«Incidenti evitabili con la protezione di recinzioni elettriche»
di Luca Tronchetti
Parla il figlio dell’uomo in coma per colpa di un capriolo «Troppi gli animali sulle strade che causano danni e feriti»
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LUCCA. Suo padre non ha più ripreso conoscenza da quella tragica sera di sabato 12 agosto quando in compagnia di sua madre e a bordo di uno scooter 500 era andato a mangiare un panino a una sagra a Castelnuovo. Marco Guadagni, 63 anni, operaio a tempo determinato alla cartiera Wepa di Lunata, è in coma farmacologico per colpa di un capriolo o forse, a giudicare dalla peluria sull’asfalto, un daino che è balzato da un poggio posto a due-tre metri d’altezza andando a franare proprio contro la motoretta dell’operaio e della casalinga che viaggiava a non più di 50 chilometri orari. Un incidente che si poteva evitare. Non è un bel momento per la famiglia Guadagni come sottolinea il figlio dell’operaio, Massimiliano Guadagni: «Ironia della sorte il giorno precedente all’incidente causato da quell’animale io avevo perduto il mio posto di lavoro. Mio padre era il punto di riferimento per noi». Nel sinistro è rimasta ferita anche la moglie dell’operaio, Liviana Lenci. «Inizialmente non sembrava nulla di serio. - prosegue il figlio Massimiliano - Poi dopo il trasferimento al pronto soccorso dell’ospedale Santa Croce di Castelnuovo sono emersi una serie di problemi non indifferenti: un distacco osseo a una caviglia, un ematoma all’altezza del fegato e altri problemi. Di fatto è rimasta in ospedale sino a ieri».. Animali pericolosi. Massimiliano Guadagni parla con cognizione di causa: sono sempre di più gli automobilisti che, soprattutto di notte e in strade poco illuminate, si trovano improvvisamente davanti animali selvatici: «Soltanto nella mia famiglia è capitato tre volte. Tre anni fa all’altezza della ex Casina Rossa a Ponte S. Pietro stavo percorrendo in auto quel tratto di strada quando improvvisamente balzò giù da un poggio un daino. Cercai di buttarmi nella corsia opposta per evitare l’impatto, ma fu tutto inutile perché l’animale mi venne addosso provocando danni alla vettura. Stesso discorso per quanto riguarda mia sorella Marta. Vicino casa, a Camigliano, gli attraversò la strada un cinghiale e anche lì l’auto subì dei danni. Adesso, in modo più drammatico, l’incidente a mio padre con lo scooter finito a sei metri di distanza dall’impatto. Lui è caduto battendo la testa e restando privo di conoscenza. Fortunatamente non è andato in arresto cardiaco e i soccorsi sono stati immediati grazie all’operatrice del 118 e all’arrivo da Massa dell’elicottero Pegaso, uno dei tre disponibili in Toscana, che a quell’ora non era impegnato altrove, altrimenti per mio padre non ci sarebbero state speranze.
Modello francese. Guadagni pone un problema che implica una risposta rapida dalle autorità competenti in primis la Regione: «Dobbiamo metterci d’accordo: tutelare l’uomo o l’animale? Non basta piazzare un cartello di pericolo ogni tanto con l’immagine di daini, cervi, cinghiali magari in strade poco illuminare come sulla Fondovalle nel tratto di Ponte di Campia. Serve soltanto per ripulirsi la coscienza e sviare le responsabilità in caso di incidenti. In Francia, specie in Provenza, per evitare che i raccolti siano devastati dagli animali selvatici o che dai poggi delle strade i cervidi piombino all’improvviso sulle vie transitate da auto e moto vengono sistemate recinzioni elettriche che impediscono agli animali, attraverso le scariche, di scendere nella carreggiata e provocare incidenti. Perché la Regione non stanzia una parte dei fondi del settore per iniziare a realizzare le protezioni e migliorare i punti luce creando, al limite, percorsi specifici in grado di indirizzare gli animali che cercano magari fonti di approvvigionamento più a valle?».
Modello francese. Guadagni pone un problema che implica una risposta rapida dalle autorità competenti in primis la Regione: «Dobbiamo metterci d’accordo: tutelare l’uomo o l’animale? Non basta piazzare un cartello di pericolo ogni tanto con l’immagine di daini, cervi, cinghiali magari in strade poco illuminare come sulla Fondovalle nel tratto di Ponte di Campia. Serve soltanto per ripulirsi la coscienza e sviare le responsabilità in caso di incidenti. In Francia, specie in Provenza, per evitare che i raccolti siano devastati dagli animali selvatici o che dai poggi delle strade i cervidi piombino all’improvviso sulle vie transitate da auto e moto vengono sistemate recinzioni elettriche che impediscono agli animali, attraverso le scariche, di scendere nella carreggiata e provocare incidenti. Perché la Regione non stanzia una parte dei fondi del settore per iniziare a realizzare le protezioni e migliorare i punti luce creando, al limite, percorsi specifici in grado di indirizzare gli animali che cercano magari fonti di approvvigionamento più a valle?».
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