In carcere un altro membro della baby gang
di Flavia Barsotti
È il quarto ospite dell’istituto Carlo Del Prete che viene arrestato per le azioni sugli spalti
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LUCCA. Un altro giovane ospite dell’istituto Carlo Del Prete è stato arrestato dai carabinieri di Cortile degli Svizzeri per rapina aggravata in concorso e porto abusivo di armi. E’ lui il quarto minorenne accusato di fare parte della banda di baby rapinatori che nella zona del parco Valgimigli ha più volte colpito nei primi giorni di agosto.
L’ultima vittima, uno studente lucchese di 18 anni che era stato accerchiato e derubato del suo I-Phone 7 nella notte fra mercoledì 9 e giovedì 10 agosto. La sua testimonianza aveva permesso, il 17 agosto, di arrestare e trasferire nel carcere minorile di Bologna tre albanesi affidati alla struttura Carlo Del Prete, ma da subito gli inquirenti avevano concentrato le indagini anche su altri ragazzi del centro di accoglienza, alla luce di nuovi episodi emersi e commessi con lo stesso modus operandi.
Sono partite da qui le ricerche delle forze dell’ordine che ieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal tribunale dei minori di Firenze per due giovanissimi del 2000: il primo, albanese, era già stato arrestato lo scorso 17 agosto per la rapina allo studente lucchese, ma sarebbe ora accusato anche di altri fatti simili. L’altro, nato in Kosovo, espletate le formalità di rito, è stato condotto all’istituto penitenziario dei minori di Roma, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Sulla base degli elementi raccolti, sono almeno tre le rapine che hanno preceduto quella ai danni del diciottenne lucchese, avvenute il 3, il 4 e il 5 agosto nella zona del parco Valgimigli e compiute con le medesime modalità: prima una scusa banale per avvicinare il malcapitato (la richiesta di monete o sigarette), poi l’accerchiamento da parte del gruppo e infine la sottrazione di oggetti o denaro. Solo in un caso, la gang ha rivolto la propria attenzione non ad un singolo passante, ma ad una coppia che stava camminando nella zona della sortita San Frediano. Pietrificata per la paura, la donna è rimasta immobile per tutta la durata della rapina, mentre al compagno è stato prelevato il portafogli. Ad essere adocchiato dal gruppo di stranieri, è stato poi un uomo di Viareggio che ha denunciato il fatto solo due giorni dopo l’accaduto. Successivamente, è toccato ad un altro lucchese che si è recato in caserma ben tre giorni dopo l’aggressione, raccontando di aver subito anche minacce e percosse inferte con un bastone. Forse lo choc per quanto capitato o il terrore di poter essere perseguitati, sul momento hanno indotto le vittime (tutte fra i 18 e i 22 anni) a non rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine. Uno scarto di diverse ore che ha finito per ostacolare le attività degli inquirenti. In un caso, addirittura, sono stati loro, sulla base del ritrovamento di un portafogli gettato via una volta prelevato il contenuto, a rintracciare la vittima della rapina che, solo a quel punto, si è decisa a raccontare i gravi fatti avvenuti.
Raccolte diverse testimonianze, nei giorni scorsi, i carabinieri hanno condotto le ricerche anche attraverso alcuni appostamenti nella zona del parco Valgimigli fra le 23 e le 23,30. Un lavoro che, purtroppo, non è servito a cogliere in flagrante i baby malviventi che concentravano le proprie attività di microcriminalità in una fascia oraria più tarda. Nel caso dello studente lucchese, per esempio, il cui contributo è stato fondamentale per l’individuazione dei responsabili, il colpo si è svolto intorno a mezzanotte e mezzo. Allora il giovane, come aveva successivamente raccontato a Il Tirreno, era stato derubato del suo I-Phone 7 dopo che tre malfattori, uno dei quali con il volto semicoperto, lo avevano circondato e minacciato con un manganello. Gli altri episodi avrebbero, invece, fruttato ai malfattori un cellulare, contanti per il valore complessivo di circa 250 euro e una catenina.
L’appello dei carabinieri è rivolto a tutte le vittime di fatti analoghi, affinché presentino sempre e tempestivamente denuncia. Intanto le indagini proseguono per verificare l’eventualità di altre rapine o di ulteriori componenti della banda.
L’ultima vittima, uno studente lucchese di 18 anni che era stato accerchiato e derubato del suo I-Phone 7 nella notte fra mercoledì 9 e giovedì 10 agosto. La sua testimonianza aveva permesso, il 17 agosto, di arrestare e trasferire nel carcere minorile di Bologna tre albanesi affidati alla struttura Carlo Del Prete, ma da subito gli inquirenti avevano concentrato le indagini anche su altri ragazzi del centro di accoglienza, alla luce di nuovi episodi emersi e commessi con lo stesso modus operandi.
Sono partite da qui le ricerche delle forze dell’ordine che ieri hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal tribunale dei minori di Firenze per due giovanissimi del 2000: il primo, albanese, era già stato arrestato lo scorso 17 agosto per la rapina allo studente lucchese, ma sarebbe ora accusato anche di altri fatti simili. L’altro, nato in Kosovo, espletate le formalità di rito, è stato condotto all’istituto penitenziario dei minori di Roma, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Sulla base degli elementi raccolti, sono almeno tre le rapine che hanno preceduto quella ai danni del diciottenne lucchese, avvenute il 3, il 4 e il 5 agosto nella zona del parco Valgimigli e compiute con le medesime modalità: prima una scusa banale per avvicinare il malcapitato (la richiesta di monete o sigarette), poi l’accerchiamento da parte del gruppo e infine la sottrazione di oggetti o denaro. Solo in un caso, la gang ha rivolto la propria attenzione non ad un singolo passante, ma ad una coppia che stava camminando nella zona della sortita San Frediano. Pietrificata per la paura, la donna è rimasta immobile per tutta la durata della rapina, mentre al compagno è stato prelevato il portafogli. Ad essere adocchiato dal gruppo di stranieri, è stato poi un uomo di Viareggio che ha denunciato il fatto solo due giorni dopo l’accaduto. Successivamente, è toccato ad un altro lucchese che si è recato in caserma ben tre giorni dopo l’aggressione, raccontando di aver subito anche minacce e percosse inferte con un bastone. Forse lo choc per quanto capitato o il terrore di poter essere perseguitati, sul momento hanno indotto le vittime (tutte fra i 18 e i 22 anni) a non rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine. Uno scarto di diverse ore che ha finito per ostacolare le attività degli inquirenti. In un caso, addirittura, sono stati loro, sulla base del ritrovamento di un portafogli gettato via una volta prelevato il contenuto, a rintracciare la vittima della rapina che, solo a quel punto, si è decisa a raccontare i gravi fatti avvenuti.
Raccolte diverse testimonianze, nei giorni scorsi, i carabinieri hanno condotto le ricerche anche attraverso alcuni appostamenti nella zona del parco Valgimigli fra le 23 e le 23,30. Un lavoro che, purtroppo, non è servito a cogliere in flagrante i baby malviventi che concentravano le proprie attività di microcriminalità in una fascia oraria più tarda. Nel caso dello studente lucchese, per esempio, il cui contributo è stato fondamentale per l’individuazione dei responsabili, il colpo si è svolto intorno a mezzanotte e mezzo. Allora il giovane, come aveva successivamente raccontato a Il Tirreno, era stato derubato del suo I-Phone 7 dopo che tre malfattori, uno dei quali con il volto semicoperto, lo avevano circondato e minacciato con un manganello. Gli altri episodi avrebbero, invece, fruttato ai malfattori un cellulare, contanti per il valore complessivo di circa 250 euro e una catenina.
L’appello dei carabinieri è rivolto a tutte le vittime di fatti analoghi, affinché presentino sempre e tempestivamente denuncia. Intanto le indagini proseguono per verificare l’eventualità di altre rapine o di ulteriori componenti della banda.
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