Il presidio
Omicidio di Vania, Russo non sarà in tribunale per il processo
Lucca: l’uomo accusato della morte della 46enne resterà in carcere a Prato. Rischia l’ergastolo
LUCCA. Non comparirà in aula e attenderà l’esito del processo nella sua cella all’interno del penitenziario di Prato. Pasquale Russo, l’ex dipendente di una cooperativa che lavora per l'Asl, che il 2 agosto scorso uccise barbaramente l’operatrice sanitaria Vania Vannucchi, cospargendola di benzina e dandole fuoco perché non si arrendeva all’idea di perderla, domattina non sarà tradotto dal carcere al tribunale Galli Tassi. Non parteciperà all’udienza camerale di lunedì 29 maggio che lo vede imputato di femminicidio aggravato da crudeltà e premeditazione, stalking e furto in abitazione. «Non me la sento di affrontare gli sguardi dei familiari di Vania» ha detto l’assassino ai suoi legali Gianfelice Cesaretti e Paolo Mei. Nei suoi confronti si procederà in contumacia. E in fondo la sua presenza in aula, oltre a riaprire ferite impossibili da rimarginare, avrebbe potuto causare solamente grande imbarazzo. D’altronde nell’udienza di fronte al gup Antonia Aracri (il pubblico ministero è il sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto) - che in tarda mattinata dovrebbe porre la parola fine (almeno nel primo grado di giudizio) ad una vicenda che ha profondamente scossa la nostra città - si discuterà sulla pena. L’accusa punta all’ergastolo con isolamento diurno che, in virtù del rito abbreviato chiesto dai legali dell’omicida, si trasformerebbe automaticamente in ergastolo semplice. I legali di Russo invece, al di là del rito che comporta lo sconto di pena, proveranno ad ottenere ulteriori riduzioni attraverso la concessione delle attenuanti generiche in modo che l’assassino possa scontare una pena che va dai 24 ai 30 anni di carcere. Quindi, comunque vada, la detenzione nel bagno penale senza possibilità di ottenere misure alternative (almeno per il momento) è una delle poche certezze in un processo che ormai ha davvero pochi punti ancora oscuri. Dopo i rinvii datati 20 marzo e 2 maggio, causati dallo sciopero delle Camere Penali, non vi saranno ulteriori slittamenti. La famiglia di Vania chiede giustizia per questo orribile delitto. I genitori e i figli della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Elena Libone, il legale Marco Taddei assiste l'ex marito della donna e Simona Salvanetti tutela l'associazione e centro anti violenza Luna in prima fila nel sostegno alle donne vittime di abusi. Una vicenda talmente evidente che sia l’accusa che la difesa non hanno ritenuto necessario chiedere una consulenza psichiatrica vista l'esistenza della capacità di stare in giudizio dell’imputato. Gli accertamenti eseguiti subito dopo il delitto avvenuto dietro l'ex ospedale Campo di Marte sono ampiamente sufficienti per dimostrare che Russo avrebbe messo in atto un piano studiato da tempo e non in preda a un raptus improvviso.
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