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Accattone molesto dopo la convalida torna subito libero
di Luca Tronchetti
LUCCA. David Alì, 25 anni, il nigeriano arrestato mercoledì mattina dalla polizia municipale per resistenza a pubblico ufficiale dopo che era stato sorpreso in piazza Santa Maria mentre era intento...
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LUCCA. David Alì, 25 anni, il nigeriano arrestato mercoledì mattina dalla polizia municipale per resistenza a pubblico ufficiale dopo che era stato sorpreso in piazza Santa Maria mentre era intento a praticare accattonaggio molesto, è comparso ieri mattina davanti al giudice Tiziana Lottini che ha convalidato l’arresto e rimesso in libertà l’extracomunitario, difeso d’ufficio dall’avvocato Giovanni Del Carlo, senza fissa dimora e con un decreto di espulsione firmato meno di due mesi fa dal questore di Lucca. Il dibattimento con rito direttissimo è stato fissato per giovedì 1 giugno. A quella data, molto probabilmente, David Alì non si presenterà in aula. Qualcuno dopo questa decisione griderà allo scandalo quando, in realtà, il giudice ha applicato alla lettera il codice di procedura penale. L’articolo 275 comma 2 bis sui criteri di scelta delle misure. Recita: «Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni. Tale disposizione non si applica nei procedimenti per i delitti di incendio boschivo, maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, furto in abitazione o furto con strappo (borseggio) e quando, rilevata l'inadeguatezza di ogni altra misura, gli arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi di esecuzione indicati nell'articolo 284, comma 1, del codice di procedura penale». Tradotto: l’immigrato non ha condanne passate in giudicato ed è accusato di resistenza a pubblico ufficiale, reato con pena inferiore a tre anni di reclusione, e gli arresti domiciliari non possono essere disposti per mancanza di luogo (abitazione privata, casa famiglia o protetta) perché il nigeriano è senza fissa dimora e addirittura clandestino. E il decreto del questore legato all’espulsione dal territorio dello Stato? Si tratta di un provvedimento amministrativo che non è collegato (non esiste una norma in proposito) a pronunciamenti del giudice in materia penale. Quindi al di là dell’invito a lasciare il territorio italiano le forze dell’ordine possono fare ben poco. Inoltre c’è un altro problema non di facile soluzione. L’immigrato dovrebbe essere trasferito a un CIE (centro di identificazione ed espulsione presenti in quasi 30 città italiane), ma al momento non ci sono posti disponibili.
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