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L’innovazione delle “Piccole Italie” 

L’innovazione delle “Piccole Italie” 

Enrico Borghi ha presentato il suo libro sulle aree interne

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PIEVE FOSCIANA. Le “Piccole Italie” raccontate nel libro di Enrico Borghi sono laboratori d'innovazione. Le aree montane o periferiche del Paese «conoscono fenomeni di spopolamento, decremento di opportunità, minore reddito e rischiano la desertificazione» riconosce l'autore, capogruppo del Partito democratico in Commissione ambiente alla Camera dei deputati, ma rappresentano anche un'opportunità: «Una piattaforma naturale per lo sviluppo di attività legate alla green economy, alla blue economy, all'economia della condivisione» spiega Borghi, che ha presentato il volume (edito da Donzelli) presso il Chiostro del Convento di Pieve Fosciana, invitato dall’Unione dei Comuni della Garfagnana e dal Comune di Pieve Fosciana e alla presenza di Raffaella Mariani.

Borghi è da un lato preoccupato (la crisi dei piccoli comuni nelle aree interne del Paese, racconta, «rischia di essere una necrosi che può allargarsi al resto dell'Italia: immaginate di assistere in modo inerte allo spegnimento di pezzi interi di territorio... questo non può non avere conseguenze, in termini di maggiore antropizzazione delle città, consumo di suolo, pressione sulle coste: è un tema di equilibrio complessivo»), e dall'altra convinto che tutta l'Italia interna nasconda al proprio interno le risorse per rispondere alla crisi. È una lettura che si articola su più piani, è rafforzata dall'esperienza di Borghi che dal 2000 guida l'Uncem (l'Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani) ed è sindaco del piccolo Comune di Vogogna in Val d'Ossola (Piemonte). «La politica deve saper rispondere a questa situazione articolando una questione di carattere nazionale a partire dalle caratteristiche dei territori più periferici. In questo contesto, parlare di sviluppo locale significa coinvolgere tutti i soggetti di un territorio, portarli a dialogare con lo Stato e la Regione secondo un principio di suddidiarietà».

Secondo Enrico Borghi questo passaggio si sta realizzando con la Strategia nazionale aree interne, «una risposta di carattere innovativo, che ha l'obiettivo di intervenire in modo strutturale e non peculiare: non si risolvono i problemi della Garfagnana -riassume Borghi- senza stare dentro un quadro d'insieme». Finanziamenti per il territorio, cioè, la cui destinazione è definita all'interno di una cornice strategica elaborata a livello nazionale. A fine maggio, intervenendo al Forum “Aree interne 2017” di Aliano (Matera), Borghi aveva descritto in modo ancora più netto il processo in corso: «Non stiamo svolgendo un’azione tradizionale, che punta a dare una risposta particolare a specifici problemi di carattere localistico: stiamo costruendo una risposta partendo dal basso che sia funzionale ad obiettivi di ricostruzione dell’identità nazionale e al rilancio produttivo del Paese».

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