Il Tirreno

Lucca

Rolling Stones, i bagarini della porta accanto

di Alessandro Bientinesi
La coda per acquistare i biglietti
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La coda per acquistare i biglietti

Abbiamo scoperto chi vende a prezzi maggiorati i biglietti per il concerto rispondendo agli annunci di centinaia di utenti sulla pagina ufficiale dell’evento

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LUCCA. C’è il padre di famiglia che prova a tirare su giusto una cinquantina di euro per portare il figlio a vedere lo spettacolo del Cirque du Soleil. C’è lo studente del liceo che punta a mettere insieme la cifra giusta per pagarsi la vacanza. Chi ha preso i biglietti per il concerto dei Rolling Stones a Lucca per utilizzarlo come baratto. «Mi dai i Coldplay, che non ho preso, ti cedo gli Stones». Un mondo che, al di là delle diverse ragioni, sta in una sola parola: bagarini.

No, non aspettate di vedere gruppi organizzati che acquistano ticket in massa, magari legati a multinazionali, alimentando un mercato parallelo da milioni e milioni di dollari. Ci saranno, forse, e magari verranno scoperti. Qui, però, ci sono persone comuni, di diversa estrazione sociale, età e provenienti da varie parti d’Italia. Cittadini che, fiutando il guadagno facile, decidono letteralmente di investire qualche centinaio di euro per compiere, vista l’altissima richiesta per un evento come quello sotto le Mura del prossimo 23 settembre, un facile guadagno. Come investire in borsa, anzi, anche più sicuro e con un ritorno economico certo al 100%.

Dove abbiamo trovato decine e decine di aspiranti bagarini? Semplicemente rispondendo a degli annunci comparsi sulla bacheca dell’evento Facebook ufficiale della D’Alessandro e Galli relativo ai Rolling Stones. Nonostante la stessa organizzazione metta in guardia tutti coloro che seguono l’evento (al momento in cui scriviamo sono più di 3.300 i partecipanti e quasi 9.000 le persone interessate) a diffidare dall’acquisto fuori dai canali ufficiali, sulla pagina Facebook sono stati pubblicati centinaia di messaggi di persone che cercano o vendono biglietti. Non parliamo dei siti di secondary ticketing, come Viagogo e simili, ma di utenti reali che pubblicano annunci come questo. «Vendo due biglietti per prato B, per informazioni scrivere in privato». Bene, noi abbiamo scritto a decine e decine di persone e alla fine ne è emerso un quadro sorprendente, ovvero che il bagarinaggio è diventato un fenomeno quasi di massa.
C’è il padre di famiglia, monoreddito, che non ha mai avuto la minima intenzione di portare moglie e figli a Lucca. Si è gettato sul sito di TicketOne e ha ottenuto due biglietti. «Se la gente mi vuole dare 50 euro in più ci porto il figlio a vedere il Cirque du Soleil. Il problema è del sistema, non di chi vende o compra», spiega.


Contattiamo un ragazzo, poco più che maggiorenne. Chiediamo se ha biglietti per gli Stones. «Sì, disponibili al prezzo di 500 euro in totale, sono due biglietti prato B». Rincaro niente male, ogni ticket dovrebbe costare 115 euro più i costi di spedizione. Siamo almeno sul raddoppio del costo e glielo facciamo presente. «Lo so, ma sentendo tutti questi prezzi ho guardato quanto le persone offrivano». Insistiamo e spieghiamo che si tratta di bagarinaggio bello e buono. E lui se ne esce così. «Va bene, penso che quei 50.000 e passa non siano finiti tutti a causa mia». Su questa affermazione iniziamo ad avere dei seri dubbi. Di decine di altri venditori improvvisati e chiaramente non ufficiali non riusciamo a trovarne uno (magari c’è, ma noi siamo evidentemente sfortunati) che rivenda al prezzo di acquisto. «Sono in attesa dell’arrivo dei biglietti» ci dice un altro ragazzo di 21 anni che ci manda, per mostrare la sua buona fede, anche l’ordine di TicketOne. «Mi hanno già offerto 200 euro. A 220 te li cedo». Prato B, anche in questo caso siamo 100 euro sopra il prezzo ufficiale. Molti si giustificano in modo fantasioso, arrampicandosi sugli specchi una volta “smascherati”. «Io ho ancora 4 biglietti a 220 euro l’uno, prato B» dice un altro giovane utente. Chiediamo il perché di quel rialzo che gli permetterebbe di intascare 400 euro puliti puliti. «Li vendo per un amico - si giustifica -. Non ha Facebook e gli faccio un favore. Costano così tanto perché sono finiti e c’è molta richiesta che aumenta il prezzo». La scusa dell’amico e la scusa di Facebook, intanto i veri fan degli Stones restano a bocca asciutta.

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