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Lucca

Tambellini: a Del Debbio voglio regalare 361 fagioli

di Barbara Antoni
Tambellini: a Del Debbio voglio regalare 361 fagioli

La provocazione del sindaco: «Disse che dovevo tornare a coltivare la terra Ora lo sfido a una gara di vanga». Sul Summer: deve decidere il consiglio 

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LUCCA. Sono scaduti il 3 ottobre i primi cento giorni di governo del mandato bis del sindaco Alessandro Tambellini. Il 4 poi, con la bocciatura del ricorso presentato dall’avversario, il candidato sindaco del centrodestra Remo Santini, il Tar toscano ha dato a Tambellini la sicurezza di proseguire nel suo incarico alla guida della città. «Cento giorni? Mah - commenta il primo cittadino - per noi non sono una novità, solo una continuazione della nostra attività amministrativa. Anche se intervallata da una campagna elettorale durissima».

Vero sindaco. Ma questa volta ha vinto con soli 361 voti di scarto. Si è domandato dove ha fallito nei primi cinque anni di governo per affermarsi con una vittoria così risicata?

«Voglio ricordare che quando Giulio Lazzarini perse con Altero Matteoli il seggio in Parlamento fu per un numero ancora minore di voti. I problemi di oggi sono l’allontanamento dalla vita politica e il forte astensionismo. Questo deve far riflettere. Comunque, l’insegnamento che ho tratto da questa esperienza è che nell’azione amministrativa deve esserci un equilibrio tra il centro della città e le frazioni periferiche. Questo è ciò che abbiamo imparato. Anche se a volte non è facile mantenere questo equilibrio. In passato non è stato possibile perché i problemi precedenti del centro erano troppo grossi e dovevano essere risolti».

L’attenzione forte alle frazioni è stato uno dei punti cardine della sua ultima campagna elettorale. Quando ne vedremo l’attuazione?

«Il nostro tentativo di ricoinvolgimento delle frazioni prenderà il via dalla fine di ottobre, quando gli assessori cominceranno a essere sui territori, come del resto avevamo promesso. Coinvolgeremo le popolazioni periferiche in vista della realizzazione del piano operativo del regolamento urbanistico. Con loro ne getteremo lo schema base. Sarà impegnativo avvicinare tutti questi cittadini. Tengo a dire comunque che le scuole quest’anno per la prima volta hanno iniziato le lezioni senza un problema. Cinque anni fa, quando mi sono insediato per la prima volta, forse non ce n’era una senza problemi. Abbiamo fatto la gara per gli asili: 19 partecipanti, nessun ricorso. Presto metteremo mano anche alla scuola media di Mutigliano. E stiamo cominciando a lavorare per restituire alla popolazione i beni comuni: abbiamo cominciato da Santa Maria a Colle».

Una questione irrisolta, che si trascina dal primo mandato, è la riconversione dell’area dell’ex ospedale Campo di Marte. L’amministrazione è sempre dell’idea di realizzarvi la cittadella della giustizia?

«Sul Campo di Marte c’è un momento di chiarezza da fare. Ad oggi l’ex ospedale è molto utilizzato per scopi sanitari. Il 12 ottobre vi verranno inaugurati 14 posti letto per le cure intermedie. Bisogna quindi decidere la funzionalizzazione sanitaria della parte restante. Per le aree rimanenti, credo che si debba decidere anche in base al disegno che avevamo preparato. Mi preme far rilevare che quando si parlava della nuova questura al Campo di Marte noi eravamo pronti, ma il ministero non ci ha risposto. In questa partita il Comune non è un attore, ha stabilito le funzioni. Il Campo di Marte è utilizzato. Ad esempio c’è un interesse dell’Arpat, che si deve trasferire dalla sede di via Vallisneri. Nell’ex ospedale ci sarebbero laboratori già pronti. Ma per tutto questo debbono mettersi in moto anche gli enti interessati. Io personalmente sono stato più volte al ministero, oggi preferisco mettermi a disposizione, fare pressioni. Alcune pressioni deve farle anche il governo regionale».

Dopo che il governatore Enrico Rossi è uscito dal Pd i rapporti col Comune sono cambiati?

«Nessun problema con Rossi. Ha sempre avuto un alto profilo istituzionale, e lo mantiene».

Come si pone lei, sindaco, verso il Pd, locale e nazionale, alla luce degli ultimi cambiamenti? Anche di quelli locali, dell’uscita di quindici esponenti del partito.

«Il Pd svolge ancora una funzione essenziale nel centrosinistra. Personalmente sono anche molto fedele alla mia impostazione. Mi sono presentato in un certo modo e per me certe risoluzioni vanno rispettate e continuate. Trovo sgomentevole vedere persone che passano in politica da sinistra a destra e viceversa. A Lucca invece siamo riusciti a creare un clima unitario su più livelli: per sensibilità ambientale, animalistica, con i giovani, con le liste civiche, politico: può essere un riferimento generale. Lucca è un laboratorio e può fare da esempio. Essere stati capaci di tenere l’unità è stata una mossa vincente».

Ma quindici persone se ne sono andate dal Pd...

«La considero una scelta personale. Anche se avessero un incarico non andrebbero ostracizzati».

Lucca come laboratorio campione è un messaggio per Matteo Renzi?

«I segni vanno interpretati. Se alcune mosse sono vincenti, si va in quella direzione anche a livello centrale. La componente renziana a Lucca è importante: il senatore Andrea Marcucci si è speso molto durante le ultime amministrative».

Ma lei sindaco come si sente oggi? Renziano?

«Sono un democratico, vengo dall’Ulivo, dal civismo diventato politica attiva e sono fedele alla storia del Pd».

In campagna elettorale ha fatto un patto di collaborazione con la costa, con il Comune di Viareggio, per le politiche turistiche, culturali. Come si sta sviluppando?

«Il turismo è un discorso di integrazione territoriale. Oltre che con Viareggio dovremo intenderci con altre realtà, ovvero Pisa, con l’aeroporto, con cui abbiamo avviato da tempo un discorso per migliorare i collegamenti tra Pisa e Lucca. Inoltre con Pisa sta lavorando molto la Fondazione Puccini. Puntiamo a internazionalizzare Lucca, ma non a farne una nuova Venezia: Lucca deve mantenere certi livelli di qualità del turismo. Lo faremo anche incrementando la moratoria sui bar e anche sui ristoranti: non vogliamo che il centro si trasformi in una enorme pizzeria. E tentiamo di rilanciare l’artigianato, in tutti i modi possibili».

Tornerà un mercato in centro?

«Siamo disponibili, ma nelle forme stabilite dalla legge».

Parliamo di un tema spinoso: la convenzione con il Summer Festival. L’ha promessa in campagna elettorale ma ancora non è stata attuata. Perché?

«Penso che la discussione debba essere affrontata in consiglio comunale, che il consiglio debba dare le linee per scriverne il testo: è giusto che ci sia un pronunciamento della città. Se vuoi prendere la città per tre mesi per organizzarvi un grande concerto, la gente deve dire la sua».

Ma allora la convenzione si farà o no?

«Sì, l’idea è solo di dare regole alla manifestazione. Lucca Summer Festival è un marchio di Lucca: un valore significativo, importante. Il concerto dei Rolling Stones è stato un fatto importantissimo, grazie al quale Lucca per i prossimi vent’anni potrà permettersi di non fare promozione. Ma questa città vuole decidere dove andare, deve porsi delle domande. In occasione del concerto dei Rolling Stones ha dimostrato di capire la situazione e ha fatto un sacrificio. Se permette poi vorrei dire una cosa di mia iniziativa.

Prego.

«In campagna elettorale il giornalista Paolo Del Debbio, che sosteneva la candidatura di Santini, disse che dovevo tornare a coltivare fagioli».

Quindi?

«Vorrei annunciare a Del Debbio che gli manderò un barattolo di vetro, ben confezionato, con 361 fagioli secchi. Potrà farcisi una bella minestra. E poi sappia che sono anche disponibile, quando vuole, a fare un torneo di vanga, di badile, una corsa col trattore se vuole, una gara con la motosega o con la frullana».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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