di anima. Non cerco nessuno, nemmeno il dottore. Appena me la sento prego. Se ho un po’ di forza mi viene la poesia».
E la poesia veniva, eccome. Così come le occasioni di leggerla e di riproporre il suo valore eversivo nella piattezza quotidiana. I funerali di Lugano si terranno questo pomeriggio alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Sant’Alessio.(l.c.)
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