Il Tirreno

Lucca

La ribelle appassionata di politica 

di FLAVIA PICCINNI
La ribelle appassionata di politica 

Da maestra in Garfagnana si oppose alla chiusura di una scuola. «Portiamo la cultura nelle aule»

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Donatella Buonriposi me la immagino così, in Piazza San Michele, giovanissima, con in mano una serie di questionari. Me la immagino mentre porge questi fogli densi di domande al lucchese tornato dagli Stati Uniti, a quello che vive a San Concordio, a quello che è nato e cresciuto in Pelleria. Me la immagino proprio così mentre mi parla, ondeggiando il caschetto biondo che ha sfoggiato in occasione della presentazione ufficiale della candidatura a sindaco, e mentre mi racconta di quando frequentava l’Università di Firenze. «Studiavo pedagogia, e in pedagogia mi sono laureata in educazione degli adulti con una tesi che riguardava la Città di Lucca e il Settembre Lucchese.Feci uno studio su tutte le manifestazioni del settembre lucchese, scrissi una relazione sulla storia del Volto Santo e su come si è sviluppato l’aspetto culturale e folcloristico di questa manifestazione. Ricordo che trattai anche i Comics, e che con i questionari consegnati in centro storico durante le manifestazioni sondai il terreno sul campo…». E cosa emerse? «Vennero fuori diverse tipologie di pubblico: alcuni preferivano gli spettacoli teatrali, altri le manifestazioni collettive, altri quelle gastronomiche. Erano gli anni in cui si cominciava a sentire l’importanza delle attività culturali per Lucca». Attività culturali che negli anni si sono fatte motore per la città, e che adesso traballano fra promesse di futuro e retroguardie. «La società – continua Buonriposi - si evolve e cresce grazie alla cultura. È la conquista della democrazia, del benessere sociale. L’affermazione della cultura che rende l’uomo libero e autonomo. La cultura deve entrare nelle scuole, nei ragazzi, nella vita di tutti i giorni». E lei, che è stata provveditore agli studi e dirigente scolastica dell'ITIS Fermi di Lucca, nonché assessore con la giunta Favilla, puntualizza: «Nei miei vari ruoli ho aderito a tantissimi progetti e ho sempre cercato di legare la scuola al territorio, e viceversa. Abbiamo fatto tante iniziative, cercando di portare la cultura, la letteratura e la musica nelle aule».
Viene naturale chiedersi che studentessa fosse lei. «Ero abbastanza tranquilla, poi quando ho cominciato a frequentare l’Istituto Magistrale Paladini sono cambiata, sono diventata ribelle e ho conquistato maggiore autonomia, indipendenza: ho vissuto un periodo storico particolare, negli anni Settanta la scuola attraversava un’incredibile turbolenza. Tutti ricordano il Sessantotto, ma anche gli anni Settanta non sono stati da meno». Fra i ricordi che fanno una vita, Buonriposi mette all’inizio della fila un frammento che molto racconta di lei. «Tutti nasciamo con una certa indole, la mia si rivelò a vent’anni. Ero giovanissima, una semplice maestrina, e lavoravo in un piccolo paese di montagna, Sillicano, in Garfagnana. C’erano pochi bambini e il sindaco decise di vendere la scuola. Mi opposi con tutte le mie forze. La scuola fu chiusa, mae io mi battei per farne un ambulatorio medico, la sede del volontariato locale e la biblioteca. Avevo 24 anni. Forse lì è iniziato il mio percorso professionale. La politica è arrivataper caso, quando mi chiesero di stare dentro una lista negli anni di Fazzi. In casa mia non si respirava politica. Mia madre era una casalinga, mio padre un commerciante che vendeva attrezzature meccaniche. Sono nata in centro, alla clinica Santa Zita, sono cresciuta fra le vie del centro, poi sono stata fuori, ho vissuto in Garfagnana, lì mi sono innamorata e sposata con un garfagnino». La coppia ha due figlie: Arianna che insegna storia dell’arte allo IED, e Lucia che si è laureata al politecnico di Torino e lavora come tecnico del settore informatico all’ospedale San Luca. «Rispetto a un tempo, la mia vita è cambiata. Ora più che libri leggo tante circolari ministeriali. Sul mio comodino ci sono molti saggi legati alla formazione e alla pedagogia, e poi Silvana la Spina, Antonio Socci, Michel Houellebecq, Vittorio Sgarbi». Ma quali sono i libri inseparabili? Buonriposi risponde di getto: «Uno fra i miei autori preferiti è Hermann Hesse. Ma amo rileggere e regalare anche Il Piccolo Principe, un libro apparentemente scritto per i bambini, ma in realtà pensato per gli adulti. È un libro pieno di saggezza». Le faccio notare che, in questo particolare momento della sua vita, il potere è uno snodo importante; le chiedo dunque che cosa sia per lei. Buonriposi riflette, e poi: «Il potere secondo me deve consentire anche a chi non ne avrebbe l’opportunità di dare il meglio di sé. Il potere deve essere messo a disposizione degli altri».

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