Il Tirreno

Lucca

lettera aperta a renzi 

L’assessore Micciché chiede vere politiche per le famiglie

L’assessore Micciché chiede vere politiche per le famiglie

CAPANNORI. L’assessore Lia Micciché (che, come sottolinea, renziana non è mai stata) scrive al segretario del suo partito, il Pd, Matteo Renzi per contestare la creazione del “Dipartimento mamme”,...

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CAPANNORI. L’assessore Lia Micciché (che, come sottolinea, renziana non è mai stata) scrive al segretario del suo partito, il Pd, Matteo Renzi per contestare la creazione del “Dipartimento mamme”, accompagnata da espressioni di esponenti dello stesso partito sulla necessità di “portare avanti la razza italiana”. Una lettera per invitarlo piuttosto a puntare su temi (asili, adozioni, salari) che toccano più da vicino le famiglie.

«Oggi mi sento in difficoltà – si legge sulla lettera – non per motivi ideologici, o di condizionamenti politici in vista di elezioni con sistema proporzionale, o di scelte difficili che chi governa deve assumersi, bensì per la marea di chiacchiere e definizioni che il Pd sta mettendo in giro, in modo poco utile e senza condivisione. Mi riferisco, in particolare, alla questione del "Dipartimento mamme" e del fatto che c'è da portare avanti la razza italiana. Potremmo parlare, anziché di mamme e razze, di incentivi per gli asili nido aziendali, a stimoli perché l'organizzazione del lavoro, specie per alcuni lavori, sia modificata alla luce delle necessità delle donne lavoratrici. E ancora, potremmo parlare di salario e di precariato (attenzione, non sono contraria al precariato, sono contraria alla schiavitù del precario senza giusta ricompensa economica). E perché no, potremmo parlare di diritti, ad esempio delle adozioni, per coppie eterosessuali che ancora oggi incontrano difficoltà e avviare il confronto per l'adozione alle coppie gay e lesbiche. Se è stato detto "mamme" e "razza" per semplificare perché siamo nell'era delle parole piglia-consenso (ma dietro a quelle parole ci sono questi temi) invito la politica nazionale a usare parole più appropriate. Anche perché molti di questi temi interessano anche gli uomini, e attenzione, anche le donne che non sono madri (e tante donne non sono madri per scelta, e non per questo chissà quale problema hanno). Mi piacerebbe che si sviluppasse un dibattito, anche pubblico, su queste questioni spesso lasciate in secondo piano, ma se vogliamo avviare un dibattito serio, che crea ponti e non separi, che produca uguaglianza sociale e non produca scontro e dissapori, dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la ricerca del consenso e pensare che siamo anche un po' educatori della comunità, e che pertanto le parole, come le azioni, vanno ponderate e scelte con estrema cura. Non rinnego il Pd perché non condivido tutto al 100%. Ma chiedo al mio partito di non rinnegare la storia di molte donne e molti uomini del passato a cui dobbiamo la libertà di cui oggi godiamo, libertà di parola compresa».

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