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Lucca

Il lato nascosto del Nottolini 

Il lato nascosto del Nottolini 

Per il recupero dell’acquedotto si pensa anche alla valorizzazione dei sotterranei

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LUCCA. Non solo il bunker dimenticato. L’acquedotto Nottolini è un altro dei luoghi da recuperare. Sul capolavoro di ingegneria idraulica realizzato nell’’800 dall’architetto eponimo, c’è l’attenzione di Comune, Provincia, Soprintendenza e Fai. Dell’argomento si è parlato lo scorso 20 aprile in un convegno organizzato a San Micheletto. E il luogo non è casuale: non è un segreto che le istituzioni siano al lavoro per far sì che il recupero del Nottolini diventi il prossimo grande progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. L’argomento venne fuori durante la cerimonia di riconsegna delle Mura alla città. Il sindaco Tambellini sottolineando la proficua collaborazione tra palazzo Orsetti e San Micheletto abbia reso Lucca migliore, ma mise in evidenza la necessità di allargare lo sguardo anche a ciò che sta fuori dalle Mura. Il nottolini per l’appunto. L’idea è di farlo diventare un parco cittadino. Molte le cose da fare: restaurare il tempietto di San Concordio e le arcate, sistemare le fontane e realizzare piste ciclabili e percorsi pedonali. Non solo: si parla di un concorso di idee per “ricucire” la ferita inferta nel 1962, con l’ampliamento dell’A11 che ha tagliato l’acquedotto in due tronconi.
«Stiamo lavorando – spiega l’assessore Francesca Pierotti che lavora al progetto di concerto con la collega Serena Mammini – Ci sono varie proposte emerse nel corso di questi mesi: in mano abbiamo alcune tesi di laurea, i progetti per la realizzazione di piste ciclopedonali e progetti preliminari per il recupero. L’idea è di recuperare tutto percorso del Nottolini, dalle colline di Guamo dove si trova il parco delle Parole d’Oro fino alla città».
Il vecchio acquedotto, presenta un’altra particolarità: i sotterranei, il luogo da cui ormai da anni passa l’acqua che arriva alle fontane di Lucca. Abbiamo provato a darci un’occhiata ma avventurarsi in quello stretto cunicolo è complicato senza la necessaria attrezzatura. Resta comunque uno spazio con delle potenzialità che l’amministrazione, nell’ambito del recupero, sta valutando di sfruttare in qualche modo.

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