Caso Tenucci, l’evasione fiscale è inferiore alla soglia penale
di Luca Tronchetti
Dall’Agenzia delle Entrate e dai testimoni della difesa del noto commerciante del centro storico la frode ammonta nel triennio 2010-2012 a cifre inferiori ai 150mila euro. Si tratta di illecito tributario
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LUCCA. Non avrebbe dovuto esserci alcun sequestro per equivalente nei confronti dei Umberto Tenucci, 70 anni, storico negoziante di via Fillungo e della moglie Carla Massei accusati di una presunta evasione fiscale per circa 6 milioni e 400mila euro e di imposte non pagate per 800mila euro limitatamente al periodo 2010-2012. Il motivo? Stando al ragionier Stefano Mariotti - consulente del lavoro e testimone della difesa - e andando a leggere gli stessi documenti prodotti dall’Agenzia delle Entrate, sarebbe stata accertata un’evasione fiscale sia di Tenucci che della Massei e per le maggiori imposte dovuta dalla «Ferdinando Tenucci e C.» società in accomandita semplice decisamente inferiore alla soglia penale stabilita per gli anni 2010, 2011 e 2012. E stando alla normativa l’evasione fiscale diventa reato soltanto quando l’imposta evasa supera la soglia di 150mila euro annui o se i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i tre milioni di euro.
Dati e cifre. Dai documenti depositati dagli avvocati Lodovica Giorgi e Paolo Mei, legali degli imputati, al giudice monocratico Simone Silvestri e provenienti dall’Agenzia delle Entrate risulta che nel verbale di accertamento del 2010, recapitato al noto commerciante lucchese, il maggior reddito dedotto dalla Guardia di Finanza era di 1,374 milioni mentre al termine dei controlli legati all’ipotesi di conciliazione l’imponibile su cui calcolare l’Irpef era di 346mila euro con un’evasione accertata di 130. 671 euro. Quindi sotto la soglia di rilevanza penale e oggetto quindi di illeciti tributari che non danno luogo a procedimenti penali e non macchiano la fedina penale. Stesso discorso per la moglie di Tenucci: maggior reddito accertato dalla fiamme gialle 1,133 milioni, definito dall’Agenzia delle Entrate in 240mila euro con un’evasione accertata di 96.316 euro. E per l’Iva della sas «Ferdinando Tenucci e C.»? Di fronte ad una soglia penale di 250mila euro nel 2010 il verbale di accertamento era di 99mila euro mentre negli avvisi di accertamento datati 2011 e 2012 le somme dovute ai fini Iva erano rispettivamente di 72.729 euro e 87.405 euro. Tutte sotto la soglia penale.
Avvisi di accertamento. Anche per quanto concerne gli avvisi di accertamento per Tenucci e consorte relativi agli anni 2011 e 2012 la soglia penale è decisamente inferiore. Per il 2011 l’accertamento per il commerciante era di 1,383 milioni a fronte di una definizione di 224mila euro di imponibile e quindi un’evasione di 98.723 euro mentre per il 2012 l’accertamento presuntivo delle Gdf era di 754.723 euro quello definito di 254mila euro e l’evasione per maggior Irpef di 109.508. Per la moglie l’evasione ammonta a 77.079 euro per il 2011 e 81.591 euro per il 2012.
Rinvio per sentenza. A fronte di quei verbali il giudice monocratico ha rinviato l’udienza al 18 dicembre per la discussione e la sentenza. A rigor di logica, se non ci saranno fatti nuovi, il giudice potrebbe emettere anche una sentenza di non luogo a procedere. Di certo, nella prossima udienza, il giudice deciderà sul dissequestro dei beni immobili.
Dati e cifre. Dai documenti depositati dagli avvocati Lodovica Giorgi e Paolo Mei, legali degli imputati, al giudice monocratico Simone Silvestri e provenienti dall’Agenzia delle Entrate risulta che nel verbale di accertamento del 2010, recapitato al noto commerciante lucchese, il maggior reddito dedotto dalla Guardia di Finanza era di 1,374 milioni mentre al termine dei controlli legati all’ipotesi di conciliazione l’imponibile su cui calcolare l’Irpef era di 346mila euro con un’evasione accertata di 130. 671 euro. Quindi sotto la soglia di rilevanza penale e oggetto quindi di illeciti tributari che non danno luogo a procedimenti penali e non macchiano la fedina penale. Stesso discorso per la moglie di Tenucci: maggior reddito accertato dalla fiamme gialle 1,133 milioni, definito dall’Agenzia delle Entrate in 240mila euro con un’evasione accertata di 96.316 euro. E per l’Iva della sas «Ferdinando Tenucci e C.»? Di fronte ad una soglia penale di 250mila euro nel 2010 il verbale di accertamento era di 99mila euro mentre negli avvisi di accertamento datati 2011 e 2012 le somme dovute ai fini Iva erano rispettivamente di 72.729 euro e 87.405 euro. Tutte sotto la soglia penale.
Avvisi di accertamento. Anche per quanto concerne gli avvisi di accertamento per Tenucci e consorte relativi agli anni 2011 e 2012 la soglia penale è decisamente inferiore. Per il 2011 l’accertamento per il commerciante era di 1,383 milioni a fronte di una definizione di 224mila euro di imponibile e quindi un’evasione di 98.723 euro mentre per il 2012 l’accertamento presuntivo delle Gdf era di 754.723 euro quello definito di 254mila euro e l’evasione per maggior Irpef di 109.508. Per la moglie l’evasione ammonta a 77.079 euro per il 2011 e 81.591 euro per il 2012.
Rinvio per sentenza. A fronte di quei verbali il giudice monocratico ha rinviato l’udienza al 18 dicembre per la discussione e la sentenza. A rigor di logica, se non ci saranno fatti nuovi, il giudice potrebbe emettere anche una sentenza di non luogo a procedere. Di certo, nella prossima udienza, il giudice deciderà sul dissequestro dei beni immobili.
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