Il Tirreno

Lucca

A Lucca impennata di casi di morbillo  

di Alessandro Bientinesi
A Lucca impennata di casi di morbillo  

Nei primi mesi del 2017 sono 77 i contagi in provincia rispetto al 2016, ma il gruppo no vax resta contro l’obbligo vaccinale

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LUCCA. Tra le province più colpite dai casi di morbillo è la settimana in Italia, dopo Roma, Torino, Milano, Chieti, Padova e Firenze. Lucca, con i 77 casi registrati dal 1 gennaio al 21 maggio, è nelle prime posizioni in questa sorta di classifica basata sui dati forniti dall’Istituto superiore di Sanità. Un dato allarmante se confrontato con i casi di morbillo, registrati nello stesso periodo di analisi del 2016, quando non si registrò alcun contagio.
Un dato che entra di prepotenza in un dibattito che in tutta la provincia lucchese viene alimentato anche dal gruppo Lucca e Versilia per la libertà di scelta vaccinale. Genitori che si stanno battendo, anche con incontri pubblici sempre più frequenti, un battage sui social network sempre più articolato e incontri con tutti i candidati alle prossime elezioni amministrative, contro la legge che obbligherà i loro figli a vaccinarsi.
«Siamo contro l’obbligo e per una legge che permetta ai medici di valutare situazione per situazione – spiegano i no vax –. Si sta parlando in questi mesi di epidemie, come nel caso del morbillo. In realtà, basta andare a vedere i dati degli ultimi anni, nel 2012 si registrarono numeri ancora più alti. Abbiamo normative internazionali, come il protocollo di Oviedo, nel quale si dice chiaramente come lo stato non possa disporre arbitrariamente del corpo e della salute di una persona. Ci vuole più prudenza».
Al netto dei numeri, dunque, la battaglia del gruppo per la libera scelta non sembra fermarsi. Anche se la percentuale di aumento dei casi di morbillo in questi primi mesi del 2017 in Italia è del 611%.
Elevato anche in Toscana, soprattutto se si paragona il dato del contagio complessivo del 2016 (26 casi) coi casi registrati nel 2017 solo fra gennaio e il 21 maggio (283).
Mettendo a confronto queste due cifre, anche se non proprio omogenee, l’impennata sfiora il 990% nella nostra regione.
Secondo l’assessora regionale alla Salute, Stefania Saccardi, e il professor Francesco Menichetti – direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’ospedale di Cisanello – le ragioni di questo attacco all’igiene pubblica sono molteplici.
«Il livello di vaccinazione è sceso tantissimo, abbondantemente sotto la soglia di guardia del 95% – spiega il primario – e forse nel 2016 perfino sotto l’85%». I dati ufficiali, del 2015, parlano dell’88, 7%, molto meno rispetto a cinque anni fa (nel 2012 la media era al 91, 1%). «Altri motivi possono essere la densità di popolazione e il fatto che non tutti gli operatori sanitari si siano vaccinati – conclude Menichetti – cosa che io auspico facciano al più presto». Un’altra ragione da non sottovalutare – spiega l’assessora Saccardi – è che «la Toscana è una delle regioni in Italia dove il movimento “no vax” è più forte». Gruppi di persone – secondo Menichetti – mosse «da impressioni sbagliate, dato che il morbillo dà un’encefalite grave ogni 1. 000 casi di malattia, mentre il suo antidoto in uno su un milione. Ci ballano tre zeri: lo dice la scienza».
Il gruppo per la libera scelta vaccinale di Lucca, però, sostiene come «l’utilizzo del decreto legge che obbligherà al vaccino si debba usare solo in casi di emergenza, emergenza che qui non c’è. Era preferibile passare attraverso una discussione parlamentare, mentre noi, incontrando i vari candidati a palazzo Orsetti nelle prossime elezioni, abbiamo provato ad inserire un tema così importante anche nella discussione a livello locale».

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