Il Tirreno

Lucca

L’abbreviato “salva” Russo 

di Luca Tronchetti
L’abbreviato “salva” Russo 

Niente ergastolo per l’omicidio di Vania Vannucchi al Campo di Marte

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LUCCA. Niente ergastolo, niente fine pena mai. Ma una condanna per omicidio volontario, stalking e furto in abitazione a 30 anni di reclusione in considerazione del rito abbreviato scelto dai legali dell’imputato. È la conferma diretta della bontà dell’impianto accusatorio che prevedeva le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. Ci vogliono 5 ore per chiudere, almeno con una sentenza di primo grado, una delle pagine giudiziarie più tragiche e dolorose capaci di scuotere le coscienze di un’intera città. Un delitto atroce con una giovane madre - Vania Vannucchi, 46 anni, operatrice sanitaria- cosparsa di benzina ed arsa viva dall’ex spasimante che non si arrendeva all’idea di averla perduta. Lui, Pasquale Russo, coetaneo della vittima, ex dipendente di una cooperativa che lavora per l’Asl, non era in aula. E non c’erano neanche i suoi familiari e i suoi parenti. È rimasto nella sua cella del carcere di Prato: Incapace di affrontare il processo e soprattutto gli sguardi e la rabbia dei familiari di Vania.
La sentenza. Alle 9,10 nell’aula 2 del tribunale Galli Tassi il giudice dell’udienza preliminare Antonia Aracri apre il dibattimento camerale ascoltando la circostanziata ricostruzione dei drammatici accadimenti di quel 2 agosto 2016 del sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto a cui seguono le parti civili (avvocato Elena Libone per Alvaro e Giovanna Vannucchi, i genitori di Vania, e per i figli Valentina e Gabriele, avvocato Marco Taddei per l’ex coniuge Andrea Barsali e avvocato Simona Salvanetti a tutela dell’associazione e centro antiviolenza Luna). Poi tocca ai legali della difesa (avvocati Gianfelice Cesaretti e Paolo Mei). Che cercano di demolire le aggravanti della premeditazione, degli atti persecutori e della crudeltà. Non solo. Al termine delle arringhe, poco prima delle 12,30, gli avvocati di Russo tentano l’ultima disperata mossa: rimettere al giudice la decisione di nominare un consulente per effettuare una perizia psichiatrica sull’assassino. Una richiesta fuori tempo massimo visto che, sinora e per motivi diametralmente opposti, accusa e difesa l’avevano ritenuta superflua ben sapendo della perfetta capacità d’intendere e volere di Russo.
Sentenza e risarcimento. Passa un’ora e quaranta minuti e il giudice, alle 14,10, rientra in aula per leggere il lungo dispositivo della sentenza. Le aggravanti sono riconosciute, le attenuanti generiche rigettate, i capi d’imputazione tutti confermati. Ma la tanto attesa parola «ergastolo», pena chiesta anche dal pubblico ministero, non viene pronunciata dal giudice. E sostituita da quei «trent’anni» che lasciano nei genitori di Vania un’amarezza contenuta dalla grande dignità e compostezza dimostrata durante i dieci mesi di esposizione mediatica. Tra 90 giorni, alla lettura delle motivazioni della sentenza, i dubbi attuali verranno sciolti anche se il pm non potrà impugnare vista la condanna per tutti i reati contestati. Adesso si può ipotizzare che di fronte alla richiesta della pubblica accusa della condanna all’ergastolo con isolamento diurno trasformata in ergastolo in virtù del rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena, il giudice sia partito dall’ergastolo semplice riducendolo a 30 anni per la scelta del rito. Il motivo? L’unica differenza tra le valutazioni del giudice e quelle del pm riguarda l’aumento legato alla continuazione per i reati di atti persecutori e furto in abitazione aggravati. Se il gup avesse dato più di 5 anni complessivi per la continuazione, come calcolato dall’ufficio requirente, sarebbe dovuto partire dall’ergastolo con isolamento diurno e per ilrito sarebbe sceso all’ergastolo sic e simpliciter. Per quanto concerne i risarcimenti - una somma totale di un milione e 166mila euro decisamente sulla carta vista la situazione economica in cui versa l’omicida - il giudice stabilisce per i genitori e i due figli della vittima la cifra di 249mila euro ciascuno (996mila euro complessive) mentre 160mila euro vanno all’ex marito della de cuis e diecimila euro all’associazione Onlus Luna.
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