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«Con il fruttivendolo abbiamo bloccato uno dei due banditi»
di Luca Tronchetti
Il racconto dell’ex appuntato e titolare dell’ex bar Dina I malviventi erano arrivati da Bologna con una Ford CMax
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GRAGNANO. Pendolari del crimine che si spostano sul territorio nazionale a tutte le ore del giorno e della notte per compiere reati contro il patrimonio. Dai furti alle truffe sino alle rapine. Stavolta nel mirino dei malviventi specializzati nei reati predatori è finita la zona Nord del comune di Capannori nel triangolo Gragnano-Lappato-Camigliano. Lì nel giro di due ore i carabinieri sono intervenuti - in due distinte operazioni - per arrestare quattro persone con due ancora latitanti. Protagoniste due distinte gang di nomadi che hanno agito in modo indipendente l’una dall’altra probabilmente all’oscuro della loro presenza contemporanea nel raggio di pochi chilometri. Di certo c’è che poco dopo le 11,30 di mercoledì due nomadi di origine rumena e residenti a Bologna hanno parcheggiato una Ford C-Max di proprietà di una cognata dalla parte opposta della strada dove si trova l’ex bar Dina (non Diva come erroneamente riportato) oggi ribattezzato bar Mirko dal nome del figlio del gestore del locale e protagonista, come anticipato nell’edizione di ieri, dell’arresto di uno dei due malviventi: Cosimo Del Giudice. Residente a Ruota, originario della Puglia, ma ormai lucchese d’adozione, sino al 2006 ha fatto parte dell’Arma dei carabinieri. Un appuntato che ha prestato servizio prima al nucleo radiomobile e poi alla centrale operativa di Cortile degli Svizzeri. E proprio il suo spirito di osservazione, tipico di chi ha indossato per anni una divisa, è stato determinante per arrivare alla cattura di almeno uno dei due banditi: Luca Vasile, 52 anni, origine rumene e residente a Bologna con numerosi precedenti di polizia. . Ùdienza di convalida. Il nomade è detenuto nel carcere di San Giorgio in attesa dell’udienza di convalida da parte del giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri che potrebbe tenersi già in mattinata. È accusato di rapina aggravata in concorso con un complice, un connazionale rom sui 47-48 anni, che è ancora ricercato dagli inquirenti. Nei suoi confronti ci sono una serie di indizi che potrebbero portare in tempi ragionevoli alla sua incriminazione.
Il racconto. È rimasto al pronto soccorso del San Luca da mezzogiorno sino alle 17 del pomeriggio l’ex carabiniere titolare dell’ex bar Dina sulla via Pesciatina a Gragnano tra Quattromura e Fontanuova. «Sono entrati nel bar verso le 11,30 di mercoledì - racconta Del Giudice - Uno di loro, quello che poi ho bloccato, indossava un giubbotto di pelle scamosciato con un paio di jeans e l’altro invece aveva un giacchetto di pile blu con una scritta di una cartiera. Si sono avvicinati al bancone e uno mi ha chiesto un caffè». Consumato l’espresso hanno pagato con un euro e si sono rivolti al barista chiedendo dove si trovava la sala slot: «Le sei macchinette - prosegue l’ex appuntato nel racconto - sono in una stanzetta delimitata e chiusa da un cancelletto. Lo ammetto: quei due tipi li tenevo d’occhio perché non mi convincevano. Come mi sono accorto che stavano svuotando le macchinette? Ormai da dieci anni faccio questo lavoro e conosce il tintinnio delle monete che escono in caso di vincita. Durano pochi istanti anche perché il montepremi non può essere superiore ai cento euro. Invece quel tintinnio velocissimo proseguiva a ritmo incessanti e non si fermava. Allora non ho esitato un minuto. Mia moglie è rimasta al banco e io sono andato a vedere cosa stavano combinando». Giusto in tempo perché la prima slot machine era stata aperta utilizzando un passpartout e Luca Vasile aveva già prelevato il contenuto mettendosi i soldi in tasca: «Oltre trecento euro. - conclude Del Giudice - Ho urlato cosa stessero facendo e quello che poi ho immobilizzato mi è venuto addosso. È sorta una colluttazione mentre mia moglie andava a chiamare il venditore ambulante di frutta e verdura che è parcheggiato proprio nello spiazzo dalla parte opposta della strada. Io mi sono concentrato su quello che aveva preso i soldi. L’altro quando si è accorto che stava arrivando il fruttivendolo è fuggito a piedi perché le chiavi della Ford C-Max (posta sotto sequestro dai carabinieri per conto della procura) erano nella tasca del giubbotto in pelle del rumeno che ero riuscito a bloccare. Con l’aiuto del commerciante abbiamo immobilizzato il ladro e avvertito i carabinieri. I miei ex colleghi sono stati velocissimi. Nel giro di 5 minuti sono arrivate le pattuglia di Capannori e di Lammari e hanno portato via il malvivente che mi auguro rimanga in carcere».
Il racconto. È rimasto al pronto soccorso del San Luca da mezzogiorno sino alle 17 del pomeriggio l’ex carabiniere titolare dell’ex bar Dina sulla via Pesciatina a Gragnano tra Quattromura e Fontanuova. «Sono entrati nel bar verso le 11,30 di mercoledì - racconta Del Giudice - Uno di loro, quello che poi ho bloccato, indossava un giubbotto di pelle scamosciato con un paio di jeans e l’altro invece aveva un giacchetto di pile blu con una scritta di una cartiera. Si sono avvicinati al bancone e uno mi ha chiesto un caffè». Consumato l’espresso hanno pagato con un euro e si sono rivolti al barista chiedendo dove si trovava la sala slot: «Le sei macchinette - prosegue l’ex appuntato nel racconto - sono in una stanzetta delimitata e chiusa da un cancelletto. Lo ammetto: quei due tipi li tenevo d’occhio perché non mi convincevano. Come mi sono accorto che stavano svuotando le macchinette? Ormai da dieci anni faccio questo lavoro e conosce il tintinnio delle monete che escono in caso di vincita. Durano pochi istanti anche perché il montepremi non può essere superiore ai cento euro. Invece quel tintinnio velocissimo proseguiva a ritmo incessanti e non si fermava. Allora non ho esitato un minuto. Mia moglie è rimasta al banco e io sono andato a vedere cosa stavano combinando». Giusto in tempo perché la prima slot machine era stata aperta utilizzando un passpartout e Luca Vasile aveva già prelevato il contenuto mettendosi i soldi in tasca: «Oltre trecento euro. - conclude Del Giudice - Ho urlato cosa stessero facendo e quello che poi ho immobilizzato mi è venuto addosso. È sorta una colluttazione mentre mia moglie andava a chiamare il venditore ambulante di frutta e verdura che è parcheggiato proprio nello spiazzo dalla parte opposta della strada. Io mi sono concentrato su quello che aveva preso i soldi. L’altro quando si è accorto che stava arrivando il fruttivendolo è fuggito a piedi perché le chiavi della Ford C-Max (posta sotto sequestro dai carabinieri per conto della procura) erano nella tasca del giubbotto in pelle del rumeno che ero riuscito a bloccare. Con l’aiuto del commerciante abbiamo immobilizzato il ladro e avvertito i carabinieri. I miei ex colleghi sono stati velocissimi. Nel giro di 5 minuti sono arrivate le pattuglia di Capannori e di Lammari e hanno portato via il malvivente che mi auguro rimanga in carcere».
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