Il Tirreno

Lucca

Furti e rapine, sei condanne per la gang 

di Gianni Parrini
Il titolare della gioielleria di Nave ferito dopo l'assalto dei banditi (Foto Sernacchioli)
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Il titolare della gioielleria di Nave ferito dopo l'assalto dei banditi (Foto Sernacchioli)

Tra il settembre 2015 e il marzo 2016 misero a segno decine di colpi. Il più clamoroso l’assalto alla gioielleria di Nave

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LUCCA . Processo alla banda dei sinti: sei condannanti, cinque assolti e un patteggiamento. Si è concluso ieri mattina il procedimento a carico della gang di nomadi di etnia sinti che nei mesi a cavallo tra il settembre 2015 e il marzo 2016 ha messo a segno furti in abitazioni, uffici postali e banche. Il caso più eclatante e cruento è quello della rapina all’oreficeria di Nave, in cui rimase ferito il titolare Aldebrando Pecchia. Ieri mattina al tribunale di Lucca si è tenuta l’udienza camerale di fronte al giudice Riccardo Nerucci, al termine della quale sono state emanate le sentenze. Gli imputati principali hanno scelto il rito abbreviato, per usufruire dello sconto di un terzo della pena. Per la rapina alla gioielleria sulla Sarzanese, avvenuta il 12 gennaio 2016, il giudice ha ritenuto colpevoli quattro persone: si tratta di Clei Satori, 38 anni, condannato a 7 anni e 8 mesi (ritenuto colpevole anche di un altro furto ascritto alla banda, ma assolto per altri 8 capi di imputazione); Domenico Tarantino, 28 anni e già sottoposto alla sorveglianza speciale per 18 mesi, condannato a 9 anni e 8 mesi; Virginia Maccani, la giovane lucchese che secondo l’accusa fu usata come esca per far aprire la porta al gioielliere, è stata condannata a 3 anni e 4 mesi (assolta per altri due capi di imputazione); Alessandro Bini, 32enne versiliese, condannato a 5 anni di reclusione.

Colpiti da sentenza di condanna anche Daniel Di Leo – nipote di Satori e abitante al campo nomadi di Maggiano, ritenuto colpevole di alcuni furti messi a segno dalla banda – punito con una pena di 3 anni e 2 mesi, e Ismaele Lebbiati, 19 anni, condannato a 2 anni e 4 mesi per una tentata rapina impropria. Assolti da tutte le accuse Francesco Moscatelli, Maria Satori, Cesare Satori (gemello di Clei) e Consuelo Iussi. Ne esce pulito anche Patrick Cavazza, nei confronti del quale era stato lo stesso sostituto procuratore Aldo Ingangi a chiedere l’assoluzione. Samuele Ammoscato, 24 anni, ha patteggiato una pena a un anno e mezzo. Queste le decisioni del giudice Riccardo Nerucci: ora gli avvocati degli imputati (Giacomo e Nicola Giribaldi, Luigi Velani e Umberto Grassi) attenderanno le motivazioni della sentenza, per poi valutare la possibilità di un ricorso in appello.
Operazione “Non stop”. Spregiudicati e violenti, ma anche ben organizzati e poliedrici da un punto di vista criminale. I membri della banda hanno iniziato rubando borse nelle vetture parcheggiate davanti alle scuole, ma il loro cursus honorum criminale è progredito velocemente passando per i colpi in abitazioni e aziende, i furti di auto. Il culmine lo hanno toccato il 12 gennaio, con la violenta rapina alla gioielleria di Nave: titolare ammanettato e picchiato col calcio della pistola, poi la fuga a bordo di una Dacia Sandero rubata in un’azienda di Marlia e ed equipaggiata con un lampeggiante simile a quello delle forze dell’ordine per confondere le acque. Colpo da sessantamila euro.

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Un curriculum da brividi e soprattutto in continua e pericolosa evoluzione. I carabinieri li tenevano d’occhio da tempo anche attraverso l’uso delle intercettazioni. Nel luglio 2016 il blitz coordinato (19 perquisizioni e 80 militari impiegati con tanto di unità cinofile) nei campi nomadi di Grosseto, Montignoso e Pisa nonché in alcune abitazioni di Massa, Sarzana e Montecatini. Ma il centro nevralgico dell’operazione nonché il vero e proprio covo della banda era il campo nomadi Maggiano. In totale erano 19 le persone per cui la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio: oltre ai soggetti giudicati ieri con rito abbreviato, vi sono gli imputati che hanno optato per il rito ordinario e ora attendono l’avvio del dibattimento. L’indagine è stata coordinata dal pm Aldo Ingangi.

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