Il presidio
Parole di gioia nel giorno dell’addio
di Barbara Antoni
Le consorelle in abito l’abito bianco a salutare la religiosa morta a 110 anni: «Amava la vita e i colori»
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LUCCA. Una cerimonia semplice, gioiosa, un inno alla vita e alla testimonianza che suor Candida, nata Alma Bellotti, ha regalato nei centodieci anni della sua esistenza a quanti ha conosciuto, amato, servito. Nella chiesa della Santissima Trinità, quella in cui suor Candida ogni giorno andava a messa, la comunità lucchese e le consorelle dell’ordine dei camilliani hanno salutato così la religiosa più longeva della Chiesa cattolica. Si è spenta sabato 27 maggio, la vigilia dell’Ascensione, in completa serenità. «La santità - ha detto ieri, 30 maggio, don Lucio Malanca, parroco del centro storico, durante l’omelia funebre, da lui celebrata insieme a due sacerdoti comboniani e a don Salotti - è accordare il nostro respiro con quello del mondo. Suor Candida ci ha lasciato la testimonianza che la vita è bella, buona, gustosa. La possibilità che sia davvero così è a portata di mano, per tutti: basta lasciarci andare, mollare un po’, sapere usare nel modo migliore il tempo, che è il dono che il Signore ci fa».
Per salutare Candida, le consorelle hanno scelto l’abito bianco. «Lei - ha sottolineato la superiora provinciale suor Giuliana - avrebbe voluto così. Non avrebbe voluto il viola perché lei amava la vita, i colori, la gioia. Quando a febbraio l’abbiamo festeggiata per il suo centodecimo compleanno ha detto “è così bella questa festa che è un peccato morire”. Noi la ringraziamo per questo suo messaggio».
Al termine della funzione religiosa è stata ripercorsa la lunga vita di suor Candida, originaria di Quinzano vicino Verona, terza di dieci figli: il padre era calzolaio di professione, con una grande passione per l’opera lirica che aveva trasmesso a suor Candida; la madre era casalinga. «Avevamo poche cose ma eravamo molto felici», diceva sempre suor Candida della sua famiglia. A venti anni aveva ricevuto la vocazione: il suo padre confessore l’aveva indirizzata all’ordine dei camilliani, che non aveva più lasciato. Aveva preso i voti nel 1930 ed era giunta giovanissima a Lucca. Il suo compito precipuo era la formazione delle novizie e l’educazione delle ragazze in difficoltà, incarico che ha sempre svolto, fino a pochissimo tempo fa, nonostante l’età e i piccoli acciacchi che ne derivavano.
Piccola, gli occhi vivacissimi, la mente brillante e la parola sempre pronta, suor Candida ha lasciato tutti stupefatti non più tardi del febbraio scorso, quando ha compiuto l’incredibile età di centodieci anni. Ha scherzato, ha ringraziato Dio per il dono della vita, Papa Francesco per la benedizione che le ha fatto recapitare, i presenti intervenuti alla festa che le consorelle avevano organizzato per lei. Lascia un’eredità grandissima, una profonda testimonianza di fede e un grande messaggio di vita: ai giovani raccomandava sempre di «credere nel futuro». Questa mattina la salma sarà trasportata a Quinzano per riposare nel cimitero della cittadina natìa, accompagnata dai familiari e da alcune consorelle.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Per salutare Candida, le consorelle hanno scelto l’abito bianco. «Lei - ha sottolineato la superiora provinciale suor Giuliana - avrebbe voluto così. Non avrebbe voluto il viola perché lei amava la vita, i colori, la gioia. Quando a febbraio l’abbiamo festeggiata per il suo centodecimo compleanno ha detto “è così bella questa festa che è un peccato morire”. Noi la ringraziamo per questo suo messaggio».
Al termine della funzione religiosa è stata ripercorsa la lunga vita di suor Candida, originaria di Quinzano vicino Verona, terza di dieci figli: il padre era calzolaio di professione, con una grande passione per l’opera lirica che aveva trasmesso a suor Candida; la madre era casalinga. «Avevamo poche cose ma eravamo molto felici», diceva sempre suor Candida della sua famiglia. A venti anni aveva ricevuto la vocazione: il suo padre confessore l’aveva indirizzata all’ordine dei camilliani, che non aveva più lasciato. Aveva preso i voti nel 1930 ed era giunta giovanissima a Lucca. Il suo compito precipuo era la formazione delle novizie e l’educazione delle ragazze in difficoltà, incarico che ha sempre svolto, fino a pochissimo tempo fa, nonostante l’età e i piccoli acciacchi che ne derivavano.
Piccola, gli occhi vivacissimi, la mente brillante e la parola sempre pronta, suor Candida ha lasciato tutti stupefatti non più tardi del febbraio scorso, quando ha compiuto l’incredibile età di centodieci anni. Ha scherzato, ha ringraziato Dio per il dono della vita, Papa Francesco per la benedizione che le ha fatto recapitare, i presenti intervenuti alla festa che le consorelle avevano organizzato per lei. Lascia un’eredità grandissima, una profonda testimonianza di fede e un grande messaggio di vita: ai giovani raccomandava sempre di «credere nel futuro». Questa mattina la salma sarà trasportata a Quinzano per riposare nel cimitero della cittadina natìa, accompagnata dai familiari e da alcune consorelle.
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