«Ora intitoliamo la curva Ovest a Erno Erbstein»
L’Associazione volontari della libertà propone di ricordare l’allenatore di origini ebraiche della Lucchese negli anni Trenta
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LUCCA. Intitolare la curva Ovest a Erno Erbstein, l’allenatore ungherese di origine ebraiche che negli anni Trenta portò la Lucchese in serie A e che in seguito fu deportato in un campo di lavoro, prima di diventare direttore tecnico del Grande Torino e morire nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949. È la proposta dell’associazione Volontari della libertà Lucca (Avl), federata alla Fivl che dal 1948 raccoglie i partigiani autonomi e cattolici e si occupa della Resistenza senza armi di donne, sacerdoti, prigionieri, internati. Si tratta di una risposta a quanto avvenuto domenica sera in occasione della premiazione dell’ex deportato Dante Unti. Una risposta che riprende quanto proposto dal Tirreno già nel 2015.
«Avl Lucca non condanna il gesto, frutto di ignoranza culturale prima che ideologica o politica - si legge in uina nota - e non chiede la chiusura della curva, né tantomeno ipotetiche sanzioni per la società. Altresì protocollerà quanto prima la richiesta di intitolare la curva ovest a Erno Erbstein, l’allenatore di origini ebraiche della Lucchese degli anni 1933-1938. Inoltre Avl Lucca chiede che venga letto ad inizio di ogni partita fino al termine del campionato (quando ancora i calciatori e l’arbitro sono negli spogliatoi e dunque senza attendere l’iter della Figc), brani tratti dal diario di Anna Frank».
L’associazione chiede inoltre «che tutte le società calcistiche con settori giovanili dedichino parte della programmazione al lavoro sui bambini, alla crescita di un rapporto di eguaglianza e solidarietà, riprendendo i valori della Costituzione italiana. Grazie al gesto infantile, ma pericolosamente contagioso ed emulatorio di pochi ragazzi ineducati, Lucca può diventare da oggi un laboratorio». Anche perché alcuni ragazzini non sanno che la Lucchese del 1936/1937 fu vera squadra di Resistenti al fascismo «annoverando tra le sue fila uomini come Bruno Scher, l’istriano che non volle italianizzare il proprio cognome. Libero (“di nome e di fatto”) Marchini che si rifiutò sempre di alzare il braccio per il saluto fascista. Gino Callegari l’anarchico padovano che lo stesso Mussolini durante un incontro di calcio non salutò. Aldo Olivieri, il gatto volante, il super portiere dei mondiali rigorosamente antifascista. E infine Bruno Neri, nome di battaglia Berni, il calciatore partigiano che morì ucciso dai tedeschi domenica nove luglio 1944 nel Casale di Modigliana. Questi sono i simboli indelebili di una Lucchese che è esempio e che nessun gesto di non conoscenza potrà mai cancellare».
SERVIZI A PAG. 9.
«Avl Lucca non condanna il gesto, frutto di ignoranza culturale prima che ideologica o politica - si legge in uina nota - e non chiede la chiusura della curva, né tantomeno ipotetiche sanzioni per la società. Altresì protocollerà quanto prima la richiesta di intitolare la curva ovest a Erno Erbstein, l’allenatore di origini ebraiche della Lucchese degli anni 1933-1938. Inoltre Avl Lucca chiede che venga letto ad inizio di ogni partita fino al termine del campionato (quando ancora i calciatori e l’arbitro sono negli spogliatoi e dunque senza attendere l’iter della Figc), brani tratti dal diario di Anna Frank».
L’associazione chiede inoltre «che tutte le società calcistiche con settori giovanili dedichino parte della programmazione al lavoro sui bambini, alla crescita di un rapporto di eguaglianza e solidarietà, riprendendo i valori della Costituzione italiana. Grazie al gesto infantile, ma pericolosamente contagioso ed emulatorio di pochi ragazzi ineducati, Lucca può diventare da oggi un laboratorio». Anche perché alcuni ragazzini non sanno che la Lucchese del 1936/1937 fu vera squadra di Resistenti al fascismo «annoverando tra le sue fila uomini come Bruno Scher, l’istriano che non volle italianizzare il proprio cognome. Libero (“di nome e di fatto”) Marchini che si rifiutò sempre di alzare il braccio per il saluto fascista. Gino Callegari l’anarchico padovano che lo stesso Mussolini durante un incontro di calcio non salutò. Aldo Olivieri, il gatto volante, il super portiere dei mondiali rigorosamente antifascista. E infine Bruno Neri, nome di battaglia Berni, il calciatore partigiano che morì ucciso dai tedeschi domenica nove luglio 1944 nel Casale di Modigliana. Questi sono i simboli indelebili di una Lucchese che è esempio e che nessun gesto di non conoscenza potrà mai cancellare».
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