Il Tirreno

Lucca

Otto anni dopo, lo sfogo della sorella di Vanessa

di Barbara Antoni
Vanessa Simonini
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Vanessa Simonini

Melania Simonini: «Mostrerei le foto di quando fu uccisa. Tutti capirebbero cos’è la violenza»

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LUCCA. Otto anni senza Vanessa Simonini, i suoi vent’anni portati via dalla furia omicida di quello che lei, ingenuamente, credeva un amico fidato. Il suo sorriso rubato, il suo futuro cancellato da due mani brutali che, stringendola al collo, le tolsero per sempre il respiro. Otto anni dopo quel dolore brucia - e non smetterà mai - nel ricordo di lei. Brucia, e fa male, molto male, in primo luogo nel cuore dei suoi familiari.

A Melania Simonini, una delle sue due sorelle, il 7 dicembre - la notte del 2009 in cui Vanessa fu uccisa sul greto del Serchio, a Gallicano dove viveva- «un piccolo sfogo è venuto dal cuore», come racconta, e si è tradotto in una riflessione. L’ha affidata ai social, e ha avuto l’effetto di un terremoto. È giusto riportarla, prima di parlarne.
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«Vorrei condividere le tue ultime, foto fatte quella sera dai carabinieri - scrive Melania nel post a cui ha affiancato la bellissima foto di Vanessa con la nipotina, all’epoca di nemmeno cinque anni -. Ti hanno trovata al buio, stesa su quel prato vicino il fiume sotto quella pioggia battente. Certo non sono belle queste foto: nel tuo viso vedo la lotta alla vita, nei tuoi occhi la fine per un egoismo. Vorrei mostrarle per far capire bene cosa sia successo quella sera del 7 dicembre 2009: servisse al nostro governo per cambiare queste leggi che tutelano solo questi assassini, a questa società fatta anche di individui insensibili. Forse si capirebbe perché una mamma, Maria Grazia Forli, sta lottando per la certezza della pena. Servisse alla coscienza di questi uomini e donne, a questa indifferenza della società, a portare più rispetto. Servisse per meno egoismo e più amore per gli altri. Ma forse servirebbe solo a dare più lavoro al mio avvocato per difendermi da queste immagini forti e violente. Quindi condivido una delle ultime foto con in braccio la tua nipotina, quella nipotina che sta crescendo in un mondo spero più bello del tuo».

Melania vorrebbe condividerle davvero, mostrarle, quelle foto scattate dalle forze dell’ordine che trovarono Vanessa senza vita sul greto del fiume.

«Le abbiamo viste, io e mia sorella - spiega a voce Melania - circa due mesi dopo che era successo. Se la gente le vedesse, forse capirebbe cosa significa violenza. La nostra famiglia le ha acquisite perché servivano al nostro avvocato per la difesa. Abbiamo pagato quattrocento euro alla procura per avere il cd con quelle immagini. Dopo il processo, babbo e mamma le hanno messe sotto chiave. Quelle foto - dice - io farei vedere in occasione del 25 novembre: anche chi fa le leggi potrebbe capire fino in fondo, vedendole, cosa è la violenza. Quando accadono tragedie come quella che abbiamo subito noi, la gente dice “povera famiglia”. Per la famiglia della vittima il calvario comincia lì: deve anche pagare quattrocento euro per avere le foto del proprio familiare ucciso. E deve pagare l’avvocato per difendersi. Non esiste una tutela, non esiste il supporto di una figura professionale per la famiglia della vittima: se decidi di ricorrervi, devi fare fronte da te, te lo devi pagare da te. A noi sono state molto vicine le persone e il parroco. Anche affrontare il processo è una cosa bruttissima, anche sbrigare tutte le pratiche necessarie e previste: se ci ripenso, non so proprio come abbiamo fatto a superare tutto quanto».

Melania parla come parlasse a se stessa. Parla con quel coraggio incredibile che è il tratto più forte della sua mamma Maria Grazia, della sua instancabile lotta per la certezza della pena: a Simone Baroncini, l’assassino di Vanessa, trentacinquenne all’epoca dei fatti, per legge è stato concesso un doppio sconto di pena, in primo grado e in appello, fino a inquadrare la sua pena in sedici anni di detenzione.

«Lo sfogo sul social - ripete Melania - mi è venuto dal cuore. In quei giorni lì (vicini all’anniversario dell’uccisione di Vanessa, ndr) ti ricordi tutto, cosa avevi fatto quella mattina, quella sera, e ti viene fuori la rabbia. Io continuo a sperare in un mondo migliore. La bambina nella foto con Vanessa è mia figlia. Spero che vivrà in un futuro più giusto. E avrei voluto che Vanessa fosse stata l’ultima donna ad essere uccisa. Ma non è stato così».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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