Il presidio
Certificati e assenze, comunale nei guai
di Luca Cinotti
Contestate attestazioni “gonfiate”: la procura chiede il processo
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LUCCA. Dopo il caso dell’ex comandante della polizia municipale Stefano Carmignani e quello del dipendente Enrico Papadia, c’è una terza vicenda che vede finire nei guai un lavoratore di palazzo Orsetti. Stavolta si tratta di un’inchiesta della procura di Lucca su una serie di certificazioni mediche ritenute quanto meno dubbie che sarebbe state utilizzate come “pezze d’appoggio” per ripetute assenze dal lavoro da parte di un dipendente dell’ente, per il quale è stato chiesto il processo. Assenze che, secondo la procura, non sarebbero state giustificate.
Le accuse per il dipendente comunale (del quale non facciamo il nome perché la vicenda è legata a motivi di salute tutelati dalla legge sulla privacy) sono pesanti. La procura lo ritiene infatti colpevole di falso e di truffa ai danni di un ente pubblico. I magistrati hanno cominciato a indagare sulla vicenda nel 2014, sulla base di alcune segnalazioni provenienti proprio dall’interno della macchina comunale.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, il comunale avrebbe effettivamente problemi di salute. Ma, per così dire, ci avrebbe “marciato” un po’ troppo: in più occasioni avrebbe dunque presentato in ufficio certificazioni “gonfiate”, che prevedevano un numero di giorni di assenza spropositato rispetto a quello ammissibile per le prestazioni o gli esami ai quali si doveva sottoporre. A far precipitare ulteriormente la situazione il fatto che, in alcuni casi, durante i giorni di assenza l’uomo avrebbe partecipato tranquillamente ad alcune attività sportive.
Una vicenda, come si può capire, dai profili di grande delicatezza. Perché, oltre alla questione puramente di diritto, coinvolge anche la sfera della salute. Per questo, con molta probabilità, saranno importanti perizie e consulenze che dovranno cercare di stabilire le effettive condizioni (e le esigenze) del dipendente comunale.
Palazzo Orsetti, in questa vicenda, viene considerata parte offesa. E la decisione della giunta è stata di costituirsi parte civile all’udienza preliminare che sarà celebrata dal gup Giuseppe Pezzuti fra qualche settimana. Per questo è stato dato un incarico ad hoc all’avvocato Francesco Lastrucci.
Si tratta di una vicenda che ha qualche punto di contatto con quella che nel 2013 portò all’arresto di un altro dipendente comunale, Enrico Papadia che venne immortalato dalla squadra mobile della polizia mentre tornava a casa dopo aver timbrato il rientro dalla pausa pranzo.
Anche in quel caso l’amministrazione comunale decise di costituirsi parte civile. Al momento dell’udienza (in quell’occasione con il rito direttissimo) venne però accolta la richiesta di patteggiamento a 80 giorni di reclusione (pena sospesa) e 300 euro di multa. Oltre a questo un risarcimento di 8.000 euro per danni morali e materiali al Comune che, dunque, non si oppose alla richiesta di patteggiamento.
Le accuse per il dipendente comunale (del quale non facciamo il nome perché la vicenda è legata a motivi di salute tutelati dalla legge sulla privacy) sono pesanti. La procura lo ritiene infatti colpevole di falso e di truffa ai danni di un ente pubblico. I magistrati hanno cominciato a indagare sulla vicenda nel 2014, sulla base di alcune segnalazioni provenienti proprio dall’interno della macchina comunale.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, il comunale avrebbe effettivamente problemi di salute. Ma, per così dire, ci avrebbe “marciato” un po’ troppo: in più occasioni avrebbe dunque presentato in ufficio certificazioni “gonfiate”, che prevedevano un numero di giorni di assenza spropositato rispetto a quello ammissibile per le prestazioni o gli esami ai quali si doveva sottoporre. A far precipitare ulteriormente la situazione il fatto che, in alcuni casi, durante i giorni di assenza l’uomo avrebbe partecipato tranquillamente ad alcune attività sportive.
Una vicenda, come si può capire, dai profili di grande delicatezza. Perché, oltre alla questione puramente di diritto, coinvolge anche la sfera della salute. Per questo, con molta probabilità, saranno importanti perizie e consulenze che dovranno cercare di stabilire le effettive condizioni (e le esigenze) del dipendente comunale.
Palazzo Orsetti, in questa vicenda, viene considerata parte offesa. E la decisione della giunta è stata di costituirsi parte civile all’udienza preliminare che sarà celebrata dal gup Giuseppe Pezzuti fra qualche settimana. Per questo è stato dato un incarico ad hoc all’avvocato Francesco Lastrucci.
Si tratta di una vicenda che ha qualche punto di contatto con quella che nel 2013 portò all’arresto di un altro dipendente comunale, Enrico Papadia che venne immortalato dalla squadra mobile della polizia mentre tornava a casa dopo aver timbrato il rientro dalla pausa pranzo.
Anche in quel caso l’amministrazione comunale decise di costituirsi parte civile. Al momento dell’udienza (in quell’occasione con il rito direttissimo) venne però accolta la richiesta di patteggiamento a 80 giorni di reclusione (pena sospesa) e 300 euro di multa. Oltre a questo un risarcimento di 8.000 euro per danni morali e materiali al Comune che, dunque, non si oppose alla richiesta di patteggiamento.
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