Il Tirreno

Lucca

L’assassino di Vania Vannucchi ricorre in Cassazione

di Luca Tronchetti
L’assassino di Vania Vannucchi ricorre in Cassazione

Lucca, le tesi presentate dai legali di Russo: «Non ci fu stalking né premeditazione». Chiesta anche la perizia psichiatrica 

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LUCCA. Trenta pagina per motivare il ricorso avverso alla sentenza di condanna in abbreviato a 30 anni di reclusione del giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri nei confronti di Pasquale Russo, l’autore del delitto di Vania Vannucchi arsa viva dall’uomo che sosteneva di amarla. Il reclamo è stato depositato in tribunale dagli avvocati Gianfelice Cesaretti e Paolo Mei che, tra l’altro, chiederanno di essere ammessi all’istituto del gratuito patrocinio visto che il loro assistito - rinchiuso nel carcere di Prato - è nulla tenente.

Stalking e premeditazione. Se da un lato le motivazioni della sentenza di condanna del gup sposano in pieno quelle del sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto e si basano principalmente sulle aggravanti della premeditazione e della crudeltà, il ricorso dei legali dell’assassino, macchiatosi di uno dei crimini più efferati avvenuti in Lucchesia negli ultimi decenni, si basano su assunti diametralmente opposti: l’insussistenza delle aggravanti dello stalking e della premeditazione.

I punti essenziali. Secondo i due legali, tecnicamente il reato di atti persecutori presuppone che la vittima subisca uno stress psicologico dal molestatore e abbia paura dello stalker al punto tale di cambiare le sue abitudini di vita. Per l’ufficio del pubblico ministero il reato si configura cambiando il numero di telefono del cellulare. Ma per la difesa quell’elemento non è di per sé costitutivo di una modifica dello stile di vita. Tanto che la mattina della tragedia fu la stessa vittima ad andare a cercare quello che sarà il suo carnefice. E, nonostante screzi, molestie e minacce, non denunciò subito Pasquale Russo alle forze dell’ordine o all’autorità giudiziaria. E dai colloqui intercorsi con le amiche e le colleghe emerge, sempre stando ai legali della difesa dell’omicida, la donna non temeva per la sua vita ed era convinta di gestire quella situazione senza difficoltà. Un altro punto discordante è quello della premeditazione. Per il pool difensivo non c’è lasso temporale sufficiente dal momento in cui l’ex spasimante decide di uccidere Vania al momento in cui mette in atto il piano. Per la difesa quel momento scaturisce poco più di mezz’ora prima il delitto quando l’ex socio della cooperativa che lavorava dell’Asl si avvicinò ad una pompa di benzina e riempì la tanica. Quindi in un arco temporale molto breve che stride con quanto sostiene la Cassazione. Per l’accusa invece Russo pianificò tutto nell’arco temporale che va dalle 8.21 del mattino dopo il furto del cellulare in casa della donna sino alle 12.06 il momento in cui riempendo la tanica di liquido infiammabile mette in atto la sua azione omicida.

La perizia psichiatrica. Tralasciando la disquisizione puramente tecnico-teorica sul concetto di crudeltà che differisce da quanto sostiene nella sentenza il gup Aracri, un altro punto essenziale riguarda la perizia psichiatrica. I due legali ribadiscono la necessità - anche sulla base degli atti processuali con sms telefonici inviati dall’assassino a Vania nei quali lui sosteneva di «stare male» manifestando uno stato di disagio - della nomina di uno psichiatra che stabilisca se, al momento di commettere l’omicidio, Russo era parzialmente capace di intendere e di volere e quindi semi infermo di mente.

I tempi. Obiettivo è quello di una riduzione, seppur lieve e legata alle aggravanti, della condanna in primo grado. I tempi del processo d’Appello? Una volta che gli atti verranno trasmessi a Firenze si calcola che servirà circa un anno per fissare il nuovo processo.
 

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