Il Tirreno

Lucca

«Il rincaro ci costringerà a licenziare del personale»

di Barbara Antoni
«Il rincaro ci costringerà a licenziare del personale»

I titolari di bar, ristoranti e pasticcerie del centro sono sul piede di guerra Qualcuno addirittura è disposto a protestare chiudendo il proprio esercizio

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LUCCA. «Se aumentano del doppio il costo del suolo pubblico sarò costretto a ridurre il personale perché altrimenti non ci rientro con le spese». Non usa mezzi termini Cosimo Leo, il titolare del ristorante Pane e Vino. Siamo nel cuore di piazza Anfiteatro, una delle zone del centro storico dove l’occupazione del suolo pubblico è maggiore e dove il rialzo delle tariffe pesa di più. È l’ora di pranzo e i tavolini del locale sono tutti occupati ma a quanto pare, stando alle dichiarazioni raccolte, questo non basta a garantire un guadagno congruo alla fine del mese. In più la notizia di questo forte rincaro arriva proprio quando l’inverno è alle porte e si va verso la bassa stagione turistica, periodo nel quale si sa, complice il maltempo, è più difficile fare il tutto esaurito. «Le spese sono sempre di più – continua Leo – noi siamo stanchi e sempre più in difficoltà. Questo tipo di provvedimenti servono solo a far aumentare la disoccupazione. Già io d’inverno chiudo perché non mi conviene pagare il suolo pubblico e per il periodo estivo, da marzo a novembre, arrivo a spendere 8.000 euro per un’area di 40 metri quadri. Se questo aumento del costo ci sarà sul serio non mi potrò permettere di pagarlo. Dovrò rivedere l’ampiezza dell’area e di conseguenza avrò bisogno anche di un numero inferiore di dipendenti».

E spostandosi appena di qualche metro il malcontento non diminuisce. Anzi. Nel ristorante Dal Puccini-Toscana Tipica incontriamo il titolare, Maurizio Micheli. «Al raddoppio del costo corrisponde il raddoppio del disagio – dichiara Micheli –. Con questo rincaro dovrò decidere se aprire o meno nel periodo invernale: per ora avevo resistito ma ora devo fare un po’ di conti. D’altronde non ci mettono nelle condizioni di lavorare in bassa stagione perché quando abbiamo chiesto di poter mettere delle pedane per evitare che i clienti si bagnassero o di chiudere l’area per evitare le intemperie ce l’hanno sempre impedito. Poi – conclude – un aumento dall’oggi al domani di più del doppio della spesa è davvero esagerato». Stesse difficoltà anche per Francesco Veggi che da cinque anni gestisce un’attività in piazza Anfiteatro. «Sono bravi solo a prendere soldi – sostiene –; se l’aumento corrispondesse anche alla possibilità di avere più tavolini quando ce n’è bisogno allora potrei capire altrimenti è una richiesta ingiustificata».

Intanto tra i commercianti della piazza si sparge la voce del rincaro della Cosap, il dibattito si “popola” di voci e la rabbia sale tanto che si uniscono alla conversazione anche commercianti delle vie limitrofe. «Non va bene – dice Filippo Pardini che da aprile gestisce l’osteria Parlascio –, non ce l’hanno nemmeno comunicato. Se il costo dovesse aumentare del doppio sarebbe una rimessa».

La protesta passa anche da piazza Napoleone, altra zona inserita nella categoria A+ in cui il costo giornaliero al metro quadro potrebbe aumentare da 41 a 97 centesimi. «Su quale base l’amministrazione decide di raddoppiare il costo del suolo pubblico? – chiede Davide Cantieri, titolare del bar Pacini, che ha un’area di suolo pubblico di 36 metri quadri -. Se veramente questi ritocchi ci saranno, cercheremo di bloccarli attraverso le nostre associazioni di categoria. Ci faremo sentire – prosegue – e se questo non dovesse bastare alla fine saremo costretti a ridimensionare l’area e quindi a diminuire anche il personale». Spostandosi in piazza San Michele si alza il coro dei “no” e c’è anche chi “minaccia” di chiudere il locale per protesta. «Per salvaguardare e valorizzare il tessuto commerciale – dichiara Andrea Cordoni, titolare del bar Caffè del Mercato e vicepresidente dei baristi –. Il centro storico non necessita di un aumento del costo del suolo pubblico a zone differenziate perché il nostro settore non ha locali di serie A e di serie B ma si cerca di lavorare bene per i lucchesi e per i turisti. Questo aumento – prosegue – è del tutto ingiustificato e lotteremo anche con la chiusura dei locali perché questo non avvenga». Il problema infatti, stando a quanto sostengono i titolari di alcune attività di piazza San Michele è anche il fatto che ad un aumento della tassa non corrisponda alcun intervento di miglioria da parte del Comune. «Per la salvaguardia e la valorizzazione della zona – conclude Cordoni – servono ad esempio i bagni pubblici aperti tutta la notte e un controllo dei vigili che garantisca una movida sicura».

E anche la titolare della Tana del Boia, Francesca Valle, chiede almeno che a questo aumento corrisponda una maggiore valorizzazione e cura della piazza. «Il rincaro potrebbe anche essere comprensibile – dichiara Valle, che “occupa” una porzione di 12 metri quadri di suolo pubblico – ma bisogna capire l’impiego che il Comune vuol fare di questi soldi. Se una percentuale del ricavo venisse utilizzata per valorizzare la piazza, per esempio garantendo l’installazione di una adeguata illuminazione durante il periodo natalizio, accetteremo anche di buon grado». A chiedere più cura per la piazza è anche il titolare del bar pasticceria Taddeucci. «Sono molto contrario a questa proposta – dichiara Marino Taddeucci – perché i servizi che vengono in soccorso di questo aumento sono nulli. Ad esempio la pulizia della strada andrebbe rivista e non dovrebbe essere fatta da un macchinario. Un altro problema è quello dei piccioni e in qualche modo andrebbe gestito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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