Il Tirreno

Lucca

Il Tar dà ragione ai migranti “espulsi” la prefettura paga

di Gianni Parrini
Il Tar dà ragione ai migranti “espulsi” la prefettura paga

I giudici annullano la revoca delle misure di accoglienza disposta da palazzo Ducale nei confronti di otto esuli

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LUCCA. La prefettura aveva torto e i migranti ragione. Ora lo certifica anche la sentenza del Tar che annulla la revoca delle misure di accoglienza disposte dall’ufficio territoriale del governo nei confronti di un gruppo i di richiedenti asilo. Non solo: la prefettura dovrà reintegrare i migranti nelle strutture di accoglienza e pagare 3.500 euro allo Stato.

È quanto prevede la sentenza scritta dai giudici della seconda sezione del tribunale amministrativo regionale, in merito a una vicenda di cui avevamo parlano nelle nostre cronache alcuni mesi fa.

I fatti. Nel maggio 2017 (e in un caso a gennaio dello stesso anno) la prefettura di Lucca ha revocato le misure di accoglienza a otto migranti - sei provenienti dalla Costa d’Avorio, uno dal Benin e uno dalla Nigeria - per la loro mancata partecipazione alla riunione convocata per la sottoscrizione del regolamento della struttura ospitante, una cooperativa che gestisce centri di prima accoglienza a Lucca e Capannori. Non solo. Per motivare il provvedimento la prefettura aveva fatto riferimento anche ad altri comportamenti ritenuti in inidonei. Un migrante, ad esempio, era stato segnalato dalla municipale come parcheggiatore abusivo, mentre altri erano stati richiamati in prefettura per aver introdotto alcol e persone non autorizzate nella struttura. La fattispecie che però ha originato la revoca delle misure di accoglienza è stata proprio l’assenza alla riunione per la firma del regolamento della struttura.

La battaglia. Quando vengono colpiti da un simile provvedimento, che li lascia senza un posto per dormire, di solito i migranti se ne vanno. Stavolta, invece, hanno voluto fare una battaglia legale e nell’attesa che la giustizia facesse il suo corso hanno trovato ospitalità da alcuni connazionali che hanno un appartamento in affitto. Per opporsi al provvedimento della prefettura si sono affidati all’avvocato Alessio Cecchini che, dopo aver esaminato il caso, ha presentato ricorso al Tar. I giudici hanno ritenuto valido l’obiezione presentata da Cecchini per la mancata comunicazione di avvio del procedimento a carico dei suoi assistiti. Inoltre «appare rilevante - si legge nella sentenza – la circostanza che la convocazione della riunione (...) in nessun caso è stata comunicata direttamente all’interessato, bensì solo al responsabile della cooperativa che gestisce la struttura». Ne consegue, aggiungono i giudici, che si è trattato di una violazione nella quale non sono state ravvisate ragioni di urgenza e per di più la circostanza non appare come una violazione manifestamente “grave” da giustificare la revoca. I ricorrenti, dunque, hanno vinto e la prefettura ha dovuto riaprire loro le porte, cosa che in un primo momento non era avvenuta tanto che il legale aveva ipotizzato di presentare diffida. «Per fortuna non ce n’è stato bisogno – spiega l’avvocato Cecchini – Alcuni migranti sono stati ripresi nel centro di via delle Tagliate, altri sono finiti in una struttura di accoglienza sempre gestita dalla Croce rossa». La prefettura è stata condannata anche al pagamento di 3.500 euro all’erario.

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